Staatsorchester Stuttgart – “Was ist wirklich?”

Foto ©Susanne Diesner

Per il quinto appuntamento della stagione sinfonica alla Liederhalle, la Staatsorchester Stuttgart ha presentato un programma interessante affidato a una giovane promessa del podio. Si tratta di Hossein Pishkar, trentunenne musicista iraniano dal 2012 residente in Germania dove ha studiato alla Robert Schumann Hochschüle Düsseldorf per poi perfezionarsi alle masterclasses dell’ Italian Opera Academy di Ravenna con Riccardo Muti. Dopo aver lavorato in diversi teatri tedeschi come assistente, Hossein Pishkar ha vinto nel 2017 il Deutsche Dirigentenpreis (DDP) organizzato dal Deutscher Musikrat in collaborazione con la Kölner Philharmonie, l’ Oper Köln, la Gürzenich-Orchester Köln e la WDR Sinfonieorchester. in seguito a questa affermazione il giovane direttore iraniano ha ricevuto inviti da diverse orchestre importanti in Germania, tra cui quello per il concerto di esordio con la Staatsorchester Stuttgart. Di fronte a questi giovani rampanti della bacchetta il mio atteggiamento preliminare è sempre venato da una punta di scetticismo diffidente, ma in questo caso la prova di Hossein Pishkar mi ha convinto abbastanza sulle qualità davvero interessanti che questo giovane musicista ha dimostrato di possedere. Gesto chiaro, elegante ed efficace, tecnica nell’ insieme abbastanza rifinita e personalità interpretativa già interessante sono le caratteristiche messe in mostra da questo ragazzo iraniano nella gestione di un programma abbastanza impegnativo. La prima parte era infatti dedicata a due compositori contemporanei italiani, iniziando con Salvatore Sciarrino di cui abbiamo ascoltato Efebo con Radio, partitura scritta nel 1981 nella quale viene messa in evidenza la passione nutrita da Sciarrino per le canzoni, che a suo modo di vedere incarnano lo Zeitgeist come poche altre forme sonore. Per tale ragione, questo bellissimo pezzo è pensato come una sorta di divertissement all’ interno del quale convivono, grazie alla “forma a finestra” prediletta dal compositore palermitano insieme agli effetti di smaterializzazione timbrica che da sempre caratterizzano la sua scrittura, eventi sonori estremamente diversificati, per un effetto d’ insieme che suona come se l’ orchestra fosse un gigantesco apparecchio radio continuamente manovrato da un bambino che si diverte a cambiare le frequenze ruotando la manopola della sintonia.

Anche Audiodrome – Dead City Radio di Fausto Romitelli, brano scritto nel 2003 dal compositore goriziano, un anno prima della sua prematura scomparsa a soli 43 anni di età, è dedicato alla descrizione di una trasmissione radiofonica proveniente da una città morta. L’ inizio in ambito tonale, con la citazione del tema di apertura dalla Alpensymphonie di Richard Strauss, si trasforma quasi subito in una contrapposizione violenta di pannelli sonori. Interferenze attraversano il brano, grazie anche alla presenza nell’ organico strumentale della chitarra elettrica suonata con il distorsore che dopo circa tre minuti irrompe nel panorama sonoro con la sua carica dirompente. Segnali radio da una città morta, contaminazione, saturazione sonora che tocca il culmine verso la fine del pezzo, quando alla chitarra elettrica viene tolto il jack, che deve essere toccato toccato con le dita in modo da provocare un effetto di disturbo elettronico. Il suono tradizionale dell’ orchestra e quello extracolto derivato dal rock danno così vita a un’ insolita forma di atmosfera espressiva ibrida, molto originale e dall’ effetto molto interessante per l’ ascoltatore.

Foto ©Staatsorchester Stuttgart/FB

Hossei Pishkar è riuscito a gestire con molta sicurezza tecnica le complesse atmosfere timbriche di queste due partitura dalla scrittura raffinata, perfettamente servito da una Staatsorchester Stuttgart che ha messo in mostra tutto il suo virtuosismo sonoro. Ottima anche la prova di Stine Marie Fischer, una tra le giovani voci più promettenti nell’ ensemble della Staatsoper, che in Sciarrino ha messo in mostra un bel colore vocale brunito e omogeneo oltre a una buona padronanza dell’ emissione. Nella seconda parte il giovane direttore iraniano ha confermato le sue buone qualità con una esecuzione abbastanza convincente della Quarta Sinfonia di Beethoven, una partitura che dal punto di vista dell’ equilibrio nella gestione delle sonorità pone alla bacchetta diversi problemi di non facile soluzione. Pishkar ha impostato la sua lettura su un’ impostazione ritmica vivace e scattante, con un taglio lodevolmente caratterizzato da sonorità asciutte e parco uso del vibrato per gli archi, tinte strumentali di grande trasparenza e leggerezza in una scansione ritmica basata su tempi non troppo affrettati, Particolarmente apprezzabile è apparsa la resa del movimento iniziale, con le dissolvenze dinamiche dell’ introduzione curate in maniera accurata e scrupolosa, oltre alla buona realizzazione delle scansioni ritmiche nel terzo movimento. Apprezzabile anche il tono fresco e vivace del Finale, condotto con una bella progressione ritmica. In complesso, si può sicuramente parlare di una prova positiva da parte di questo giovane talento del podio che è stato applaudito a lungo dal pubblico della Liederhalle alla fine di un concerto decisamente interessante.

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