SWR Symphonieorchester 2018/19 – Christoph Eschenbach e Sergey Khachatryan

Foto ©swrclassic.de

Nelle  tre stagioni di vita del complesso, la collaborazione di Christoph Eschenbach con la SWR Symphonieorchester è stata assidua e il settantanovenne direttore originario di Breslau ha svolto in pratica le funzioni di un direttore ospite stabile. Anche quest’ anno Eschenbach è tornato sul podio della Liederhalle per dirigere il primo dei due programmi a lui affidati nella stagione in abbonamento, prima di condurre l’ orchestra nella tournée in Cina programmata per il prossimo mese. Per i melomani della mia generazione, Christoph Eschenbach è una figura familiare da molti anni sia come direttore che come pianista. Alcune tra le sue incisioni degli anni Settanta effettuate per la Dutsche Grammophon come l’ integrale delle Sonate di Mozart, quella dei Lieder di Schumann con Dietrich Fischer Dieskau e il Primo Concerto di Beethoven sotto la direzione di Herbert von Karajan rappresentano ancora oggi punti di riferimento della discografia. Sicuramente, la presenza regolare di un musicista prestigioso e dall’ esperienza così vasta è stata di grande giovamento nel processo di sviluppo che un’ orchestra riformata come la SWR Symphonieorchester ha dovuto obbligatoriamente affrontare. Infatti, differenza di quasi tutti i pianisti che salgono sul podio, Eschenbach è veramente un direttore d’ orchestra, in possesso di una tecnica solida affinata sotto la guida e i consigli di Herbert von Karajan e George Szell, che gli permette di tradurre in pratica tutte le concezioni interpretative di una personalità da musicista di altissimo livello. Personalmente ho sempre considerato Eschenbach uno tra i direttori più interessanti fra quelli che ho ascoltato nella mia vita di melomane per la finezza analitica delle sue interpretazioni e la sicurezza che è in grado di trasmettere ai musicisti con i quali collabora tramite una gestualità secca ed essenziale, di grande chiarezza ed efficacia.  a tutto questo Christoph Eschenbach unisce una versatilità interpretativa che lo rende in grado di padroneggiare un vasto repertorio che spazia da Mozart fino alla musica del Novecento.

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Nella prima parte del programma il maestro di Breslau ha presentato una notevolissima lettura del Primo Concerto per violino di Shostakovich insieme a Sergey Khachatryan, trentaquattrenne violinista armeno impostosi all’ attenzione internazionale dopo i primi premi ottenuti in concorsi prestigiosi come il Louis Spohr di Freiburg e l’ International Jean Sibelius Violin Competition nel 2000, seguiti dalla vittoria nell’ edizione 2005 del celebre Concours musical international Reine Élisabeth di Bruxelles. Come tutti i violinisti delle ultime leve, anche Khachatryan, che suona lo splendido Guarneri del Gesù “Ysaye” del 1740, possiede mezzi tecnici assolutamente completi che lo mettono in grado di dominare senza il minimo problema le grosse difficoltà presentate da una parte solistica ideata su misura da Shostakovich per il formidabile virtuosismo di un artista leggendario come David Oistrakh. Ma quello che ho apprezzato maggiormente in questa esecuzione è stato il carisma interpretativo e la capacità dimostrata dal virtuoso nativo di Jerewan nel creare atmosfere timbriche estremamente raffinate nel primo e nel terzo movimento, dove le sonorità quasi spettrali del violino si combinavano splendidamente con i timbri e i colori che Christoph Echenbach ha ottenuto da un’ orchestra in ottimo stato di forma. Dal punto di vista tecnico, Khachatryan ha mostrato tutta la sua abilità in particolare nella lunghissima cadenza conclusiva della Passacaglia, suonata in maniera assolutamente impeccabile. Forse si poteva desiderare un pizzico di aggressività sardonica in più nello Scherzo e nella Burlesque finale, ma in ogni caso questa esecuzione ci ha fatto conoscere un solista che si può davvero considerare all’ altezza dei migliori nel panorama violinistico attuale. Come fuori programma, Khachatryan ha eseguito una melodia popolare armena intitolata Hawun Hawun, scritta nel X secolo da Grigor Nakekatsi.

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Christoph Eschenbach ha completato il programma della serata con una eccellente interpretazione della Symphonie Fantastique di Berlioz, perfettamente centrata nel sottolinearne il carattere innovativo e sperimentale della forma e la modernità dell’ orchestrazione. Oltre ad essere un lavoro tecnicamente ricco di passi insidiosi per l’ orchestra, la Symphonie Fantastique è infatti anche una partitura problematica da affrontare per un direttore dal punto di vista della concezione esecutiva, in quanto presenta il rischio di cadere nel bombastico e nell’ esagerazione della spettacolarità effettistica. La miglior lode che io possa fare a Eschenbach è proprio quella di aver evitato tutto questo con un tono interpretativo molto misurato, di giusta e intensa drammaticità senza mai cadere in toni troppo plateali. Dopo un primo tempo impostato su una bella progressione drammatica, il direttore slesiano ha trovato fraseggi di grande eleganza nei ritmi di valzer del secondo movimento e magnifici colori strumentali nella scena campestre. Ottima, per il tono drammaticamente severo ma composto, la Marche au supplice nella quale la direzione di Eschenbach è riuscita a evitare quegli scoppi enfatici di sonorità che troppo spesso caratterizzano le interpretazioni di questa pagina. Molto ben definito anche il finale, in cui la SWR Symphonieorchester ha offerto una bellissima prova di virtuosismo realizzando in maniera eccellente la concezione serrata e drammatica della bacchetta. Le sonorità scintillanti della sezione archi, i colori vividi dei fiati in certi dialoghi strumentali e il fraseggio sempre mobilissimo e vivace erano i tratti salienti di un’ esecuzione davvero notevole nel suo tono complessivo acceso e vibrante, perfettamente realizzata da un’ orchestra che ha suonato in maniera impeccabile. In complesso, una lettura di grande interesse e molto logica nel suo mettere in evidenza la sbalorditiva modernità della scrittura orchestrale di Berlioz evitando qualsiasi forma di esagerazione plateale. Successo intensissimo, con lunghi applausi da parte del pubblico della Liederhalle a tutti gli esecutori.

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