Ludwigsburger Schlossfestspiele 2019 – Isabelle Faust e Heinz Holliger

Foto ©Mozart2006

Heinz Holliger, musicista svizzero che oltre ad essere il maggior virtuoso di oboe nella nostra epoca è  conosciuto anche come direttore d’ orchestra e compositore (nella cui produzione merita un cenno almeno il celebre Scardanelli-Zyklus, partitura del 1985 su testi di Hölderlin per flauto solista, coro, orchestra e nastro magnetico, insignito in Italia del Premio Abbiati e considerato tra i lavori più importanti della produzione contemporanea) tra i più apprezzati, ha festeggiato da poco il suo ottantesimo compleanno. La Kammerorchester Basel, che lo annovera da tempo tra i suoi più stretti collaboratori, ha voluto festeggiare la ricorrenza organizzando una breve tournée di concerti con la partecipazione solistica di Isabelle Faust, uno dei nomi illustri del violinismo contemporaneo, anche lei legata a Holliger da una lunga partnership concertistica. Per la tappa in programma a Ludwigsburg nell’ ambito dello Schlossfestspiele, il direttore elvetico ha scelto un bel programma formato da brani del repertorio romantico. Tre brani sinfonici schubertiani incorniciavano una pagina di rara esecuzione come il Concerto per violino e orchestra in re minore opera postuma di Robert Schumann. Scritto nel 1853 durante gli ultimi momenti di lucidità prima del precipitare della malattia mentale che in due anni avrebbe portato alla morte il compositore renano, il Concerto per violino era stato concepito per Joseph Joachim che però non lo volle mai eseguire a causa dei suoi dubbi, uniti a quelli di Clara Schumann, sulle imperfezioni tecniche della partitura. Questo insieme di motivi, unito al timore mai espresso pubblicamente di una qualche relazione tra la malattia del marito e le sue ultime creazioni, fece sì che al momento dell’edizione dell’Opera omnia di Robert, delle sue opere violinistiche venissero pubblicate le due Sonate op. 105 e op. 121 e la Fantasia per violino e orchestra op. 131 e il Concerto venisse escluso. Le fonti manoscritte del Concerto pervennero un po’ alla volta tutte in mano di Joachim. Dopo la sua morte nel 1907 tutto il suo archivio venne venduto dal figlio alla Preußische Staatsbibliothek di Berlino. Qui il Concerto per violino rimase dimenticato per altri trent’anni, finché, grazie all’iniziativa di una nipote del virtuoso, esso venne pubblicato dall’ editore Schott di Mainz nel luglio del 1937 e successivamente eseguito a Berlino dal violinista Georg Kulenkampff con i Berliner Philharmoniker diretti da Karl Böhm.

Ad un ascolto odierno, il Concerto appare ricco di pagine caratterizzate da grande raffinatezza e ispirazione come diversi altri lavori dell’ ultima fase creativa schumanniana. Heinz Holliger lo ha diretto con delicatezza e attenzione ai dettagli, mettendo perfettamente in risalto le qualità espressive del violinismo di Isabelle Faust, che ha esibito una qualità timbrica preziosa e un fraseggio di grande ricchezza espressiva. La quarantasettenne virtuosa tedesca, partner concertistica prediletta di musicisti come Claudio Abbado, Bernard Haitink e Frans Brüggen, ha offerto una bellissima dimostrazione della sua classe interpretativa. C’ era molta attesa a Ludwigsburg per la sua esibizione, visto che la Faust è nativa di Esslingen am Neckar e si esibisce spesso da queste parti, e la magnifica prova della violinista ha risposto pienamente alle aspettative del pubblico. Isabelle Faust, che suona lo Stradivari “Bella Addormentata” del 1709, ha un modo di far musica che non concede nulla all’ esibizionismo spettacolare ma si basa soprattutto sulla concentrazione espressiva e sulla tensione del fraseggio. Il suono è di timbro chiaro e squillante, non di grande volume ma ricco di sfumature affascinanti e messo in rilievo da una tecnica dell’ arco davvero impeccabile. Negli ultimi anni, Isabelle Faust ha raggiunto una maturità interpretativa che le consente risultati di rilievo assoluto, come nel caso di questa esecuzione sostenuta in modo eccellente da Holliger con una perfetta sintonia di concezione. Una prestazione che conferma la posizione di assoluto rilievo che Isabelle Faust occupa nel panorama concertistico del nostro tempo.

Per quanto riguarda i brani di Franz Schubert, l’ esecuzione della Seconda e Terza Sinfonia ha confermato le ottime qualità direttoriali di Heinz Holliger che avevamo avuto modo di apprezzare in dievrse altre occasioni. Il musicista svizzero è un direttore tecnicamente affidabilissimo e la sua intesa con la Kammerorchester Basel è resa solida da diversi anni di lavoro in comune. L’ esecuzione delle due Sinfonie e dell’ Ouverture Des Teufels Lustschloss dovrebbe precedere l’ inizio di una registrazione integrale del corpus sinfonico schubertiano programmata a breve. Holliger esegue Schubert secondo i criteri dell’ esecuzione storicamente informata, con un organico limitato a una quarantina di strumentisti che suonano archi e legni moderni, mentre gli ottoni sono strumenti di tipo naturale senza pistoni, alla maniera antica. Il risultato sonoro è molto convincente, anche grazie alle scelte di tempi abbastanza stretti compiute da Holliger, che nei fraseggi mette molto bene in evidenza la freschezza melodica e la tecnica già matura di queste pagine scritte da uno Schubert non ancora diciottenne. Un’ interpretazione elegante e raffinata, che è stata molto applaudita da un pubblico intervenuto numeroso a una serata ricca di motivi di interesse.

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