Stuttgarter Philharmoniker – Marc Piollet e Jasminka Stančul

Foto ©Mozart2006

Per la prima serata del ciclo Die Grosse Reihe, dedicato quest’ anno alle musiche di Beethoven come contributo alle celebrazioni per il duecentocinquantesimo anniversario della nascita del compositore, gli Stuttgarter Philharmoniker hanno invitato come solista Jasminka Stančul, cinquantaquattrenne piantsta serba originaria di Subotica che è stata allieva a Vienna di una prestigiosa interprete del classicismo come Maria Tipo e dopo aver vinto nel 1990 il prestigioso concorso Internationale Beethoven Wettbewerb nella capitale austriaca, ha iniziato una notevole carriera internazionale in cui si è distinta soprattutto per le sue eseecuzioni mozartiane e beethoveniane, molto apprezzate dal pubblico e dalla critica in Europa e in America. Avevo ascoltato Jasminka Stančul  alcuni anni fa in una pregevole esecuzione di due Concerti mozartiani con gli Stuttgarter Philharmoniker, sotto la direzione di Andrea Marcon. Anche in questa lettura del Terzo Concerto di Beethoven, prima parte del programma presentato in questa serata alla Liederhalle, la sua prova mi è sembrata di ottima qualità. Si tratta davvero di una interprete beethoveniana dalle idee interessanti per maturità di concezione, competenza stilistica e consapevolezza di fraseggio. Il Terzo Concerto nella lettura di Jasminka Stančul è intenso, equilibrato, ricco di colori e di sonorità raffinate nelle mezze tinte, notevole per equilibrio nel respiro melodico e capacità di far cantare lo strumento. Il dominio della tastiera è assolutamente da virtuoso di gran classe, con un tocco filigranato e incisivo nei passi di agilità di forza e un gusto sorvegliatissimo nell’ uso del pedale. Un’ interpretazione di tono aristocratico e di grande eleganza oltre che di incisiva efficacia tecnica, che ha avuto i suoi momenti migliori nella ottima resa delle strutture del movimento iniziale e nella cantabilità nobile, molto ispirata con cui la Stančul ha reso il Largo centrale, chiudendo cun una scintillante esibizione di tutto il meglio delle sue qualità virtuosistiche nel Rondò. In complesso, l’ esecuzione della pianista serba si può tranquillamente definire come un modello convincente di interpretazione beethoveniana moderna, di un livello molto riuscito sotto tutti i punti di vista. Jasminka Stančul, lungamente applaudita dal pubblico della Liederhalle, ha suonato due fuori programma. Particolarmente riuscita mi è sembrata la lettura, molto elegante ed espressiva nel fraseggio, dell’ Impromptu in la bemolle maggiore op. 142 N°2 di Schubert, che ha confermato la maturità stilistica posseduta da questa autorevole strumentista come interprete dello stile classico.

Foto ©Mozart2006

Ad accompagnare in modo assolutamente egregio Jasminka Stančul era Marc Piollet, cinquantasettenne direttore d’ orchestra parigino di nascita ma formatosi in Germania e che qui da noi si è costruito una solida reputazione in particolare nei suoi otto anni di attività come Generalmusikdirektor dell’ Hessischen Staatstheater Wiesbaden. Piollet è stato spesso ospite dellle istituzioni musicali di Stuttgart sia come direttore sinfonico che alla Staatsoper dove è stato sul podio per diverse produzioni di successo, tra cui lo splendido allestimento di Jenufa firmato da Calixto Bieito che è stato uno tra gli spettacoli più apprezzati dal pubblico nelle ultime stagioni. Nella seconda parte del concerto il maestro francese ha guidato gli Stuttgarter Philharmoniker nella Terza Sinfonia in do minore op. 78 di Camille Saint-Saëns, partitura nella quale il compositore francese dimostra in pieno tutta la sua grande abilità tecnica nell’ uso della strumentazione, anche grazie alla presenza dell’ organo obbligato, con effetti che derivano sicuramente dalla scrittura orchestrale di Berlioz e soprattutto di Liszt, che con il compositore parigino mantenne stretti rapporti di amicizia. La Terza Sinfonia è un pezzo ricco di passaggi in cui il gigantismo orchestrale sfiora pericolosamente il pompierismo e la retorica: sotto questo punto di vista, l’ interpretazione di Marc Piollet si faceva apprezzare soprttutto per la sobrietà espressiva e l’ ottimo controllo delle sonorità, in un’ atmosfera di serrato e severo splendore sinfonico. Il tono molto misurato, di giusta e intensa drammaticità senza mai cadere in toni troppo plateali con cui Marc Piollet ha condotto i primi due movimenti, la resa sobria e antiretorica dell’ Adagio e il giusto grado di virtuosismo orchestrale nell’ Allegro vivace conclusivo, con l’ eccellente lucidità nella resa della complessa scrittura contrappuntistica, erano le caratteristiche di un’ esecuzione ricca di buon gusto e in complesso molto convincente. Gli Stuttgarter Philharmoniker hanno reso assai bene le intenzioni esecutive della bacchetta tramite un suono compatto e abbastanza pregevole in termini di omogeneità e rotondità di timbro, superando senza problemi tutte le difficoltà tecniche poste da una partitura non proprio facile da eseguire. Successo assai vivo.

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