Stuttgarter Philharmoniker – Dan Ettinger dirige Haydn e Bruckner

Foto ©Peter Oppenländer

Dan Ettinger ha inaugurato i concerti della sua quinta stagione da Chefdirigent degli Stuttgarter Philharmoniker, che nelle serate sotto la sua guida fanno sempre registrare una notevole partecipazione di pubblico. Il quarantottenne direttore nativo di Cholon, città israeliana situata a sud di Tel Aviv, ha svolto in questi anni un lavoro che ha prodotto risultati notevoli per quanto riguarda il livello esecutivo dell’ orchestra e dal punto di vista della partecipazione di pubblico, con un significativo aumento del numero degli abbonamenti. In questa prima serata del ciclo Sextett il programma ideato da Ettinger conteneva musiche di autori del grande repertorio tedesco. Nel Concerto in re maggiore Hob. XVIII n°11 di Haydn eseguito nella prima parte, il direttore israeliano avrebbe dovuto esibirsi anche in veste di solista ma un infortunio alla mano destra lo ha costretto a dare forfait e a dirigere dal podio il giovane pianista Maximilian Schairer, che nella scorsa stagione si era già esibito con gli Stuttgarter Philharmoniker suonando il Concerto in si minore di Hummel, con un ottimo successo di pubblico e di critica. Maximilian Scheurer, che si è formato alla Musikhochschule Stuttgart e in seguito ha studiato con maestri di fama come Dimitri Bashkirov e Robert Levin, ha già vinto numerosi concorsi internazionali ed è un musicista di personalità interessante, che fra le altre cose ha fondato e dirige un suo festival a Killesberg intitolato Zukunftsklang oltre a proporre programmi solistici da lui stesso presentati e spiegati al pubblico. La sua esecuzione del Concerto in re minore, un brano tecnicamente non di elevatissima difficoltà virtuosistica ma insidioso da eseguire per la scioltezza e l’ eleganza di fraseggio richieste al solista, è apparsa di ottimo livello per correttezza stilistica, disinvoltura tecnica, bellezza e trasparenza del suono, accuratezza nella realizzazione delle dinamiche. La prestazione di Scheurer è stata sicuramente interessante per la personalità di interprete e il senso musicale messi in mostra, soprattutto in rapporto alla giovane età. Dan Ettinger lo ha sostenuto molto bene, con grande attenzione nel dosare le sonorità durante i dialoghi fra solista e orchestra.

Nella seconda parte, Dan Ettinger e gli Stuttgarter Philharmoniker hanno presentato uno dei capolavori assoluti di Bruckner, la Quarta Sinfonia in mi bemolle maggiore “Romantica”, mettendo in mostra tutti i migliori risultati del lavoro di perfezionamento tecnico svolto dal maestro israeliano in questi anni.  alle prese con una partitura tecnicamente molto impegnativa, l’ orchestra ha dimostrato di avere compiuto progressi molto significativi per quanto riguarda compattezza, volume e precisione e di essere a un livello avanzato nell’ acquisizione di una sua propria identità sonora. Il pianissimo lieve, morbido e timbrato delle battute che introducono il movimento di apertura faceva presagire immediatamente un’ esecuzione di ottimo livello. Dan Ettinger, che qui a Stuttgart ha già offerto prove convincenti nel repertorio sinfonico tedesco con le sue interpretazioni di autori come Strauss, Brahms e Mahler, ha scelto un tono narrativo teso, serrato, con tempi generalmente abbastanza mossi e campate sonore basate su sonorità chiare e asciutte, di serrato e severo splendore sinfonico. Il musicista israeliano ha sfruttato al meglio le risorse della sua orchestra, ottenendo sonorità notevoli per ricchezza e pienezza di armonici. Bellissimi i colori della fanfara dei corni suonata su un tremolo degli archi nelle battute di apertura e davvero molto appropriata la lucidità espositiva con cui Ettinger ha condotto il complesso primo movimento, coadiuvato al meglio dall’ ottima prestazione fornita dall’ orchestra, compatta e virtuosisticamente impeccabile nella resa delle complesse e grandiose architetture orchestrali. L’ interpretazione di Dan Ettinger si è imposta per la bellissima cantabilità e la nobiltà del fraseggio nell’ Andante nel quale la struggente bellezza della linea melodica esposta dai violoncelli è stata sottolineata mettendo in evidenza tutte le ascendenze schubertiane della scrittura. Molto appropriato il senso del ritmo e lo squisito gioco dei fiati nello Scherzo, con le accurate cesellature coloristiche nelle varie riproposte del celebre tema affidato ai corni e il tono di fervore appassionato del Finale, con il progressivo accumulo della sonorità fino alle battute conclusive condotto senza mai forzare o saturare il suono. Una lettura analitica, coerente e ricca di carica espressiva, che conferma una volta di più la personalità da interprete  ricco di idee interessanti che il direttore israeliano sta maturando negli ultimi anni. L’ orchestra sotto la sua guida ha suonato con una notevole naturalezza espressiva e una precisione impeccabile, soprattutto nella sezione degli ottoni, dalla resa molto buona per colore, amalgama, squillo e intonazione. Dovendo esprimere un giudizio complessivo, direi che si è trattato di uno dei migliori concerti tra quelli da me ascoltati nelle ultime stagioni sinfoniche degli Stuttgarter Philharmoniker, giustamente salutato da un grandissimo successo da parte del pubblico della Liederhalle.

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