Die Walküre con Simon Rattle e la Symphonieorchester des Bayerischen Rundfunks

Foto ©Peter Meisel/BR

I wagneriani di tutta Europa si erano da tempo dati appuntamento a München per l’ esecuzione in forma di concerto di Die Walküre con la Symphonieorchester des Bayerischen Rundfunks diretta da Sir Simon Rattle. Nelle due repliche del concerto i 1450 posti della Herkulessaal nella Residenz, sede abituale dell’ orchestra insieme alla Philharmonie Gasteig, erano completamente occupati da un pubblico nel quale si riconoscevano, oltre agli appassionati wagneriani locali, tantissimi habitués degli spettacoli di Bayreuth provenienti da tutta la Germania e dall’ estero, tra i quali anche parecchi italiani attratti da un’ esecuzione che ha pienamente ripagato le intense aspettative della vigilia. Dal mio punto di vista, io ho fatto il viaggio fino a München perché mi aspettavo qualcosa di molto notevole da Sir Simon Rattle, direttore che seguo e stimo da tempo. Non sono infatti mai stato d’ accordo col tono di sussiegosa sufficienza esibito da certi recensori italiani e anche tedeschi a proposito del direttore di Liverpool, che a mio giudizio è un musicista tecnicamente preparato e dotato di un carisma comunicativo assolutamente fuori dal comune. Nei sei anni in cui ho seguito le sue esecuzioni con i Berliner Philharmoniker all’ Osterfestspiele Baden-Baden, ho ascoltato da Rattle parecchie cose di grande pregio tra cui spiccavano appunto le sue interpretazioni di Tristan und Isolde e Parsifal, a mio avviso destinate entrambe a essere ricordate come momenti significativi nella storia esecutiva wagneriana degli ultimi decenni.

Un’ immagine delle prove. Foto ©Peter Meisel/BR

Dopo la conclusione del suo rapporto stabile con i Berliner Philharmoniker, Sir Simon Rattle ha intensificato la sua collaborazione con la Symphonieorchester des Bayerischen Rundfunks nella quale questa Walküre dovrebbe essere la seconda tappa di un’ esecuzione concertistica integrale del Ring dopo Das Rheingold, già pubblicato in CD. Lavorando con il complesso bavarese, Rattle sembra sviluppare pienamente quel senso di libertà estrosa che già caratterizzava gli anni conclusivi del suo mandato di Chefdirigent a Berlino, quando aveva cominciato a offrire una serie di prestazioni decisamente molto interessanti dopo aver annunciato pubblicamente la sua intenzione di non prolungare il contratto da Chefdirigent. Sembrava quasi che il fatto di essersi liberato da un impegno così gravoso gli consentisse di dare sfogo a estri interpretativi ancora non completamente espressi e anche questa esecuzione di Die Walküre a München era caratterizzata da un senso del racconto e da un’ intensità espressiva che non venivano fuori pienamente nelle sue precedenti esecuzioni del Ring a Vienna, a Salzburg e a Berlino. La direzione di Rattle è stata una vera e propria festa di bellezza sonora a partire dal Preludio nel quale venivano fuori al meglio le formidabili qualità virtuosistiche della Symphonieorchester des Bayerischen Rundfunks, davvero fantastica per precisione e bellezza di suono. Il suono pieno, avvolgente, morbidissimo e dai riflessi dorati, incredibilmente nitido nella definizione delle varie sezioni e spaziato in maniera quasi tridimensionale, esibito dal complesso bavarese metteva in rilievo con splendida evidenza tutti i preziosi particolari della scrittura orchestrale di questo capolavoro assoluto dell’ arte di Wagner. Avendo a disposizione un simile straordinario strumento, Simon Rattle lo ha sfruttato per realizzare un’ interpretazione splendida per intensità, carica emotiva e senso del racconto. Il Wagner di Rattle non è epico ma piuttosto coloristico, squisito nelle scelte timbriche e raffinatissimo nella realizzazione delle dinamiche. Nel primo atto, la travolgente atmosfera della tragica storia d’ amore era messa in rilievo da un’ orchestra assolutamente travolgente fino a una conclusione che ha fatto scattare in piedi il pubblico della Herkulessaal per un’ ovazione interminabile. Splendida anche l’ atmosfera del secondo atto, con il crudele annientamento psicologico di Wotan evidenziato da una progressione drammatica implacabile nelle scene con Fricka e con Brünnhilde, seguito da un Todesverkündigung, perfetto nella sua atmosfera di tragica angoscia e da un finale di intensissima drammaticità con sciabolate strumentali sbalorditive per la potenza del fraseggio orchestrale e l’ ampiezza delle tinte.

Foto ©Peter Meisel/BR

Nel terzo atto, dopo una fantasmagorica Cavalcata delle Walkyrie in cui la Symphonie orchester des Bayerischen Rundfunks ha messo in mostra tutte le sue straordinarie qualità virtuosistiche soprattutto in una sezione ottoni fantastica per squillo, penetrazione, volume e intonazione, la lettura di Sir Simon Rattle proponeva altri momenti davvero straordinari come il diminuendo orchestrale che introduce le prime parole di Sieglinde “Nicht sehre die Sorge um mich”. Poche altre volte come in questa esecuzione si percepiva nitidamente il senso di tragica, angosciosa disfatta che il personaggio esprime in questo momento per poi passare gradualmente al tono di vera e propria esaltazione sottolineato dal meraviglioso motivo della Redenzione attraverso l’ amore, che ricomparirà solo alla fine del Ring. Ottimamente realizzata anche la scena del confronto tra Wotan e Brünnhilde che trapassava in un addio di Wotan intenso e commosso, seguito da una vera e propria fantasmagorica esplosione di colori orchestrali nel Feuerzauber che siglava in maniera perentoria una direzione di livello davvero eccezionale. Per maturità di concezione e profondità di penetrazione espressiva, questa interpretazione di Sir Simon Rattle si colloca senza alcun dubbio all’ altezza di quelle offerteci negli ultimi anni da Christian Thielemann e Kirill Petrenko, che il pubblico e la critica considerano i migliori direttori wagneriani del momento.

Foto ©Peter Meisel/BR

Per quanto riguarda la compagnia di canto, il Bayerischer Rundfunk ha messo a disposizione di Simon Rattle alcuni fra i più accreditati specialisti wagneriani odierni. Su tutti si imponeva la splendida Sieglinde impersonata da Eva-Marie Westbroek, cantante che a Stuttgart dal 2001 al 2006 ho ascoltato in interpretazioni notevoli di ruoli come Jenufa, Emilia Marty, Giulietta in Les Contes d’ Hoffmann, la Duchessa di Parma nel Doktor Faust di Busoni, Adalgisa e Cio Cio San. Dopo la notevole Isolde di Baden-Baden anche qui il quarantottenne soprano olandese ha potuto mettere in mostra tutte le sue qualità di fraseggiatrice dal notevole temperamento che da sempre costituiscono la sua arma espressiva migliore, in perfetta sintonia interpretativa con il podio. Stuart Skelton, tenore australiano che come Tristan a Baden-Baden mi aveva lasciato una buona impressione, qui mi è sembrato vocalmente abbastanza impacciato nel primo atto per poi riprendersi in maniera sufficiente nella scena della morte. Il basso statunitende Eric Halfvarson, nonostante uno strumento ormai usurato da una carriera quasi quarantennale, possiede ancora l’ autorevolezza necessaria per conferire a Hunding il giusto grado di minacciosa intensità. Il cinquantacinquenne soprano svedese Iréne Theorin è una fra le più accreditate interpreti della parte di Brünnhilde, che esegue da anni in tutti i maggiori teatri del mondo. Nonostante una voce non più freschissima, la sua interpretazione si faceva apprezzare per la notevole esperienza che le consente di dominare una scrittura faticosa come poche altre e una partecipazione emotiva nel fraseggio molto più accentuata che in altre occasioni. Eccellente anche la Fricka di Elisabeth Kulman, dalla voce compatta e dal fraseggio penetrante nei suoi toni di gelida crudeltà. James Rutherford, quarantasettenne basso-baritono inglese che sostituiva l’ indisposto Michael Volle, è stato un Wotan molto ben reso nell’ impostazione di tormentata fragilità espressa da un fraseggio vario e sempre molto intenso anche se la voce mancava leggermente di autorevolezza nei punti come la conclusione della scena con Brühnhilde nel secondo atto dove il dio dovrebbe esprimere la sua collera. Impeccabile la prova delle otto Walkirie. Tutto il cast ha comunque potuto esprimersi al meglio grazie all’ efficacissima regia sonora costruita da Simon Rattle, sempre molto attento a calibrare il volume orchestrale in rapporto al calibro delle voci. Alla fine una vera e propria tempesta di applausi ha salutato tutti gli interpreti di un’ esecuzione destinata a rimanere per molto tempo nella memoria di chi ha avuto la fortuna di essere presente. Gli appassionati che non hanno potuto venire a München potranno comunque aspettare la pubblicazione del CD, che dovrebbe uscire nei prossimi mesi.

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