Bayerische Staatsoper – La Fanciulla del West

Foto ©Wilfried Hösl

La stagione della Bayerische Staatsoper presenta in questi giorni La Fanciulla del West, quarto nuovo allestimento del cartellone di quest’ anno. Io sono da tempo un grande ammiratore di quest’ opera, che considero uno tra gli esiti massimi raggiunti da Giacomo Puccini a livello di ispirazione musicale e sapienza tecnica che si concretizza in una partitura che per modernità e straordinaria efficacia teatrale non teme confronti con alcun altro lavoro della sua epoca. La novità della concezione teatrale e la forza espressiva di una musica che raggiunge vertici di tensione straordinariamente avvincenti, con soluzioni di scrittura assolutamente di avanguardia, pongono La Fanciulla del West tra gli esiti più compiuti nel teatro musicale del primo Novecento. Essendo un’ opera di esecuzione non frequentissima per le difficoltà tecniche della partitura e la necessità di mettere insieme un cast che comprenda, oltre a tre voci di calibro e peso consistenti per i ruoli principali, anche una nutrita schiera di comprimari assolutamente essenziali per l’ esito complessivo dell’ esecuzione, non ho voluto perdermi questo nuovo allestimento con il quale la Bayerische Staatsoper ha raggiunto un esito artistico senza dubbio molto pregevole. Dal punto di vista musicale, pienamente soddisfacente è stata la direzione di James Gaffigan, quarantenne musicista newyorkese che dopo aver studiato con David Zinman alla American Academy of Conducting of the Aspen Music Festival and School è stato assistente di Franz Welser-Möst a Cleveland e di Michael Tilson Thomas a San Francisco prima di essere nominato nel 2011 Chefdirigent della Luzerne Sinfonieorchester. Questa era la prima nuova produzione affidata a Gaffigan dalla Bayerische Staatsoper dopo alcune riprese dirette nelle stagioni precedenti e la prova del giovane maestro americano è stata ampiamente positiva. Gaffigan ha sfruttato al meglio le favolose possibilità strumentali offertegli da una Bayerische Staatsorchester che ha suonato in maniera davvero superba per un’ interpretazione intensa, serrata, ricca di passionalità e carica teatrale. Splendidi in particolare il finale del primo atto, la scena della partita a poker e quella della caccia a Johnson nel terzo atto, con gli stupendi effetti orchestrali di cui la partitura è ricca messi in splendida evidenza. Stupenda anche la prova del coro, soprattutto nel finale. In base a quello che abbiamo ascoltato in questa serata, James Gaffigan è un direttore d’ opera davvero molto dotato e da seguire con attenzione nei prossimi anni.

Foto ©Wilfried Hösl

Di buon livello complessivo è stata anche la prova della compagnia di canto, a partire da tutti i ruoli di fianco tra i quali meritano una menzione particolare il Nick vivace e disinvolto di Kevin Conners, l’ Ashby imponente di Balint Szabó e il Sonora di Tim Kuypers, dal fraseggio ricco di calda umanità. Per quanto riguarda i tre ruoli principali il cast presentava voci di peso abbastanza adeguato alle caratteristiche vocali richieste dalla scrittura di Puccini. Anja Kampe, cinquantunenne soprano nata in Thüringen e perfezionatasi a Torino, è considerata oggi una delle cantanti di riferimento nel repertorio drammatico, soprattutto nelle opere di Wagner. Dal punto di vista tecnico, la voce della Kampe è abbastanza bassa di posizione e le note alte sono sempre raggiunte con la spinta da sotto, cosa che spesso le rende poco nitide. Ad ogni modo, la cantante regge bene i passaggi tesi e concitati di cui la parte di Minnie è ricca e si fa apprezzare per un fraseggio di buona intensità, soprattutto nel lungo e difficile secondo atto. Brandon Jovanovich, quarantottenne tenore statunitense originario del Montana impostosi negli ultimi anni come una delle voci più interessanti nel settore lirico-spinto, ha una voce robusta e omogenea in tutta la gamma, perfettamente adeguata a tratteggiare un Dick Johnson virile, spavaldo ed eroico di fronte alla morte. Il cinquantenne baritono svedese John Lundgren, anche lui noto soprattutto come specialista dei ruoli wagneriani, possiede mezzi vocali di volume abbastanza imponente e di una grana piuttosto ruvida che si adatta bene al ruolo di Jack Rance; il suo fraseggio però abusa di toni scuri, spesso eccessivamente biechi e non risulta particolarmente approfondito anche se la caratterizzazione complessiva del personaggio non mancava di una certa brutale efficacia.

Foto ©Wilfried Hösl

La messinscena di Andreas Dresen, regista cinematografico noto soprattutto per film conosciuti anche a livello internazionale come Halbe Treppe e Wolke 9, si è rivelata molto efficace nella concezione e logica negli effetti. Avevo già apprezzato molto l’ elegante messinscena di Arabella che Dresen ha realizzato per la Bayerische Staatsoper e anche in questa Fanciulla del West la lettura scenica, sempre basata sulle scenografie di tipo molto essenziale realizzate da Matthias Fischer-Dieskau e sugli effetti di luce, molto curati, ideati da Michael Bauer, risultava molto ben condotta. L’ ambientazione, moderna ma senza riferimenti a un’ epoca precisa, con la rinuncia programmatica a tutto il folklore western tradizionale sottolineata da Dresen nelle interviste di presentazione dello spettacolo, era perfettamente adatta alle caratteristiche della vicenda senza mai risultare prevaricante o disturbante nei confronti della musica. La recitazione era assai ben curata nei dettagli, senza esagerazioni o cadute di gusto. Nel complesso, uno spettacolo molto gradevole da vedere, con una sua logica e un suo stile, ricco di senso del racconto e capacità di mantenere la tensione teatrale durante tutto lo svolgimento della vicenda. Non è poco, pensando a quello che si vede troppo spesso sulla scena oggi nei teatri d’ opera, in Germania e non solo. Tirando le somme, si può dire che lo spettacolo valeva la trasferta: un’ esecuzione musicale adeguata di un’ opera tutt’ altro che facile da mettere in scena e una regia rispettosa dei valori drammaturgici del testo, in pratica quanto bastava per passare una bella serata a teatro. Il pubblico della Bayerische Staatsoper ha dimostrato il suo gradimento, tributando lunghi applausi a tutti i protagonisti dello spettacolo.

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