Ludwigsburger Schlossfestspiele 2019 – Philippe Herreweghe

Foto ©Mozart2006

Philippe Herreweghe, uno tra i nomi più illustri nel campo degli esecutori di musica antica, ha portato al Ludwigsburger Schlossfestspiele il programma dedicato ai Madrigali di Claudio Monteverdi che insieme al suo Collegium Vocale Gent ha eseguito in una tournée europea accolta da entusiastici consensi di pubblico e critica. La musica rinascimentale e barocca ha sempre occupato uno spazio impostante nei cartelloni della rassegna di Ludwigsburg e tutti i complessi più illustri nel settore della prassi esecutiva storicamente informata si sono esibiti regolarmente allo Schlossfestspiele. Anche in questa occasione, il pubblico è intervenuto numerosossimo e ha riempito completamente la Evangelische Kirche, uno splendido spazio situato nella Markplatz, la meravigliosa piazza barocca costruita per iniziativa del Duca Eberhard Ludwig von Württemberg, che costituisce il centro della vita di Ludwigsburg.

Philippe Herreweghe, protagonista di questa serata monteverdiana, è considerato  da anni uno tra i massimi interpreti odierni di questo repertorio. Il musicista belga ha portato a Ludwigsburg il suo Collegium Vocale Gent, da lui fondato nel 1970 e insieme al quale ha scritto pagine decisive nella storia interpretativa di queste musiche, sia dal vivo che in una cospicua attività discografica insignita di numerosi premi e riconoscimenti internazionali. Ho ascoltato Herreweghe per la prima volta nel 1983, quando venne alla Fenice insieme ai complessi parigini de La Chapelle Royale, dei quali al tempo era direttore stabile, per una produzione del capolavoro di Rameau Les Indes Galantes con la regia di Pierluigi Pizzi. Fu una recita di una raffinatezza ed eleganza che non ho mai dimenticato e da allora ho sempre seguito con interesse l’ attività di questo musicista belga, filologo e studioso di preparazione solida oltre che interprete sempre alla ricerca di soluzioni inventive e originali. Il fascino della serata di Ludwigsburg era poi accresciuto da un programma di rara bellezza, comprendente molte fra le pagine più ispirate dei Madrigali, un genere nel quale l’ arte di Monteverdi si espresse ai massimi livelli con soluzioni di scrittura che ancora oggi stupiscono per la loro sbalorditiva audacia e modernità. Claudio Monteverdi è stato il primo grande compositore a mettere in musica le opere letterarie profane di grandi poeti della letteratura italiana come Francesco Petrarca, Torquato Tasso, Ottavio Rinuccini, Guarino Guarini, e molti altri, in una ricerca stilistica finalizzata alla creazione di un clima espressivo differenziato rispetto a quello della musica religiosa oltre che alla sperimentazione di nuove soluzioni nel campo dell’ armonia e del contrappunto. L’ ampia varietà di forme, lunghezze e dimensioni dei madrigali e le audaci sperimentazioni che il compositore cremonese ha utilizzato nella composizione di questi brani diventano senza ombra di dubbio il punto di partenza di tutti gli sviluppi successivi che in diversi modi, saranno alla base di quasi tutta la musica profana dei secoli che vennero in seguito. Questa è, in poche parole, l’ importanza trascendente e fondamentale di queste opere apparentemente semplici, ma che nella loro fulminante essenzialità di caratterizzazione espressa tramite una concentrata densità di scrittura racchiudono un intero mondo espressivo interiore. La capacità di Monteverdi nel dare il massimo rilievo ai significati di un testo tramite una musica che riesce a raggiungere il massimo dell’ emozione con mezzi semplici in apparenza ma in realtà raffinatissimi nella loro incredibile varietà di soluzioni stilistiche, lascia davvero sbalorditi anche al giorno d’ oggi ed è stata presa a modello da tanti altri compositori nei secoli successivi, anche in epoche vicine alla nostra: difficile, ad esempio, immaginare la musica di un Luigi Nono senza tutti gli evidentissimi richiami alla scrittura vocale di Monteverdi, percepibili in maniera evidentissima ad esempio nel “Canto sospeso”.

Nel programma del concerto di Ludwigsburg abbiamo potuti ascoltare quattordici modelli di questo straordinario mondo musicale, tra cui capolavori assoluti come “Tempro la cetra”, “Il Lamento della Ninfa”, gli “Altri canti di Marte” e il fantastico “Hor che ‘l ciel e la terra” su testo di Francesco Petrarca, posto a conclusione della serata. Per uno come me, da sempre grande appassionato della musica di Monteverdi, è stata una bellissima esperienza il poter assaporare la fantasia della scrittura di questa musica straordinaria, che Herreweghe ha magnificamente evidenziato in una interpretazione elegantissima, assecondato in maniera pressochè perfetta dagli strumentisti e cantanti del suo Collegium Vocale Gent, capaci di eseguire questa musica con una bellezza di suono e una proprietà di articolazione che pochi altri complessi possono raggiungere in questo repertorio. Una serata davvero emozionante e di grande profondità artistica, giustamente conclusasi con un caldo e meritato successo di pubblico.

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