Ludwigsburger Schlossfestspiele 2019 – Gautier Capuçon e Jean-Yves Thibaudet

Foto ©Mozart2006

L’ edizione 2019 del Ludwigsburger Schlossfestspiele si sta rivelando come una delle migliori tra quelle a cui abbiamo assistito negli ultimi anni. Il Ludwigsburger Schlossfestspiele, fondato nel 1932, è considerato come una delle rassegne musicali tedesche più antiche e rinomate. Ogni anno tra i primi giorni di maggio e la fine di luglio, il programma prevede una sessantina di serate sinfoniche, solistiche e cameristiche, oltre che teatrali e di altri generi spazianti dalla musica popolare fino all’ avanguardia e al jazz, con la presenza di interpreti di altissimo livello internazionale, dei quali molti hanno instaurato un regolare e duraturo rapporto di collaborazione. Lo Spielplan ideato da Thomas Wördehoff, che dopo questa edizione lascerà il suo posto di Intendant e direttore artistico della rassegna, si caratterizza come sempre per il livello artistic elevato di serate dalla concezione innovativa e molto interessanti dal punto di vista dell’ impaginazione dei programmi. Dopo il grande successo di pubblico ottenuto dagli appuntamenti di maggio, la seconda parte del programma offre agli appassionati una serie di proposte davvero stimolanti, tra le quali si segnala una bella serie di recitals pianistici e di musica da camera tenuti da alcuni tra i nomi piú prestigiosi della scena concertistica internazionale.

C’ era grande attesa fra i melomani di queste parti per il recital di Gautier Capuçon e Jean-Yves Thibaudet, tenutosi nel Forum am Schlosspark per venire incontro alla notevole richiesta di biglietti da parte degli appassionati che non volevano perdersi l’ esibizione di due tra i nomi più prestigiosi della scena concertistica internazionale. Non sempre, nella musica da camera, la combinazione di due nomi famosi garantisce un risultato complessivo adeguato ma, nel caso di Capuçon e Thibaudet, i due artisti hanno dimostrato una sintonia espressiva e musicale di assoluta perfezione. Gautier Capuçon, uno tra i migliori violoncellisti della giovane generazione, fraseggia con una splendida sensibilità e senso del respiro melodico, utilizzando al meglio la dolcezza di timbro del suo strumento, un magnifico Matteo Gofrillier del 1701,  per esibire una paletta coloristica ricercata e di grande raffinatezza che si integra perfettamente con il pianismo raffinato ed elegante di Thibaudet, uno tra gli artisti più rilevanti della nostra epoca per scioltezza tecnica, ricercatezza di suono e perfetta padronanza dello stile, in un reciproco scambio di idee interpretative sempre condotto in perfetta sintonia di intenti. La profondità di concezione e la ricchezza di sfumature che i due artisti hanno saputo conferire alla Sonata in mi minore op. 38 di Brahms, eseguita con una sensibilità coloristica tipicamente francese ma senza mai perdere di vista la struttura contrappuntistica basata su temi provenienti dal quarto e tredicesimo Contrapunctus della bachiana Kunst der Fuge, chudeva in maniera eccellente una prima parte del programma iniziata con una squisita e raffinata lettura della Sonata in re minore di Debussy. In mezzo a questo due brani, una sorpresa: seguendo una prassi istituita dalla direzione artistica per le serata di musica da camera, il due artisti hanno eseguito un brano di musica contemporanea senza annunciarne il titolo e invitando gli spettatori a scrivere nell’ intervallo le loro impressioni su una lavagna posta nel foyer del teatro.

Dopo la pausa, è arrivata la soluzione dell’ enigma: si trattava della prima esecuzione assoluta di Eros athanatos op. 69b, una tra le creazioni più recenti di Richard Dubugnon, compositore nato in Svizzera ma da sempre residente a Parigi, che era presente in sala e ha spiegato personalmente il contenuto del pezzo, la versione per cello e piano di una fantasia sinfonica per due solisti e orchestra commissionata, tra gli altri, dal Klavier-Festival Ruhr. In base alle impressioni ricavate dall’ ascolto, il brano mescola elementi tardo-romantici e impressionisti, con riferimenti allo stile compositivo di Leonard Bernstein e a schemi ritmici che ricordano quelli utilizzati da Bela Bartók. Nell’ insieme, era un pezzo molto gradevole da sentire e di facilissima comprensione, suonato in maniera pressochè perfetta da Capuçon e Thibaudet che poi hanno dato un’ altra splendida prova delle loro qualità strumentali e interpretativa nella struggente, intensissima esecuzione di Malinconia op. 20 di Sibelius e in una splendida, avvincente lettura della Sonata il re minore op. 40 di Shostakovich, stupendamente evidenziata nella trascinante sottolineatura della sua vitalità ritmica. Capuçon e Thibaudet hanno poi presentato come fuori programma, in risposta agli intensi applausi del pubblico di Ludwigsburg, una stupenda, davvero squisita esecuzione di Le Cygne, il tredicesimo brano della celebre Suite Carnaval des animaux di Camille Saint-Säens che ha concluso in maniera perfetta una serata di altissimo livello artistico.

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