Staatsorchester Stuttgart 2019/20 – 1. Sinfoniekonzert

Foto ©Staatsorchester Stuttgart/FB

Con il primo concerto della stagione sinfonica, Cornelius Meister ha iniziato la seconda stagione del suo incarico da Generalmusikdirektor della Staatsoper Stuttgart. Il trentottenne direttore nativo di Hannover, che io seguo da tempo e ho segnalato più volte nei miei resoconti come il musicista per me più dotato e ricco di talento della giovane generazione di direttori tedeschi, nel corso della stagione 2019/20 salirà sul podio della Staatsorchester Stuttgart per tre ulteriori programmi sinfonici nei quali eseguirà, tra le altre cose, l’ integrale delle Sinfonie di Schumann e per il suo primo Neujahrskonzert, oltre a prodursi come pianista in uno dei Kammerkonzerte e in una Liederabend. Il pubblico di Stuttgart ha già imparato ad apprezzare le qualità musicali del trentanovenne maestro nativo di Hannover, che nel suo lavoro alla Staatsoper si è fin qui dimostrato interprete dalla personalità originale e direttore dotato di una preparazione tecnica e di un temperamento versatile dal punto di vista interpretativo che fanno di questo giovane un musicista completo e dalla maturità davvero molto notevole, soprattutto in rapporto all’ età. Per il suo primo appuntamento sinfonico della nuova stagione, Cornelius Meister ha scelto un programma dedicato agli inizi e alla conclusione della grande scuola musicale viennese. La Sinfonia in mi bemolle maggiore K. 16, scritta nel 1764 a Londra da Mozart all’ età di otto anni e che rappresenta la sua prima prova in questa forma musicale, stilisticamente abbastanza influenzata dalla produzione orchestrale di Johann Christian Bach che Mozart aveva conosciuto a Londra, è stata resa con una bellissima freschezza di fraseggio e una grande cura nel dosaggio complessivo delle sonorità, che hanno permesso a Cornelius Meister di evidenziare pienamente nella sua esecuzione l’ eleganza fluida delle linee melodiche e la luminosità leggera della paletta timbrica, tipiche di questo Mozart agli inizi della sua straordinaria parabola creativa.

Nei Sieben frühe Lieder di Alban Berg, eseguiti nella versione con accompagnamento orchestrale del 1928, la parte vocale era affidata a Simone Schneider, cantante molto amata dal pubblico di Stuttgart e che qui alla Staatsoper ha cantato un repertorio molto vasto offrendo soprattutto grandi prove di interprete straussiana come Klitämnestra, Salome, Marschallin e recentemente Ariadne dopo la sua applauditissima Elsa nel Lohengrin che ha inaugurato la scorsa stagione. Il soprano di Hagen ha cantato con una bella scorrevolezza di legato mettendo in mostra il meglio del suo timbro vocale luminoso e omogeneo, con un fraseggio che metteva in risalto molto bene l’ intima ed essenziale descrizione di un mondo poetico fatto di ricordi e di nuances psicologiche, lontano da ogni enfasi e accentuazione sonora che caratterizza questa musica risalente come concezione agli anni giovanili del compositore austriaco, basata su un’ affascinante morbidezza delle linee melodiche e su una linea classicheggiante dell’ armonia, con i suoi accordi di quarta e gli evidenti richiami al Klavierlied schumanniano che si mescolano con gli echi più o meno sfumati di influenze stilistiche mahleriane. Cornelius Meister ha realizzato la parte strumentale con una eccellente delicatezza e trasparenza di suono riuscendo a ottenere dalla Staatsorchester Stuttgart sfumature dinamiche di grande raffinatezza e fraseggi di ottimo respiro melodico.

Foto ©Staatsorchester Stuttgart/FB

Nella seconda parte del concerto, con una scelta molto logica il maestro di Hannover ha scelto di proporre la Quarta Sinfonia di Gustav Mahler, il compositore che fu una delle fonti principali di ispirazione per i musicisti della cosiddetta Zweite Wiener Schule. Un’ esecuzione in cui la Staatsorchester Stuttgart ha messo in mostra tutte le qualità di suono, precisione e compattezza strumentale affinate negli ultimi anni e l’ intesa davvero notevole sviluppata con il suo nuovo direttore stabile. Cornelius Meister, alla sua seconda prova mahleriana qui a Stuttgart dopo l’ eccellente interpretazione della Settima presentata nel concerto inaugirale dello scorso anno, ha saputo sfruttare al meglio le possibilità offertegli da un complesso in eccellente stato di forma per ricavarne un’ interpretazione molto interessante e coerente nel rendere il carattere peculiare di questa musica, in bilico tra la nostalgia della classicità e gli aspetti innovativi che la scrittura sinfonica di Mahler rivela anche qui. Molto ben diretto il primo tempo, rilassato nell’ atmosfera e impostato dal giovane direttore con un fraseggio molto attento a sottolineare la complessità delle relazioni interne del materiale tematico e delle varianti, concatenate in modo che ognuna di esse sia la conseguenza della variante precedente. Eccellente mi è sembrato il secondo movimento nel quale Jewgeni Schuk, il Konzertmeister della Staatsorchester, ha suonato gli assoli violinistici con un’ eleganza e una raffinatezza sonora davero da musicista di altissima classe. Nell’ Adagio, gli impasti timbrici di cui Mahler andava giustamente orgoglioso e il fascino delle linee melodiche sono stati resi da Meister con un’ ottima sicurezza e lucidità di esposizione. Davvero di eccellente livello sono apparse la bellezza sonora, la morbidezza di impasti e la ricchezza di colori che la sezione archi della Staatsorchester Stuttgart ha messo in evidenza in questo brano fino alla rarefatta leggerezza delle battute conclusive, sottolineate in maniera eccellente dal giovane Generalmusikdirektor. Nel Lied Das himmlische Leben, che Mahler pose a conclusione della Quarta Sinfonia dopo averlo originariamente concepito per il piano preliminare della Terza, la voce di Simone Schneider è apparsa adeguata nel rendere il carattere quasi infantile del testo e la sottigliezza di certe dinamiche, in buona sintonia con la trasparenza smaterializzata del suono che Cornelius Meister è riuscito a realizzare. Nel complesso, un’ esecuzione completamente diversa dalla fulminante lettura che Teodor Currentzis ci aveva fatto ascoltare lo scorso inverno con la sua SWR Symphonieorchester, ma l’ impostazione interpretativa di Corneius Meister era ugualmente molto interessante per la ottima resa della struggente atmosfera evocante un’ innocenza perduta che Paul Bekker ha definito aus Kindheitsträumen nella sua analisi della Quarta Sinfonia e del carattere quasi haydniano di certe melodie. Successo cordialissimo per tutti da parte di un pubblico che riempiva quasi al completo la Liederhalle. Pensando al fatto che entrambi i direttori titolari delle due orchestre di Stuttgart proseguiranno nelle prossime stagioni la loro indagine esecutiva sul corpus sinfonico di Mahler, il pubblico di queste parti può sicuramente essere contento per avere la possibilità di ascoltare a distanza ravvicinata le interpretazioni mahleriane di due musicisti così dotati. Si può senz’ altro dire che con l’ arrivo in questi ultimi anni di Cornelius Meister, Teodor Currentzis e Dan Ettinger come guide stabili delle tre principali orchestre della città, la vita musicale di Stuttgart è stata arricchita dalla presenza di personalità artistiche assolutamente di prima categoria.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.