SWR Symphonieorchester 2018/19 – Christoph Eschenbach e Janine Jansen

 

Foto ©swrclassic.de

Christoph Eschenbach continua a regalare vere e proprie perle musicali al pubblico di Stuttgart tramite la sua stretta collaborazione con la SWR Symphonieorchester. Il settantanovenne maestro nativo di Breslau, che sarà presente anche nella prossima stagione, ha presentato alla Liederhalle il suo secondo programma della stagione in abbonamento prima di partire insieme all’ orchestra per la tournée in Cina che inizierà nei prossimi giorni. Il programma dei concerti in Cina sarà lo stesso che è stato presentato in questa serata alla Liederhalle, con la sola eccezione del solista che sarà Ray Chen. In questa esibizione Christoph Eschenbach ha confermato una volta di più la sua statura da musicista di prima grandezza, dirigendo con grande sicurezza di braccio e una puntigliosa analisi dei dettagli strumentali, seguito molto bene da un’ orchestra che ha suonato con precisione e assoluta bellezza di suono. Nell’ Ouverture da Der Freischütz, con cui il concerto iniziava, l’ interpretazione del direttore slesiano si faceva apprezzare soprattutto per il tono severo, di asciutta e contenuta espressività e lo scatto ritmico di certi passaggi come l’ attacco dell’ Allegro e la sezione finale, resa con incisiva efficacia, equilibrio e ottimo senso del respiro melodico.

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Devi dire sinceramente che il mio principale motivo d’ interesse per questo concerto era costituito dalla presenza della quarantunenne violinista olandese Janine Jansen, unanimemente considerata una della maggiori star concertistiche attuali e che io avevo potuto ascoltare dal vivo tre anni fa a Baden-Baden, quando aveva eseguito il Concerto di Bruch con Sir Simon Rattle e i Berliner Philharmoniker. In quella occasione e anche in base all’ ascolto dei suoi dischi, molti dei quali hanno ricevuto i più prestigiosi premi e riconoscimenti internazionali, avevo ricavato l’ impressione di un talento davvero fuori dal comune e quindi le mie aspettative erano anche questa volta elevate. Janine Jansen ha eseguito in questa occasione il Concerto per violino in re minore op. 47 di Sibelius e devo dire che la sua interpretazione mi è sembrata di un livello paragonabile, se non addirittura superiore, a quelle che ho ascoltato dal vivo in questi ultimi anni da parte di artisti come Julia Fischer, Julian Rachlin e Nikolai Znaider. Per quanto si è capito in questa serata, potrei ripetere quanto scrissi dopo l’ esibizione di Baden-Baden sulla cifra stilistica peculiare della Jansen, che a mio avviso è costituita dalla formidabile capacità di far cantare lo strumento. La violinista olandese, che suona lo Stradivari “Baron Gutmann” del 1707, ha esibito un suono morbido, di un bellissimo colore ambrato e una tecnica dell’ arco che le consente un’ estrema flessibilità di fraseggio tramite cui le linee melodiche vengono tornite con un notevolissimo gusto del respiro cantabile. Già le battute iniziali, esposte con un pianissimo impalpabile ma perfettamente timbrato e una stupenda flessibilità agogica, rivelavano una personalità da concertista di alto profilo, impressione poi pienamente confermata da un’ esecuzione che ha avuto i momenti più ragguardevoli nell’ Adagio. Il gusto davvero squisito con cui la Jansen ha veramente “cantato” più che suonato questa pagina era più che sufficiente a confermare il valore davvero notevole di un’ artista che si può senz’ altro classificare tra le migliori personalità concertistiche del momento. Davvero trascinante anche l’ esecuzione del finale, in cui la Jansen ha messo in mostra tutte le sue capacità virtuosistiche davvero da concertista di altissima classe. Eschenbach e la SWR Symphonieorchester le hanno fornito un sostegno strumentale di assoluta perfezione, come meglio non si sarebbe potuto desiderare, calibrando perfettamente i colori orchestrali in sintonia con la parte solistica. Valeva davvero la pena di riascoltare questa ragazza olandese che, senza alcun dubbio, ha confermato di essere una di quelle artiste che lasciano il segno nelle loro esecuzioni. Uno stupendo fuori programma bachiano, la Sarabanda dalla Seconda Partita in re minore, ha siglato in maniera definitiva il trionfo che il pubblico della Liederhalle ha tributato alla Jansen.

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Nella seconda parte del programma Christoph Eschenbach e la SWR Symphonieorchester hanno affrontato la celebre Sinfonia N°9 in mi minore op. 95 “Dal Nuovo Mondo” di Antonin Dvořák. Il direttore slesiano ne ha dato un’ interpretazione complessivamente ottima per slancio, tensione di fraseggio e precisione esecutiva. La perfetta intesa che si è stabilita in questi tre anni fra Eschenbach e l’ orchestra porta a risultati esecutivi davvero pregevoli per la rispondenza del complesso alle richieste espressive della bacchetta, il senso del far musica insieme che questa collaborazione ha creato. Dal punto di vista interpretativo, era molto apprezzabile il contrasto assai marcato tra un’ introduzione tenuta su un ritmo abbastanza largo e un Allegro molto ricco di energia, esposto con una scansione ritmica molto netta e ben definito nelle strutture. Assai ben riuscita anche l’ atmosfera lirica del Largo, in cui la morbidezza di suono esibita dalla sezione fiati della SWR Symphonieorchester ha dato un bel fascino alle linee melodiche, soprattutto nella parte introduttiva. Precisi e molto ben marcati anche i ritmi di danza nello Scherzo, dopo il quale Eschenbach ha trovato un tono fervido e appassionato nel Finale, con fraseggi energici e ricchi di passionalità perfettamente realizzati da un’ orchestra impeccabile per precisione e compattezza di suono, con gli ottoni e la sezione archi in splendida evidenza. Successo entusiastico alla fine, con lunghi applausi al direttore e all’ orchestra.

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