Festspielhaus Baden-Baden – Riccardo Chailly e la Filarmonica della Scala

Foto ©Silvia Lelli

Riccardo Chailly è un direttore del quale posso dire di aver seguito praticamente tutte le fasi della sua carriera. Lo ascoltai per le prime volte all’ epoca dei suoi esordi sul podio della Scala, poco più che venticinquenne, con interpretazioni aggressive e ricche di fantasia teatrale in opere del primo Verdi come I Masnadieri e I Due Foscari. Successivamente ho assistito a quasi tutte le sue produzioni quando era direttore musicale al Teatro Comunale di Bologna, al suo debutto al Salzburger Festspiele nel 1984 con il Macbeth, a diverse sue ottime direzioni alla Scala in spettacoli come Andrea Chénier del 1985 con José Carreras e Piero Cappuccilli, L’ Angelo di fuoco del 1994 con la splendida regia di Giancarlo Cobelli, Les Contes d’ Hoffmann del 1995 con un cast stellare formato da Natalie Dessay, Neil Shicoff e Samuel Ramey, Il Barbiere di Siviglia. Successivamente ho ascoltato diversi suoi concerti con la Concertgebouworkest e la Gewandhausorchester Leipzig, delle quali il maestro milanese è stato Chefdirigent, e ho sempre altamente apprezzato le sue esecuzioni di Brahms, Mahler e in genere di tutto il repertorio del Novecento. Da quasi cinque anni Riccardo Chailly è divenuto direttore musicale della Filarmonica della Scala e io non ho voluto perdermi il suo concerto al Festspielhaus Baden-Baden anche per verificare l’ attuale stato di forma dell’ orchestra. Avevo ascoltato la Filarmonica nel settembre 2011 a Stuttgart sotto la direzione di Daniel Harding e allora ne scrissi in termini non positivi dopo un concerto abbastanza deludente. Quello che rilevavo otto anni fa era soprattutto la mancanza di personalità timbrica, di uno spessore sonoro definito anche se l’ esecuzione era formalmente corretta. Ascoltando l’ orchestra milanese dopo quasi otto anni, devo dire che il lavoro di Chailly, unito a quello di altri maestri come Myung-Whun Chung che da anni ha un rapporto di stretta collaborazione con la Filarmonica, sta dando i suoi frutti in maniera evidente. L’ orchestra ha guadagnato in volume, compattezza timbrica e precisione, gli archi esibiscono una cavata omogenea, la sezione fiati suona assai ben amalgamata e gli ottoni sono impeccabili nell’ intonazione. Tutto questo appare frutto abbastanza evidente del lavoro compiuto da Riccardo Chailly, un direttore le cui interpretazioni possono essere discusse ma che possiede autentiche, innegabili qualità di preparatore.

Nel concerto di Baden-Baden al leggio del Konzertmeister sedeva un elemento esterno, il violinista torinese Simone Bernardini che da diciassette anni è membro dei Berliner Philharmoniker e a questo incarico affianca un’ intensa attività solistica. Nella prima parte del programma, dedicata a Jean Sibelius, dopo un’ esecuzione del poema sinfonico Finlandia op. 26 guidata da Chailly con un bel piglio energico e scrupolosa definizione dei dettagli, il Concerto per violino op. 47 ci ha permesso di fare la conoscenza del ventuquattrenne Emmanuel Tjeknavorian, violinista austriaco di origini armene che ha messo in mostra un talento davvero fuori dal comune. Una splendida esecuzione per bellezza e pienezza di suono, con una quarta corda incisiva e una perfetta intonazione in tutta la gamma. La tecnica è assolutamente impeccabile, il suono è pulito e timbricamente di grande qualità, grazie anche allo splendido strumento che il giovane Tjeknavorian adopera, uno Stradivari del 1698 dalla voce ambrata e piena. Perfettamente sostenuto dalla direzione ispiratissima di Chailly, che come accompagnatore di solisti ha pochi rivali, il giovane virtuoso ha suonato con una carica espressiva e una varietà di colori tali da poter definire questa esecuzione come assolutamente esemplare. Un violinista dotato, interprete incisivo e personale a dispetto dell’ ancor giovane età, da riascoltare assolutamente. Come bis, Tjeknavorian ha suonato, certamente in omaggio alle sue origini, la melodia Der Kranich del compositore armeno Komitas Vardapet.

Dopo la pausa, Riccardo Chailly e la Filarmonica hanno presentato la celebre Sinfonia N°9 in mi minore op. 95 “Dal Nuovo Mondo” di Antonin Dvořák. Il direttore milanese ne ha dato un’ interpretazione complessivamente molto ben riuscita, energica e ricca di contrasti, decisamente notevole per espressività, slancio e precisione. Molto apprezzabile il contrasto assai marcato tra un’ introduzione tenuta su un ritmo abbastanza largo e un Allegro molto ricco di energia e ben definito nelle strutture. Assai ben riuscito anche il Largo, in cui la morbidezza di suono esibita dalla sezione fiati del complesso ha dato un bel fascino alle linee melodiche, soprattutto nella parte introduttiva. Anche i ritmi di danza nello Scherzo suonavano marcati in maniera efficace e complessivamente buona mi è sembrata anche la definizione del movimento finale, con il progressivo accumularsi della tensione molto ben reso nelle progressioni ritmiche e senza mai saturare il suono. Tirando le somme, una prestazione decisamente positiva di un’ orchestra che sotto la guida del suo direttore stabile sembra aver ritrovato sicurezza e autorevolezza esecutiva. Il pubblico del Festspielhaus ha applaudito calorosamente Chailly e la Filarmonica della Scala, che hanno ripagato l’ accoglienza con una splendida, vorticosa esecuzione della Sinfonia dalla Semiramide di Rossini, nella quale l’ orchestra italiana ha fatto valere tutta la sua assoluta e indiscutibile competenza stilistica in questo tipo di repertorio.

Annunci

2 pensieri su “Festspielhaus Baden-Baden – Riccardo Chailly e la Filarmonica della Scala

  1. Grazie per le confortanti notizie!
    Però, come saprai, qui a Milano c’è una Fraktion che vorrebbe Chailly (con Pereira) all’ergastolo e la Filarmonica alla bancarotta.
    Visto che voi lassù siete di bocca buona (e Chailly già l’avete ben sopportato a Lipsia) potreste magari ospitarli in qualche vostro teatrino di provincia?
    Ciao!

    Mi piace

    • Chailly a Lipsia godeva di stima universale, anche se la gente da te citata spudoratamente lo nega. Per il resto, non so cosa ci sia dietro questa storia e posso solo dire che il livore astioso, acido di certi commenti fá pensare a un odio personale. Le motivazioni mi sono ignote e neppure mi interessano più di tanto. Io mi baso su quello che ascolto e il concerto era senza dubbio di livello eccellente.
      Ciao!

      Mi piace

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.