Aris Quartett & Mona Asuka

Foto ©Mozart2006

Tra i giovani musicisti tedeschi dalla reputazione in continua ascesa, l’ Aris Quartett e Mona Asuka occupano posizioni di primo piano. I quattro ragazzi dell’ Aris Quartett, tutti non ancora trentenni, sono stati allievi della Hochschule di Frankfurt e si sono perfezionati con Günter Pichler, già membro del leggendario Alban Berg Quartet, alla Escuela Superior de Música Reina Sofía di Madrid. Dopo aver vinto otto premi in prestigiosi concorsi internazionali, sono stati definitivamente lanciati in Germania da un documentario girato dalla ZDF che ha avuto un grande successo di pubblico e dalla partecipazione ai programmi della BBC nel progetto New Generation Artists. Mona Asuka, ventinovenne pianista nata a München da padre tedesco e madre giapponese, è la sorella della più famosa Alice Sara Ott, come lei ha vinto diversi concorsi pianistici e dopo aver suonato come solista e in formazioni da camera in tutte le più importanti città tedesche, sta iniziando una bella carriera internazionale. Gli appassionati di Stuttgart hanno riempito quasi al completo la Mozartsaal della Liederhalle per ascoltare questi ragazzi, la cui esibizione ha confermato in pieno il loro ruolo di artisti dalle prospettive davvero molto interessanti. I cinque giovani artisti hanno aperto la serata con il Concerto in mi bemolle maggiore K. 449 di Mozart nella versione per piano e archi, personalmente autorizzata dal compositore. Una bella lettura, vivace e ricca di raffinatezze, con Mona Asuka impeccabile nello sgranare con precisione elegante tutti i passaggi di agilità in perfetta sintonia con il clima timbrico creato dai quattro archi. Subito dopo Anna Katharina Wildermuth, Noémi Zipperling, Caspar Vinzens e Lukas Sieber hanno presentato il Quartetto in do maggiore op. 59 N° 2 di Beethoven, composto nel 1806 come secondo dei tre brani dedicati al principe Andrei Rasumovsky, un diplomatico russo che fu tra i principali sostenitori finanziari del musicista di Bonn. I quattro ragazzi dell’ Aris Quartett hanno ottenuto grandi successi internazionali con le loro interpretazioni beethoveniane e questa esecuzione mi ha confermato in pieno tutte le impressioni positive che avevo tratto dalla lettura delle recensioni e dall’ ascolto dei loro dischi. Il suono è omogeneo, compatto e timbratissimo, la preparazione tecnica davvero impeccabile. Ma soprattutto l’ ensemble di Frankfurt dimostra di possedere una maturità interpretativa davvero notevole, sopratturro pensando alla giovane etÀ dei quattro strumentisti. L’ assoluta perfezione tecnica con cui Anna Katharina Wildermuth ha suonato la cadenza del primo violino che introduce il tema principale del primo movimento, il fraseggio intenso e concentrato nell’ Andante con moto quasi Allegretto in la minore, la raffinatissima eleganza del Minuetto e la travolgente esecuzione delle 125 battute della Coda nel Finale erano i momenti migliori in un’ interpretazione davvero di alto livello per autorevolezza stilistica ed espressiva.

Nella seconda parte, Mona Asuka e l’ Aris Quartett hanno suonato il Quintetto in sol minore op. 57 di Shostakovich, un pezzo composto nel periodo immediatamente seguito alle tormentate vicende dell’ opera Ledi Makbet Mtsenskogo Uyezda, il cui travolgente successo in Russia fu stroncato dal celebre articolo apparso sulla Pravda e probabilmente dettato o almeno approvato da Stalin in persona, nel quale Shostakovich veniva accusato di tendenze borghesi e antisovietiche. Shostakovich, che era un ottimo pianista da concerto, confidò al suo amico Isaak Glikman di avere scritto il brano sperando i gruppi da camera sovietici lo avrebbero inserito nei programmi. In effetti il compositore ottenne il permesso di eseguire il Quintetto in numerosi concerti, sia all’ interno dell’ Unione Sovietica che all’ estero, con il Quartetto Beethoven e il Quartetto Glazunov. Il lavoro è scritto in uno stile chiaro e rigoroso, ma contiene diversi elementi tipici del mordace linguaggio armonico di Shostakovich. Il Quartetto Beethoven suonò la prima esecuzione a Mosca nel novembre del 1940, con il compositore al piano. Il successo del brano costituì forse un ulteriore motivo di imbarazzo, poiché il Partito considerava ancora la musica da camera come un’ attività borghese. Ciononostante, il pezzo fu insignito di un Premio Stalin nel 1940. Il Preludio introduttivo stabilisce chiaramente la tonalità di Sol minore, e la Fuga che segue, basata su un’ idea melodica derivata dal Preludio, è scritta in uno stile rispettoso delle forme classiche. Qui, come in tutto il pezzo, il pianoforte viene messo in grande risalto, nonostante Shostakovich avesse detto scherzosamente ai suoi colleghi di avere scritto le loro parti con passaggi più difficili della sua. L’ atmosfera del terzo movimento , con gli effetti di graffiante umorismo provocati dal modo sarcastico con cui il compositore sparge note sbagliate in tutto il brano, è un perfetto esempio di aspra satira. Il triste, lirico Lento successivo è un’espressione molto personale della malinconica solitudine dell’ artista sovietico, molto notevole nella sua commossa intensità espressiva. Il quintetto si conclude con un Allegretto pieno di trame contrappuntistiche dense, in un clima generale di gioiosa vitalità.

L’ esecuzione dei cinque giovani strumentisti è stata davvero di notevole livello. Mona Asuka e l’ Aris Quartett hanno messo in mostra una perfetta intesa espressiva e un modo di far musica coinvolgente per la capacità di trovare tensione ed efficacia nei fraseggi. Il pianismo scintillante della giovane ragazza di München si integra davvero molto bene con il fraseggio intenso e appassionato dei quattro archi di Frankfurt. Il fascino lirico delle melodie che spesso citano cellule motiviche provenienti dalla musica popolare russa è stato reso in maniera intensa e struggente soprattutto negli ultimi tre movimenti, cun un fraseggio perfetto nella sua idiomaticità stilistica oltre che nel rendere in pieno lo spessore del pensiero musicale e l’ intensità dei contenuti, caratteristiche peculiari della scrittura cameristica di Shostakovich, che raggiunge esiti raffinati come in pochissimi altri casi nella storia compositiva di questo genere. Il pubblico della Liedrhalle ha tributato un grandissimo successo a questi ragazzi, che hanno confermato di essere fra gli artisti più promettenti della giovane generazione e meritano di essere seguiti attentamente nei prossimi anni perché potranno davvero offrirci cose molto interessanti.

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