Ludwigsburger Schlossfestspiele 2019 – Der Freischütz

Foto ©Julien Benhamou

Oltre alle serate sinfoniche e di musica da camera, il Ludwigsburger Schlossfestspiele presenta sempre nei suoi programmi uno o due spettacoli operistici. Quest’ anno il cartellone proponeva una nuova produzione di Der Freischütz, il capolavoro di Carl Maria von Weber considerato fin dal suo apparire sulle scene come un vero e proprio manifesto dell’ opera romantica tedesca, la cui influenza è stata decisiva nei successivi sviluppi della storia musicale in Germania. Anche oggi l’ opera di Weber è una tra le più amate dal pubblico tedesco e la sua presenza nelle stagioni liriche in Germania è regolare e continua a tutti i livelli, anche sui palcoscenici minori. Qui a Ludwigsburg il pubblico è arrivato al Forum Schlosstheater molto incuriosito dal fatto che questa nuova produzione di Der Freischütz sia stata realizzata in collaborazione con un teatro francese. Lo spettacolo era infatti coprodotto dallo Schlossfestspiele insieme, tra gli altri, al Théâtre de Caen e al Théâtre des Champs Élysées, la regia era affidata a Clément Debailleul et Raphaël Navarro,fondatori e animatori principali del collettivo teatrale Cie 14:20 di Rouen, assai apprezzato in Francia per le sue messinscene e installazioni artistiche basate su uno stile di impostazione onirica, influenzato dagli spettacoli circensi e da spunti presi dalla pittura e dalla danza.

Foto ©Julien Benhamou

Come si può vedere dalle foto, lo spettacolo era gradevolissimo alla vista ed estremamente logico nello stile. I sentimenti di timor panico e il senso della natura che stanno al centro della trama nel testo musicato da Weber trovavano una realizzazione molto convincente in un apparato scenico di taglio abbastanza minimalista basato su ologrammi, ritratti continuamente cangianti e luci variate in maniera molto raffinata. Un bellissimo effetto visivo integrato da una recitazione basata su movimenti estremamente stilizzati, che alla fine risultava assai efficace nel rendere il corrispettivo visuale dei contenuti espressi dalla musica. In definitiva una bella produzione, elegante, con una sua logica e uno stile discreto grazie al quale la parte scenica non risultava mai prevaricante, come troppo spesso accade nelle messinscene tedesche della nostra epoca.

Foto ©Julien Benhamou

Un altro aspetto interessante di questa produzione era costituito dalla perfetta sintonia fra il tono della parte visuale e quello esecutivo della musica. Le tinte delicate e l’ atmosfera di sogno mostrate sulla scena trovavano infatti una perfetta corrispondenza nella realizzazione della parte musicale, affidata al Chœur de chambre Accentus e alla Insula Orchestra, complessi provenienti dal Département des Hauts-de-Seine e guidati da Laurence Equilbey, cinquantasettenne musicista parigina formatasi con Nikolaus Harnoncourt ed Eric Ericson, che con questi complessi ha conquistato una notevole notorietà internazionale nel campo dell’ esecuzione basata su criteri storicamente informati, come risulta anche da una ricca discografia insignita di numerosi riconoscimenti internazionali. La direzione della Equilbey, di taglio delicato e dai colori morbidi, ben realizzati da un’ orchestra assai duttile e dal suono timbricamente attraente nelle sue sfumature timbriche quasi da colori al pastello, era stilisticamente inappuntabile e molto intelligente dal punto di vista interpretativo per la ricchezza della dinamica e la raffinatezza dei fraseggi strumentali. Un’ interpretazione molto interessante e gradevole nella sua freschezza d’ insieme oltre che per la scrupolosa cura della concertazione nelle scene corali, che in quest’ opera hanno grandissima importanza.

Foto ©Julien Benhamou

Positiva anche la prova fornita da una compagnia di canto in complesso decisamente notevole per equilibrio complessivo. Il Max del tenore finlandese Tuomas Katajala era senz’ altro apprezzabile per la sicurezza del registro alto e l’ incisività del fraseggio, anche se la voce presenta nelle note centrali un vibrato abbastanza sgradevole. Il basso russo Vladimir Baykov, cantante dalla carriera internazionale abbastanza interessante, ha reso bene gli aspetti satanici della figura di Kaspar tramite una voce autorevole e un comportamento scenico assai incisivo. Efficaci sia dal punto di vista vocale che da quello scenico il Kuno di Thorsten Grümbel, il Kilian di anas Séguin e l’ Ottokar di Samuel Hassenhorn. Il basso-baritono Christian Immler ha dato adeguata imponenza di fraseggio alla figura dell’ Eremita. Notevole soprattutto la prova delle due voci femminili, entrambe di qualità davvero molto interessante. Chiara Skerath, giovane soprano di famiglia svizzero-belga dalla voce dolce e pastosa nei centri, ha impersonato un Ännchen aggraziata, spiritosa, vivace nel fraseggio e scenicamente simpaticissima. Assai notevole è apparsa anche l’ Agathe del soprano Johanni van Oostrum, cantante sudafricana dai mezzi vocali davvero importanti per qualità e omogeneità di suono. La sua esecuzione della stupenda aria “Und ob die Wolke sie verhülle” era davvero molto apprezzabile per il buon legato, la luminositá del timbro e un accento giustamente malinconico e sognante. Il pubblico del Forumtheater ha apprezzato davvero molto il fascino di questo spettacolo dal tono di incantesimo della mente, e gli applausi alla fine sono stati lunghi e intensi per tutti i componenti del cast.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.