Nobu Tsujii di nuovo a Stuttgart

Nobu Tsujii prova il pianoforte prima del concerto. Foto ©StuttgartKonzert/FB

A due anni di distanza dalla sua ultima esibizione alla Liederhalle, Nobuyuki Tsujii è tornato a suonare per la quarta volta qui a Stuttgart. Il trentunenne pianista giapponese cieco dalla nascita è attualmente impegnato in un lungo giro di concerti in Germania e la scorsa settimana ha entusiasmato il pubblico della Philharmonie Gasteig di München con una fulminante esecuzione del Primo Concerto di Tschaikowsky insieme alla Mariinsky Orchester St. Petersburg diretta da Valery Gergiev. Anche alla Mozartsaal della Liederhalle il recital solistico di Nobu, come lo chiamano i suoi fans giapponesi, ha ricevuto ancora una volta consensi assolutamente trionfali da parte di un pubblico accorso ancora una volta numerosissimo per ascoltare un programma in cui il giovane pianista nativo di Tokyo presentava questa volta un programma composto da una prima parte dedicata ad autori francesi, seguita dall’ integrale degli Scherzi di Chopin. Non credo sia necessario ripetere quanto scrissi dopo i tre precedenti recitals tenuti da Nobu Tsujii qui a Stuttgart, a proposito delle qualità tecniche assolutamente fuori dal comune che gli avevano consentito di proporre esecuzioni fulminanti in brani di Liszt e Chopin. Anche questa volta, Nobu Tsujii ha messo in mostra una musicalità di livello superiore e mezzi tecnici da virtuoso di grande classe. Un pianista davvero completo, in grado di risolvere qualunque passaggio scabroso con una disinvoltura davvero impressionante. Il suono è potente, rotondo anche se con qualche occasionale asprezza nei fortissimi e il tocco è graduato con una sagacia e una capacità di differenziare e controllare le dinamiche davvero eccezionali. Tra le cose che mi hanno sempre maggiormente colpito nei concerti di Nobu Tsujii, devo sottolineare anche in questa occasione la splendida qualità delle mezze tinte e dei pianissimi. Sono abbastanza pochi tra i pianisti odierni quelli che riescono a ottenere le sonorità tenui realizzate con un “grande” suono; di solito molti di essi, quando vogliono suonare piano, frusciano. Il giovane Tsujii, con la sua straordinaria sensibilità di tocco e di pedalizzazione, è capace di ottenere nei pianissimi sonorità morbide, timbrate e penetranti, che riescono a espandersi senza difficoltà in tutta la sala. Der blinder Hexenmeister am Klavier, come lo ha definito su Die Welt il giornalista e scrittore Christian Euler recensendo la sua prima esibizione alla Liederhalle quasi cinque anni fa, ha nuovamente incantato il pubblico di Stuttgart con una performance di altissimo livello.

Foto ©StuttgartKonzert/FB

La sensibilità musicale e il dominio assoluto delle sfumature dinamiche hanno permesso a Nobu Tsujii di ottenere splendidi effetti coloristici negli autori francesi della prima parte. Nelle Trois Gymnopédies di Erik Satie l’ aspetto che si apprezzava maggiormente era quello della dolce, tenerissima atmosfera lirica conferita alle linee melodiche da un fraseggio mobile e perfettamente graduato nelle flessibilità ritmiche. Bellissima anche la lettura del primo libro delle Images di Debussy, con un Reflets dans l’ eau in cui il suono del pianoforte evocava una vera e propria esplosione fantasmagorica di colori. Un’ esecuzione da interprete di altissima classe, che mi ha fatto pensare ai risultati che Nobu Tsujii potrebbe ottenere in altre composizioni di Debussy come ad esempio i due libri dei Préludes e i dodici Études, Anche la Sonatine di Ravel suonava perfetta nella squisitezza di una dinamica filigranata, lavorata con effetti graduati in maniera raffinatissima.

Nei quattro Scherzi di Chopin, l’ esecuzione di Nobu Tsujii si caratterizzava per il tono raffinato e l’ eleganza del fraseggio, oltre che per la magnifica tecnica di agilità brillante, con i passaggi virtuosistici risolti in maniera straordinaria dal punto di vista della precisione e della nettezza di articolazione. Lo Chopin del giovane virtuoso nipponico è avvincente per la precisione assoluta con cui vengono risolti tutti i passaggi tecnici più complicati, oltre che per la freschezza e vitalità di un fraseggio basato di una musicalità davvero di livello superiore. Nelle sue esecuzioni chopiniane, il modello a cui si ispira Nobu Tsujii è chiaramente costituito dalle incisioni Wladimir Horowitz, artista che il giovane virtuoso nipponico ha indicato in diverse interviste come uno dei suoi principali modelli di riferimento. Ma non si tratta assolutamente di una imitazione: quella di Tsujii è un’ interpretazione che, oltre alle qualità virtuosistiche, rivela anche una personalità di musicista chiara e definita per quanto riguarda il dominio dell’ architettura formale. Volendo sottolineare un dettaglio, ho trovato splendida la nobiltà espressiva che Tsujii ha conferito alla sezione centrale dello Scherzo N°4 in mi maggiore, con la linea melodica evidenziata in maniera davvero perfetta, da interprete maturo e completo. Va sottolineata ancora una volta la bellezza del suono, potente, magistralmente controllato in tutto l’ arco dinamico e perfettamente rotondo anche nei fortissimi oltre che in questa occasione privo di quelle occasionali asprezze che avevo notato nelle precedenti esibizioni di Tsujii a cui avevo assistito qui a Stuttgart. Come nelle tre precedenti esibizioni, anche questa volta il pubblico della Liederhalle ha tributato un autentico trionfo al giovane talento nipponico, chiamato alla ribalta una decina di volte. Tre i fuori programma concessi da Nobu Tsujii, tra cui una splendida, iridescente esecuzione del Clair de Lune di Debussy e nuovamente la sua squisita lettura dello Studio chopiniano “L’ Adieu” op. 10 N.2, dopo la quale il virtuoso giapponese ha dovuto tornare più volte in scena a ringraziare gli spettatori che non si decidevano a lasciare la sala.

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