Ludwigsburger Schlossfestspiele 2019 – Karg, Tamestit & Martineau

Foto ©Mozart2006

Christiane Karg è una tra le voci femminili tedesche più interessanti della giovane generazione. La trentottenne cantante nativa di Feuchtwangen nella Franken dopo aver vinto concorsi importanti come il „Francisco Viñas“ di Barcellona, si è fatta un nome internazionale, oltre che per le sue interpretazioni operistiche, anche con un’ intensa attività concertistica svolta in collaborazione con molte delle migliori orchestre internazionali e nel campo del Lied, genere in cui è considerata una tra le più accreditate giovani interpreti insieme alle sue quasi coetanee Hanna-Elisabeth Müller ed Anna Lucia Richter. I programmi liederistici che Christiane Karg presenta sulla scena e in disco sono sempre impaginati con notevole intelligenza e fantasia di scelte artistiche, documentate anche da alcuni CD che hanno riscosso ottimi consensi di pubblico e critica. Dopo alcune esibizioni concertistiche a Stuttgart nelle ultime stagioni, Christiane Karg ha tenuto recital al Ludwigsburger Schlossfestspiele, nella splendida cornice del Residenzschloss, uno tra i massimi capolavori dell’ architettura barocca tedesca, costruito tra il 1704 e il 1733 per iniziativa del Duca Eberhard Ludwig von Württemberg su un progetto iniziale ideato da Johann Friedrich Nette; successivamente, la costruzione venne ampliata dall’ architetto italiano Donato Giuseppe Frisoni, che per la concezione di insieme si ispirò allo stile della Reggia di Versailles e vi aggiunse i giardini del Blühendes Barock, con giochi d’ acqua e grotte e successivamente si occupò anche della ristrutturazione complessiva del centro storico di Ludwigsburg. Oggi il Residenzschloss, oltre ad ospitare gran parte delle serate del festival e di varie altre manifestazioni culturali, è uno dei monumenti tedeschi più visitati dai turisti, che arrivano da tutta la Germania e dall’ estero per ammirare le stupende decorazioni interne, il museo delle porcellane antiche, quello della moda e la collezione di quadri settecenteschi proveniente dalla Staatsgallerie Stuttgart. Di solito, i concerti solistici e di musica da camera si tengono nella bellissima Ordenssaal, uno spazio stupendamente decorato che costituisce una tra le principali attrattive del palazzo.

Christiana Karg ha presentato a Ludwigsburg il programma da lei portato nel mese di giugno in una breve tournée tedesca, di cui questo concerto costituiva la tappa finale. Insieme alla Karg apparivano il pianista scozzese Malcolm Martineau, uno dei più competenti accompagnatori liederistici del nostro tempo che collabora regolarmente con la cantante della Franken in concerto e in disco, e Antoine Tamestit, trentanovenne violista francese affermatosi in campo internazionale dopo le vittorie in concorsi prestigiosi come il Primrose International Viola Competition di Chicago e l’ Internationale Musikwettbewerb der ARD a München e che dispone di uno strumento assolutamente favoloso come la viola Stradivari del 1672, una tra le pochissime oggi ancora disponibili tra quelle prodotte dal celebre liutaio cremonese. Tamestit e la Karg aprivano il programma con Caris Mere, un brano per soprano e viola composto nel 1994 da Giya Kancheli, ottantatreenne compositore georgiano la cui produzione è stata diffusa in occidente soprattutto da Gidon Kremer, che gli ha anche commissionato alcuni lavori. Il taglio spiritualistico per cui la musica di Karcheli viene spesso paragonata a quella di autori come Arvo Pärt e John Taverner era molto evidente in questa composizione di raffinata scrittura evocante un’ atmosfera di arcaica sospensione temporale. Molto interessanti erano anche i due brani dal ciclo Quatre Poèmes pour voix, alto et piano op. 5 di Charles Martin Loeffler, compositore nato a Berlino ma formatosi in Francia ed emigrato poi negli Stati Uniti. Il suo stile musicale mostra influenze derivate dalla musica contemporanea francese di fin de siècle (Franck, Chausson, Debussy), ma anche dagli echi del folclore ucraino. Una certa eleganza lirica con strutture impressionistiche si combina con un contenuto spesso cupo e malinconico, come nel caso di questi due brani su testi di Paul Verlaine in cui Christiane Karg ha evidenziato una pronuncia francese di ottimo livello e un fraseggio scrupolosamente analitico nella ricerca delle sfunature. Questi requisiti sono essenziali anche nell’ esecuzione dei Lieder di Hugo Wolf, autore che la Karg esegue spesso nei suoi programmi e del quale in questo recital presentava quattro brani tratti dallo Spanische Liederbuch. I Lieder del compositore austro-sloveno sono veri e propri bozzetti teatrali in miniatura e richiedono agli interpreti una capacità di caratterizzazione sintetica e immediata. Splendida, in questo senso, l’ esecuzione di “Führ‘ mich, Kind, nach Bethlehem“ e “Ach, des Knaben Augen“ in cui la voce dolce e delicata di Christian Karg si integrava stupendamente colla raffinatezza del pianismo di Malcol Martineau.

Nella seconda parte, tutta dedicata a lavori di Franz Schubert, i tre artisti hanno iniziato con “Auf dem Strom” D. 943, Lied per voce, corno (qui sostituito dalla viola) e pianoforte composto da Schubert per la grande Akademie privata del 26 marzo 1828 al Musikverein che costituì forse il maggiore dei rari successi pubblici ottenuti in vita dal compositore austriaco. Bellissima l’ esecuzione vocale di Christian Karg per pathos e sensibilità e ottimi i due partners per l’ abilità nel calibrare le tinte strumentali in sintonia con la voce. Successivamente, Tamestit e Martineau hanno dato un magnifico saggio della loro statura interpretativa con una squisita esecuzione della celebre Arpeggione-Sonate D. 821 eseguita in maniera davvero esemplare per la concentrata intensità del fraseggio, le sonorità morbide e ambrate, la perfetta sottolineatura delle linee melodiche. Bellissima anche la conclusione, con Christiane Karg che ha offerto un saggio della sua abilità in “Der Hirt auf dem Felsen“ D. 965 per voce, clarinetto (anche qui sostituito dalla viola) e pianoforte. Il tono quasi di scena teatrale è stato reso alla perfezione dalla cantante con una resa elegantissima dei filigranati passaggi vituosistici nella parte finale. Come bis, una intensa e struggente lettura del Wiegenlied “Josef, lieber Josef mein“ di Johannes Brahms ha concluso al meglio una serata raffinata e di grande interesse.

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