SWR Symphonieorchester – Hartmut Haenchen e Antoine Tamestit

Foto ©Mozart2006

Per il suo concerto annuale nella stagione della Kulturgemeinschaft, la SWR Symphonieorchester ha invitato Harmut Haenchen, il settantaseienne direttore originario di Dresden del quale io ho ammirato moltissimo la splendida interpretazione del Parsifal al Bayreuther Festspiele ascoltata due estati fa. Come ho avuto modo di scrivere in quella occasione, il direttore sassone è un musicista dalla tecnica direttoriale solida e sicura e interprete che, pur collocandosi nel solco della grande tradizione tedesca, è in possesso di una personalità matura e completa che lo rende in grado di ottenere risultati esecutivi penetranti e approfonditi in un repertorio vasto e articolato. Personalmente, nutro una grandissima ammirazione per questo tipo di direttori che rifiutano le logiche dello star system a favore di un lavoro minuzioso e continuativo, artigianale nel senso più nobile della parola. Detto in altra maniera, con Harmut Haenchen siamo di fronte a una figura di Kapellmeister nell’ accezione migliore di questo termine che non indica il banale routinier ma piuttosto il vero uomo di teatro, il quale nel suo lavoro si pone come umile servitore della musica. Haenchen, che ha studiato a Leningrad con Arvid Jansons (il padre di Mariss Jansons) e Evgeny Mravinsky per poi lavorare come assistente di Pierre Boulez a Bayreuth e di Herbert von Karajan a Berlino, è attivo anche come scrittore e saggista e in questi ultimi anni ha raggiunto i vertici della carriera internazionale soprattutto con le sue interpretazioni di Wagner, della cui musica è considerato uno tra i più autorevoli esecutori della nostra epoca. Nella Sinfonia N° 95 in do minore di Haydn che apriva il programma, Hartmut Haenchen è riuscito a trovare un perfetto equilibrio fra tensione narrativa e consapevolezza stilistica, in una lettura di tono contenuto ma sempre eloquentissimo, costellata di splendidi particolari strumentali negli assoli e caratterizzata da tinte coloristiche sempre perfettamente delineate e di grande bellezza. Seguiva poi il Concerto per viola di Bela Bartók, scritto nel 1945 su commissione del celebre virtuoso scozzese William Primrose ma rimasto incompiuto e portato a termine da Tibor Serly; come il Terzo concerto per piano e orchestra, anche questo brano è dominato da un’ atmosfera di serena melanconia tipica dell’ ultima produzione bartókiana ideata negli anni dell’ esilio negli Stati Uniti. Tutto questo è stato messo splendidamente in evidenza dall’ esecuzione di Antoine Tamestit, trentanovenne violista francese affermatosi in campo internazionale dopo le vittorie in concorsi prestigiosi come il Primrose International Viola Competition di Chicago e l’ Internationale Musikwettbewerb der ARD a München e che dispone di uno strumento assolutamente favoloso come la viola Stradivari del 1672, una tra le pochissime oggi ancora disponibili. La struggente cantabilità delle linee melodiche, la splendida qualità di un suono prezioso nei suoi colori ambrati e la perfetta definizione dei particolari facevano di questa esecuzione un vero e proprio modello di penetrazione espressiva, magnificamente sottolineato da Haenchen che ha ottenuto dalla SWR Symphonieorchester effetti timbrici e dinamiche orchestrali di ricercata eleganza.

Nella seconda parte, Hartmut Haenchen ha diretto la Sinfonia N° 6 op. 54 di Shostakovich, una partitura che per le sue caratteristiche inusuali costituisce quasi una sorta di enigma. Dopo il trionfale successo della Quinta, lavoro che culmina in un orgiastico Finale, la Sesta inizia con un lungo Adagio dai colori lividi e dall’ atmosfera a tratti quasi catatonica, quasi un panorama di attonito silenzio dopo una catastrofe. Superba la resa datane in questa occasione dagli archi della SWR Symphonieorchester, con un’ ampiezza di cavata e uno stupendo legato strumentale, a evidenziare perfettamente il fraseggio ampio ed epico richiesto dal podio. I due movimenti successivi, che insieme non arrivano a raggiungere la durata del primo, sono caratterizzati da un caleidoscopio di ritmi e sonorità contrastanti. La tavolozza timbrica dell’ orchestra si arricchisce, così come il trattamento tematico risulta più vario ed elaborato rispetto a quello per blocchi del primo movimento. Riappare una vena comico-dissacrante propria del primo irriverente Sostakovic, ed i modelli questa volta sono senza dubbio Prokofiev e Stravinskij, ma colore e ritmo non vogliono automaticamente dire allegria. Nel terzo movimento, Presto, in forma di rondò, il grottesco diventa delirio e dileggio. Il clima espressivo richiama ancora Prokofiev, ma anche Offenbach, Rossini, e alla fine, Gershwin. Il dialogo tra le famiglie orchestrali si fa sempre più ricco, così come la richiesta di forza totale dell’ intera orchestra per inebriare, stordire l’ascoltatore, forse per nascondergli quella continua vena di dolorosa malinconia che anche qui, a squarci, appare nelle trame di un fitto tessuto ritmico e melodico. La sicurezza degli attacchi e la stupenda sottolineatura delle complesse ritmiche previste da questa partitura assai impegnativa per l’ orchestra, la lucidità di fraseggio e l’ ottima definizione dei timbri rendevano l’ esecuzione di Hartmut Haenchen assai ricca di interesse. Molto ben centrata l’ atmosfera di cupo pessimismo del vasto e complesso Adagio con inizia la Sinfonia in un modo che la rende quasi acefala sotto il profilo della forma, spettacolare la violenza fonica e la timbrica aspra dello Scherzo e riuscitissima anche la lettura del terzo movimento, perfettamente azzeccata nell’ incisività ritmica e nella graffiante scelta dei timbri. Un’ interpretazione davvero ammirevole per maturità e organicità di impostazione complessiva, perfettamente definita nell’ analisi dei timbri strumentali e magnificamente realizzata da una SWR Symphonieorchester in eccellenti condizioni di forma. Il suono lucido e tagliente degli archi, il virtuosismo funambolico dei legni in tutti gli assoli molto impegnativi di cui è disseminata la partitura, l’ incisività e la penetrazione esibite da tutta la sezione degli ottoni e un suono splendido per rotondità e compattezza erano gli aspetti principali di una prova assolutamente all’ altezza di tutte quelle che la SWR Symphonieorchester ci ha fatto ascoltare negli ultimi tempi. Grande successo finale, con intense acclamazioni per l’ orchestra e il direttore.

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