SWR Symphonieorchester 2019/20 – Nicolas Altstaedt e Michael Sanderling

Foto ©swrclassic.de

In una Liederhalle piena in ogni ordine di posti per entrambe le repliche, la SWR Symphonieorchester ha presentato il primo concerto della quarta stagione sinfonica dalla fondazione del complesso. Nonostante l’ assenza di Teodor Currentzis, che ha dovuto disdire la sua pertecipazione per motivi di salute, il pubblico ha applaudito calorosamente Michael Sanderling, che ha diretto in sostituzione dello Chefdirigent assente, e Nicolas Altstaedt che quest`anno sarà Artist in Residence dell’ orchestra. Nicolas Altstaedt, trentasettenne violoncellista originario di Heidelberg e tra gli ultimi allievi del grandissimo Boris Pergamenschikow, si è rapidamente affermato in questi ultimi anni come uno tra i più interessanti artisti della giovane generazione per le capacità virtuosistiche e una personalità caratterizzata da aspetti assai innovativi nelle scelte di repertorio e nell’ impaginazione di programmi sempre innovativi nella concezione e ricchi di interesse nello spaziare dalla musica antica eseguita secondo la prassi storicamente informata fino al repertorio classico e alla Neue Musik. Il violoncellista franco-tedesco, che collabora regolarmente con artisti come Vilde Frang, Pekka Kuusisto, Janine Jansen, Lawrence Power, Antoine Tamestit, Martin Fröst, Alexander Lonquich, Fazil Say e il Quartetto Ebène, dedica una gran parte della sua attività alla musica contemporanea. Diversi illustri compositori come Wolfgang Rihm, Thomas Ades, Jörg Widmann, Fazil Say e Sofia Gubaidulina hanno scritto e stanno scrivendo brani  per lui. Tra le cose più interessanti proposte da Altstaedt in questo ambito, va segnalato il progetto Lost, ispirato a un soggetto di Federico Fellini e che è stato presentato nell’ edizione 2017 del Festival Viva Cello, da lui fondato a Liestal. A tutto questo si può aggiungere che Nicolas Altstaedt ha ereditato nel 2012 da Gidon Kremer la direzione artistica della Lockenhaus Kammermusikfest e nel 2014 da Adam Fischer la guida della Haydn Philharmonie, con la quale si esibisce regolarmente a Vienna e allo Schloss Esterhazy di Eisenstadt sia come solista che come direttore.

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Modificando il programma originale, Nicolas Altstedt ha aperto la serata con l’ esecuzione di un brano per violoncello solo, le Trois strophes sur le nom de Sacher, composto nel 1976 da Henri Dutilleux su commissione di Mstislav Rostropovich per festeggiare il settantesimo compleanno di Paul Sacher, il direttore e filantropo svizzero che tramite la sua fondazione e la Basler Kammerorchester da lui creata ha contribuito in maniera determinante alla nascita di capolavori del Novecento come la Musik für Saiteninstrumente, Schlagzeug und Celesta di Bela Bartók, il Concerto en Ré di Strawinsky e la Sonata per archi di Hans-Werner Henze. Henri Dutilleux, compositore francese nativo di Angers, considerato fra gli autori più significativi del secondo Novecento, scomparso il 22 maggio 2013 a novantasette anni, è l’ autore di uno tra i capolavori del repertorio violoncellistico moderno, Tout un monde lontain… , anch’ esso scritto per Rostropovich. La sua musica si colloca nell’ ambito della grande tradizione dei grandi autori francesi del Novecento come Debussy e Ravel, anche se il linguaggio risente anche di influente derivate dalle invenzioni ritmiche e armoniche di Strawinsky e Bartòk e di elementi jazzistici, rifiutando comunque gli aspetti più estremi del serialismo. Nelle Trois strophes sur le nom de Sacher la scrittura ideata da Dutilleux alterna passi di virtuosismo assai impegnativi con passaggi di estrema rarefazione timbrica, in una paletta espressiva d’ insieme catatterizzada da grande varietà e raffinatezza di scrittura. Seguiva il concerto N°2 in sol maggiore op. 126 di Shostakovich, più raramente eseguito rispetto al primo Concerto per violoncello e anch`esso ideato per Rostropovich che lo eseguì per la prima volta nella Sala Grande del Conservatorio di Mosca il 25 novembre 1966 con l’ Orchestra Sinfonica di Stato dell’URSS diretta da Evgenij Svetlanov. Esattamente come il Secondo Concerto per violino, posteriore di un anno, anche in questo brano Shostakovich accantona la grandiosità delle strutture sinfoniche a favore della ricerca di una espressività più calda e intima, per così dire più sotterranea e velata, che si traduce anche nella tendenza ad assottigliare l’ organico in dimensioni cameristìche. Musicalmente, la partitura si caratterizza per la preziosità della scrittura strumentale e della struttura ritmica, oltre che per una parte solistica di grande impegno, con passi di alto virtuosismo che richiedono all’ esecutore doti tecniche non comuni. Oltre alla sua perfetta padronanza stilistica del repertorio novecentesco, Nicolas Altstaedt ha messo in mostra in entrambi i brani una classe esecutiva di altissimo livello, confermando in pieno di essere uno dei migliori giovani solisti di oggi. Un interprete di grande personalità, dotato di splendida qualità sonora, sicurezza tecnica impeccabile e grandi doti di fraseggio. Non un artista emergente, ma davvero una splendida realtà del panorama concertistico attuale. Assolutamente perfetta la realizzazione della parte orchestrale, con una paletta coloristica graduata da Michael Sanderling come meglio non sarebbe stato possibile, con tutta la sicurezza e la profondità di approccio derivate dalla sua lunga consuetudine con la musica di Shostakovich, autore del quale possiede una conoscenza approfondita grazie agli insegnamenti trasmessigli da suo padre, Kurt Sanderling, che del compositore era grande amico, realizzata in maniera impeccabile dalla SWR Symphonieorchester che ha messo in mostra un eccellente stato di forma.

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Nella seconda parte, Michael Sanderling ha confermato le sue ottime doti di interprete in una bella esecuzione di Im Sommerwind, il poema sinfonico di Anton Webern scritto nel 1904 e ispirato a una poesia di Bruno Wille. Il carattere di pittura sonora quasi Jugendstil della composizione è stato evidenziato molto bene dal cinquantaduenne direttore berlinese, che il pubblico di Stuttgart ha avuto modo di apprezzare negli anni passati in ottime interpretazioni della Quarta di Mahler e della Decima di Shostakovich. Michael Sanderling, una fra le bacchette oggi più apprezzate nel mondo musicale tedesco, ha iniziato la sua attività musicale come violoncellista, al principio nella Gewandhausorchester Lepzig come primo cello e in seguito come stimato solista. Da alcuni anni si è dedicato completamente alla direzione d’ orchestra e dopo aver lavorato con quasi tutte le migliori orchestre in Germania, nella passata stagione ha compiuto una serie di prestigiosi debutti in campo internazionale, tra cui quelli sul podio dei Berliner Philharmoniker e della Concertgebouworkest ad Amsterdam. Anche l’ esecuzione dell’ Adagio dalla Decima Sinfonia di Mahler si faceva apprezzare per il tono di sobria e commossa espressività, ottimamente realizzata dall’ orchestra. Sanderling ha optato per un’ interpretazione di taglio decisamente novecentesco, in maniera analoga a quelle di Pierre Boulez e Michael Gielen, con tempi abbastanza stretti e una decisa sottolineatura delle tensioni armoniche. A partire dal recitativo introduttivo affidato alle viole, la sezione archi della SWR Symphonieorchester ha dimostrato compattezza sonora e precisione, assecondando al meglio la lettura tersa e trasparente impostata dal maestro berlinese. Il pubblico della Liederhalle ha dimostrato di non soffrire troppo l’ assenza inattesa di Teodor Currentzis, tributando un franco successo a tutta la serata. Alla fine, seguendo il format che lo Chefdirigent aveva predisposto per i suoi appuntamenti nella scorsa stagione, il programma è stato seguito da una sorta di dopoconcerto dedicato alla musica da camera. Dopo una pausa siamo quindi ritornati nella Liederhalle per ascoltare il Quartetto H 139 per clarinetto, corno francese, violoncello e tamburo piccolo di Bohuslav Martinů. Una bella conclusione per una serata di ottima qualità musicale, complessivamente molto ben riuscita nonostante i problemi preliminari causati dalla sostituzione improvvisa del direttore.

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