Ludwigsburger Schlossfestspiele 2019 – Frank Peter Zimmermann e Martin Helmchen

Foto ©Gerhild Ahnert

Frank Peter Zimmermann è uno fra gli artisti più amati dal pubblico della nostra zona e la Ordensaal del Residenz Schloss era completamente esaurita per il suo concerto al Ludwigsburger Schlossfestspiele. Il cinquantaquattrenne violinista nativo di Duisburg, che a vent’ anni già suonava con i Berliner Philharmoniker e ha poi collaborato con le più grandi orchestre e i più celebri direttori della nostra epoca, è da sempre un appassionato esecutore anche di musica da camera. Tra i suoi partners artistici preferiti, dopo Alexander Lonquich col quale ha inciso diversi dischi per la EMI una ventina di anni fa, ci sono stati Enrico Pace e Christian Zacharias, il defunto violoncellista Heinrich Schiff, la violista sua omonima Tabea Zimmermann e più recentemente Antoine Tamestit e Christian Poltéra insieme ai quali ha fondato il Trio Zimmermann. La sua collaborazione più recente è quella con il trentasettenne pianista berlinese Martin Helmchen, con cui in questi giorni sta presentando nelle principali sale da concerto tedesche un programma beethoveniano, che era appunto quello eseguito anche a Ludwigsburg.

Conosco Frank Peter Zimmermann dall’ epoca delle sue esibizioni concertistiche insieme al mio amico Alexander Lonquich, più o meno una trentina di anni fa, e qui in Germania ho avuto modo di apprezzare ancora diverse volte le sue qualità tecniche ed espressive che lo hanno reso celebre a livello internazionale. Per quanto riguarda invece Martin Helmchen, ho avuto modo di ascoltarlo per la prima volta in un concerto con la RSO des SWR in cui venne a sostituire all’ ultimo momento una indisposta Alice Sara Ott. Il giovane pianista berlinese si è imposto all’ attenzione internazionale con la vittoria nell’ edizione 2001 del Concours International de Piano Clara Haskil. Helmchen ha pubblicato in questi ultimi anni diversi album per la casa discografica PentaTone Classics, che qui in Germania hanno riscosso un notevole successo di critica e di vendite. “Stürmer und Dränger mit empfindsamen Seiten; beeindruckend, wie viel Tiefe sein helles, weiches Piano hat”, ha scritto di lui la Neue Zürcher Zeitung. Conosco alcuni dei CD registrati da Helmchen e ne ho riportato un’ impressione decisamente positiva, in particolare per quanto riguarda la bella integrale delle musiche per violino e pianoforte di Schubert incisa insieme a Julia Fischer. Ero quindi curioso di ascoltare la sua collaborazione con un beethoveniano di rango come Zimmermann, che fin dagli inizi della sua carriera è stato accreditato come uno tra i più autorevoli interpreti dei lavori del compositore di Bonn.

Come tutti i pianisti della giovane generazione, Martin Helmchen suona a un livello tecnico decisamente elevato. Il timbro è rotondo, ben definito e ricco di sfumature, il controllo digitale e l’ ampiezza della gamma dinamica sono quelle di un concertista di alta classe. Dal punto di vista interpretativo siamo senza dubbio in presenza di una personalità chiara e ben definita. Il fraseggio di Helmchen è notevole per eleganza e ricchezza di dettagli, con un ottimo controllo della dinamica e un’ eccellente dominio dei passi virtuosistici. Si tratta decisamente di un interprete dotato di carisma e comunicativa ma anche di un gusto molto sorvegliato e mai tendente a scadere nell’ effettismo gratuito. Nelle tre Sonate op. 12, le prime delle dieci composte in totale da Beethoven per questa combinazione strumentale, l’ intesa espressiva fra Helmchen e Zimmermann sembrava già molto matura, nonostante la loro collaborazione sia abbastanza recente. Helmchen, che si dedica anche lui con grande passione al repertorio cameristico, asseconda molto bene le idee di fraseggio proposte da Zimmermann e il tono ancora molto influenzato dai modelli mozartiani che è la cifra tipica di questo Beethoven giovanile era evidenziato in maniera molto efficace. Alla fine della prima parte, come brano a sorpresa inserito seguendo la prassi istituita dalla direzione artistica dello Schlossfestspiele per le serate di musica da camera, i due artisti hanno eseguito una raffinatissima lettura dei Vier Stücke für Geige und Klavier op. 7 di Anton Webern.

Ancora più pregevole mi è sembrata l’ esecuzione della Sonata in la minore op. 23, che stilisticamente segna una netta cesura rispetto ai lavori precedenti. Molto buona era la drammaticità intensa ma dai toni di seria e composta tragicità con cui Zimmermann e Helmchen hanno reso il movimento iniziale, ottima anche l’ esecuzione dell’ Andante scherzoso staccato da Zimmermann a un tempo abbastanza sostenuto sullo sfondo del ritmo puntato sgranato da Helmchen in maniera davvero impeccabile. Anche la lettura del movimento finale è sembrata di livello eccellente per l’ intensità dei toni e la lucidità nell’ evidenziare le continue variazioni della melodia principale e le ampie modulazioni che portano il discorso musicale in zone lontane dalla tonalità d’ impianto. Complessivamente, un Beethoven reso in maniera autorevole da due interpreti la cui collaborazione reciproca è sembrata assai efficace nei risultati. Successo intensissimo, con l’ Adagio dalla Sonata op. 30 N°1 eseguito come fuori programma.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.