Internationale Hugo-Wolf-Akademie – Juliane Banse e Matthias Klink

Foto ©Mozart2006

Da circa due anni la Hugo-Wolf-Akademie dedica una parte della sua programmazione al progetto Der Ganze Hugo Wolf, che prevede l’ esecuzione integrale dei circa trecento Lieder composti dal musicista a cui è intitolata l’ istituzione didattica e concertistica fondata nel 1967 a Stuttgart dal compositore Hermann Reutter che richiamò in vita il progetto dell’ Hugo-Wolf-Verein la cui attività ebbe inizio nel 1898 per merito dell’ avvocato Hugo Faißt, amico intimo e sostenitore dell’ artista . Un’ iniziativa di grandissimo valore culturale per la divulgazione della musica di un autore ancora oggi non presente nei programmi concertistici in maniera adeguata alla sua importanza. Nella storia della letteratura liederistica, la produzione di Hugo Wolf si impone per la sua bruciante verità espressiva, derivata da una scrupolosa meditazione di tutte le atmosfere drammatiche dei testi. I Lieder del compositore austro-sloveno sono spesso autentici bozzetti teatrali e i caratteri tratteggiati dalla flessibilità della declamazione vocale richiedono interpreti dotati di grandi capacità analitiche nel fraseggio e attenzione nella sottolineatura dei particolari.

Il ciclo Der ganze Hugo Wolf è articolato in serate i cui programmi sono impaginati dal pianista brasiliano Marcelo Amaral, allievo del celebre Helmut Deutsch e oggi considerato uno tra i musicisti più competenti nel repertorio liederistico, che dal 2010 ricopre il ruolo di consulente artistico della Hugo-Wolf-Akademie. La nona serata del progetto, tenutasi nella Mozartsaal della Liederhalle, presentava un programma dedicato in gran parte a Lieder su testi aventi come tema il sentimento dell’ amore il cui carattere veniva spiegato da Katharina Eickhoff, autrice e redattrice di programmi letterari e musicali per la SWR e la WDR. Protagonisti vocali della serata erano il soprano Juliane Banse e il tenore Matthias Klink, due cantanti di riconosciuta reputazione internazionale, entrambi originari di questa zona. Juliane Banse è nata a Tettland, vicino a Ravensburg nella zona del Bodensee e ha svolto una carriera di riguardo documentata anche da una ricca discografia in collaborazione con direttori come Claudio Abbado, Pierre Boulez, Giuseppe Sinopoli, Manfred Honeck e Simon Rattle. Matthias Klink è originario di Fellbach, piccola città appartenente alle periferia di Stuttgart, ed è un tenore che gode di grande stima nel mondo musicale tedesco per la sua versatilità interpretativa grazie alla quale è stato più volte premiato dalla stampa specializzata: lo scorso anno è stato nominato Sänger des Jahres dalla rivista Opernwelt per la sua fulminante interpretazione di Gustav von Aschenbach in Death in Venice di Britten alla Staatsoper Stuttgart.

Come accennavo in precedenza, per interpretare i Lieder di Hugo Wolf non conta solo la bellezza della voce ma la duttilità del cantante, la sua abilità nell’ inflettersi anche a toni parlati, la sua forza di penetrazione psicologica nel portare allo scoperto ombreggiature minime, variazioni impercettibili nel ritmo o nell’ armonia, particolari che non vanno appiattiti ma nemmeno enfatizzati. Anche la parte pianistica è assai difficile da realizzare in maniera adeguata: nei Lieder di Wolf non è pensabile una scissione fra canto e accompagnamento strumentale, perchè l’ uno e l’altro sono strettamente compenetrati sia armonicamente che come senso melodico. L’ affiatamento fra gli interpreti è quindi fondamentale. Sembrerebbe un’ osservazione scontata, ma in questo caso rispecchia un’ esigenza esecutiva imprescindibile. Senza quest’ assoluta sintonia di intenti, il Lied wolfiano rischia in genere di perdere la sua coerenza artistico-musicale e di apparire come un puro e semplice coacervo di dissonanze.

L’ esecuzione che abbiamo ascoltato nella Mozartsaal della Liederhalle, uno spazio di non grandi dimensioni perfettamente adeguato al senso di intimità acustica fra esecutori e pubblico, un requisito assolutamente necessario alla riuscita artistica di una Liederabend, rispondeva pienamente a tutte le esigenze che ho cercato di esporre finora, per la prova davvero maiuscola di tutti gli esecutori. Matthias Klink è uno tra i fraseggiatori più intelligenti e sensibili nel panorama tenorile della nostra epoca e la sua abilità nel sottolineare tutte le minime inflessioni del testo lo rendono capace di rendere la mobilità nevrotica della scrittura vocale di Hugo Wolf in brani come Erwartung, An die Geliebte (uno tra i più bei Lieder composti dal Wolf su testo di Eduard Mörike) e Frohe Botschaft con un’ efficacia espressiva raggiungibile da pochi altri artisti della nostra epoca. Di Juliane Banse, cantante da tempo riconosciuta come una fra le migliori liederiste del panorama internazionale, ho apprezzato in maniera particolare l’ esecuzione di Bescheidene Liebe e di Ich hab in Penna einen Liebsten wohnen, il brano conclusivo del ciclo Italienisches Liederbuch, perfettamente reso nel suo alternarsi di umorismo e sensualità bruciante. Marcelo Amaral ha reso la parte pianistica dei Lieder con un gusto e una competenza davvero da musicista di classe superiore. Il gioco reciproco di proposte e risposte timbriche e coloristiche tra le due voci e l’ accompagnamento strumentale costituiva uno degli aspetti più pregevoli in una serata di livello davvero notevole sotto tutti i punti di vista, salutata da lunghi applausi alla conclusione.

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