Ludwigsburger Schlossfestspiele 2019 – Eröffnungskonzert

Foto ©Mozart2006

Come ho avuto più volte occasione di descrivere nei miei post, la vita musicale tedesca è scandita da appuntamenti fissi e con l’ approssimarsi dell’ estate arrivano le serate inaugurali dei festival, tra i quali quello di Ludwigsburg è uno tra i primi a dare inizio al suo cartellone. Il Ludwigsburger Schlossfestspiele, fondato nel 1932, è una delle rassegne musicali tedesche più antiche e rinomate. Ogni anno tra i primi giorni di maggio e la fine di luglio, il programma prevede una sessantina di serate sinfoniche, solistiche e cameristiche, oltre che teatrali e di altri generi spazianti dalla musica popolare fino all’ avanguardia e al jazz, con la presenza di interpreti di altissimo livello internazionale, dei quali molti hanno instaurato un regolare e duraturo rapporto di collaborazione. Anche per l’ edizione di quest’ anno, l’ ultimo Spielplan ideato da Thomas Wördehoff, che dal 2009 è Intendant e direttore artistico della rassegna e concluderà il suo mandato dopo questa edizione, presenta come sempre un cartellone ricco di proposte interessanti, tra le quali si segnala una bella serie di recitals pianistici e di musica da camera tenuti da alcuni tra i nomi piú prestigiosi della scena concertistica internazionale.

Tradizionalmente, la serata inaugurale del Ludwigsburger Schlossfestspiele è sempre dedicata a un concerto sinfonico tenuto dall’ orchestra del festival nel Forum am Schlosspark. L’ Orchester der Ludwigsburger Schlossfestspiele fu fondata nel 1972 da Wolfgang Gönnenwein, che fu il direttore artistico della rassegna dal 1972 al 2004, ed è composta da strumentisti provenienti dai migliori complessi della zona. Dal 2015 il ruolo di Chefdirigent del gruppo è stato affidato a Pietari Inkinen, trentanovenne direttore d’ orchestra finlandese formatosi alla prestigiosa Sibelius-Akademie di Helsinki, scuola da cui negli ultimi decenni sono uscite numerose altre bacchette di statura internazionale come Esa-Pekka Salonen, Osmo Vänskä, Jukka-Pekka Saraste, Sakari Oramo, Mikko Franck, Hannu Lintu e Santtu-Matias Rouvali. Quest’ anno il programma iniziava con alcuni brani per coro maschile a cappella di Jean Sibelius e altri compositori finlandesi, eseguiti dal Ylioppilaskunnan Laulajat, complesso vocale fondato nek 1883 dagli studenti dell’ Università di Helsinki per il quale Sibelius scrisse gran parte della sua produzione corale.

Foto ©Mozart2006

La serata di apertura comprende sempre un discorso introduttivo, che in questa edizione veniva dopo i brani corali ed è stato tenuto da Igor Levit, trentaduenne pianista russo naturalizzato tedesco che è considerato uno fra gli artisti più notevoli della giovane generazione e che in questa edizione del festival terrà un recital solistico e suonerà nel concerto di chiusura. Nel suo intervento Igor Levit ha preso spunto dalla presenza nel programma della Tredicesima Sinfonia di Shostakovich per sottolineare il ruolo dell’ artista nella realizzazione di una società europea integrata e nella lotta a qualsiasi forma di razzismo e discriminazione. Una bellissima prolusione, intelligente e ricca di significato.

Dopo la pausa, il vero punto centrale della serata di apertura era costituito dall’ esecuzione della Sinfonia N° 13 di Dmitri Shostakovich, con la presenza solistica di una star internazionale come il basso berlinese René Pape. Il compositore leningradese la Sinfonia N° 13, detta Baby Yar, nel 1962. Il lavoro è concepito per basso solista, coro e orchestra. In esso il compositore utilizza cinque testi del poeta sovietico Evgenij Evtushenko, nato nel 1933, uno tra i massimi esponenti della letteratura russa nel Novecento. Il primo poema, Baby Yar, è quello che dà il titolo all’ intera composizione che in questa serata è stata preceduta dalla lettura del testo affidata all’ attrice Josephine Köhler. Baby Yar è il nome di un burrone nelle vicinanze di Kiev, dove i nazisti tedeschi gettarono i corpi massacrati  di più di centomila uomini, donne e bambini, durante una fase del Vernichtungskrieg dopo l’ inizio della cosiddetta Operazione Barbarossa, ordinata da Hitler nel 1941. La maggioranza delle vittime erano ebrei, ma il poeta ne parla come se fossero questi la totalità; il suo testo costituisce una denuncia appassionata dell’ antisemitismo e allude anche ad altre atrocità, fra cui l’affare Dreyfus, la morte di Anna Frank , vittima anch’ essa del nazismo, e la vicenda di un povero ragazzo ebreo morto malmenato e calpestato da un gruppo di delinquenti ubriachi a Byelostock. Come testimonia nelle sue memorie il grande soprano Galina Visnevskaja, amica intima di Shostakovich oltre che interprete di riferimento della sua musica, il governo sovietico tentò in tutti i modi di ostacolare la prima esecuzione del lavoro. Pressioni esercitate sugli artisti prescelti, ad uno dei quali venne addirittura ordinato di sostituire quella sera al Bolscioi un cantante che si era appositamente dichiarato malato, furono superate solo grazie alla determinazione del direttore d’ orchestra Kirill Kondrashin, che resistette a tutti i tentativi di ostacolare il concerto. Quando la sinfonia venne eseguita per la prima volta a Mosca, nel dicembre del 1962, nel teatro regnava un clima di grande tensione: il premier stesso, Nikita Kruscev, aveva invitato il musicista a non fare eseguire il pezzo. I posti riservati ai rappresentanti del governo rimasero vuoti e non ebbe luogo neppure la prevista ripresa televisiva. Il teatro era circondato dalle forze dell’ ordine, mentre all’ interno la sala era gremita di gente: nonostante tutto, il successo fu clamoroso e il pubblico tributò una vera e propria ovazione ai due autori. Negli ambienti culturali moscoviti, il concerto fu salutato come una vittoria dell’ arte sulla politica. A questa prima fece seguito una dura polemica. Le autorità chiesero di apportare modifiche al testo in modo che si capisse chiaramente che a Baby Yar non giacevano soltanto Ebrei, ma che nella stessa terra riposavano vittime russe e ucraine. La tredicesima sinfonia, dunque, tratta temi che preoccuparono Shostakovich durante tutta la sua vita: la guerra e la rivoluzione, la crudeltà e lo sfruttamento, i pregiudizi razziali e le relazioni fra l’ artista e la società. La sinfonia Baby Yar rappresenta uno dei vertici in tutta la produzione di Shostakovich e una tra le piú profonde e avvicenti creazioni musicali dedicate agli orrori della guerra, in parallelo con il contemporaneo War Requiem, di Benjamin Britten, pure esso boicottato dalle autoritá sovietiche, le quali impedirono alla Visnevskaja di accogliere l’ invito del compositore inglese a cantare nella prima esecuzione del lavoro.

Foto ©Mozart2006

Per quanto riguarda l’ esecuzione, Pietari Inkinen è stato molto bravo a risolvere tutte le difficoltà che questa partitura presenta dal punto di vista tecnico, soprattutto per un complesso come l’ Orchester der Ludwigsburger Schlossfestspiele che è una formazione stagionale anche se guidata ai primi leggii da strumentisti appartenenti a formazioni sinfoniche autorevoli come la Staatsorchester Stuttgart e la SWR Symphonieorchester. Il giovane maestro finlandese ha impostato una lettura più spettacolare che meditativa, con grandi blocchi sonori di indubbia bellezza realizzati molto bene dall’ orchestra che ha messo in mostra una bella compattezza di insieme e una sezione di ottoni molto buona per squillo e volume. Il suono affilato e tagliente di certi passaggi, le sonorità cupe e livide nella parte iniziale erano le caratteristiche migliori di una lettura che si faceva apprezzare per la sicurezza tecnica e il fervore espressivo indubbiamente molto notevole. Ottima anche la prova del Ylioppilaskunnan Laulajat nella parte vocale, in perfetta combinazione con il canto carismatico, autorevole ed espressivamente intenso di René Pape che ha realizzato la parte solistica in maniera commossa e partecipe. Successo caldissimo in un teatro pieno in ogni ordine di posti. Attendiamo adesso i prossimi concerti della rassegna, in particolare la serata monteverdiana con Philippe Herreweghe e il suo Collegium Vocale Ghent, gli appuntamenti cameristici con Gautier Capucon e Jean-Yves Thibaudet, Frank Peter Zimmermann e Martin Helmchen, Christiane Kerg con Antoine Tamestit e Malcolm Martineau, Nemanja Radulovic, Isabelle Faust con la Kammerorchester Basel, Vales Sabadus e l’ Akademie für Alte Musik Berlin, il Calmus Ensemble, Sabine Meyer e l’ Alliage Quintett, la nuova produzione di DER Freischütz e i prossimi concerti sinfonici dell’ Orchester der Ludwigsburger Schlossfestspiele sempre diretta da Pietari Inkinen, tanto per citare solo alcuni tra i nomi più significativi presenti nel cartellone di quest’ anno.

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