Stuttgarter Philharmoniker – Joanna Mallwitz e Hwayoon Lee

Foto ©Stuttgarter Philharmoniker/FB

Joanna Mallwitz, trentatreenne musicista originaria di Hildesheim, è stata nominata lo scorso anno Generalmusikdirektorin dello Staatstheater Nürnberg, succedendo a Markus Bosch. Dopo Simone Young all’ Oper Hamburg, si tratta della seconda donna a ricoprire una tale carica nella vita musicale tedesca. Del resto, le donne che si dedicano alla direzione d’ orchestra non sono più una eccezione da tempo anche se la stampa in qualche occasione non riesce ancora a superare i pregiudizi. Proprio la Mallwitz è stata protagonista di un episodio del genere quando, alcuni mesi fa, è stata invitata per la prima volta qui a Stuttgart dalla SWR Symphonieorchester. Alla domanda di un giornalista che le chiedeva se per una donna non fosse troppo faticoso dirigere Der Ring des Nibelungen, la Mallwitz ha risposto con grande senso dell’ humour dicendo che non capiva dove fosse il problema, dal momento che una bacchetta da direttore pesa solo diciotto grammi.  Essendo stato incuriosito da questa storia e non avendo potuto assistere al concerto con la SWR Symphonieorchester, sono andato ad ascoltare Joanna Mallwitz per il suo debutto sul podio degli Stuttgarter Philharmoniker. La serata era la terza del ciclo Sextett, quest’ anno intitolato Blau perché gli appuntamenti di questa serie si tengono con la scena illuminata da un’ installazione di luci blu realizzata da Nikolaus Koliusis, sessantacinquenne artista visuale nato a Salzburg e residente a Stuttgart che nel suo lavoro si occupa principalmente degli effetti visivi come mezzo centrale della percezione spaziale e dei loro risultati sulla relazione dello spettatore con lo spazio fisico o architettonico. I materiali trasparenti e riflessivi spesso usati nel suo lavoro contribuiscono a generare processi riflessivi di percezione tramite i quali lo spettatore è portato a riflettere sulla sua identità e quindi sulla sua relazione con il mondo circostante. L’ esempio pratico si può vedere nella foto di apertura, ripresa alla fine del concerto.

Il programma scelto dalla Mallwitz era composto di musiche accomunate dal riferimento all’ Italia, iniziando con il poema sinfonico Feste Romane di Ottorino Respighi, secondo lavoro della cosiddetta Trilogia Romana, insieme a Le fontane di Roma e Pini di Roma. Qui il compositore bolognese dispiega tutte le possibilità sonore della sua coloratissima orchestra, in un continuo caleidoscopio timbrico e melodico culminante nella spettacolare sezione finale con la a ripresa sempre più frenetica del ritmo del salterello su un motivo vigorosamente scandito da tutta l’ orchestra. In una partitura del genere, un’ orchestra ben preparata ha modo di mettere in luce tutte le sue migliori qualità, e così è infatti avvenuto anche in questa occasione. Gli Stuttgarter Philharmoniker hanno suonato con ottima precisione e qualità di suono, mettendo in evidenza una compattezza e uno splendore sinfonico di livello eccellente. Molto apprppriato il taglio interpretativo scelto da Joanna Mallwitz, con un bellissimo gioco di tinte sfumate nei primi tre episodi e una sezione finale grandiosa negli accenti e magnificamente calibrata.  Seguiva poi la Sonata per la Gran Viola di Niccolò Paganini, pervenutaci autografa nella duplice versione con orchestra e con accompagnamento di chitarra (senza contare una terza fonte, non autografa, consistente in una riduzione per viola e pianoforte). Secondo una tradizione tipica di certe scuole violinistiche italiane, e tuttora perdurante, anche Paganini usava esercitarsi con la viola per sviluppare i movimenti  della mano sinistra sulla tastiera, più ampia di quella del violino, e ne consigliava la pratica anche agli allievi. Il compositore genovese usava la viola anche in concerto e, dato che il repertorio dello strumento era abbastanza limitato, incaricò Berlioz di scrivergli un pezzo, ma successivamente si dichiarò insoddisfatto della composizione dopo aver visto i primi abbozzi. Al musicista francese non restò che utilizzare quel materiale per Harold en Italie mentre Paganini scrisse lui stesso la Sonata e, nell’aprile del 1834, la eseguì per la prima volta a Londra, ottenendone un successo trionfale. La Sonata si articola come una specie di Fantasia, presentando una successione di movimenti culminanti nelle conclusive, acrobatiche variazioni. Il brano è stato suonato in maniera davvero eccellente dalla ventitreenne coreana Hwayoon Lee, vincitrice di numerosi concorsi internazionali e sostenuta negli studi da Anne-Sophie Mutter, con la quale si esibisce nel complesso Mutter’ Virtuosi. La giovane ragazza di Seoul ha tutti i requisiti tecnici per far fronte ai trabocchetti davvero diabolici della scrittura paganiniana e la sua esecuzione è stata assolutamente impeccabile.

Nella seconda parte, Joanna Mallwitz e gli Stuttgarter Philharmoniker hanno presentato Harold en Italie, la fantasia sinfonica per viola concertante e orchestra che Berlioz scrisse proprio a partire dagli abbozzi della Sonata rifiutata da Paganini, il quale comunque apprezzò il nuovo brano nato dalla fallita collaborazione al punto che dopo averlo ascoltato corrispose ugualmente al musicista francese i ventimila franchi a suo tempo pattuiti come compenso. Harold en Italie, partitura che si ispira alle idee suggerite a Berlioz dalla lettura del Child Harold’s Pilgrimage di lord Byron, è un brano che dimostra una volta di più la maestria incredibile del compositore nel creare effetti strumentali di incredibile complessità e modernità, in un virtuosismo sinfonico che ha pochi paragoni tra gli autori della sua epoca. Come tutte le composizioni sinfoniche di Berlioz, anche questa è una partitura problematica da affrontare per un direttore dal punto di vista della concezione esecutiva, in quanto presenta il rischio di cadere nel bombastico e nell’ esagerazione della spettacolarità effettistica. La miglior lode che io possa fare a Joanna Mallwitz è proprio quella di aver evitato tutto questo con un tono interpretativo molto misurato, di giusta e intensa drammaticità senza mai cadere in toni troppo plateali. Hwayoon Lee ha suonato gli assoli integrandosi perfettamente nelle atmosfere coloristiche create dal podio e tutta l’ esecuzione si faceva apprezzare per il tono composto e sobrio degli effetti di insieme. Successo notevole, per una serata senza dubbio interessante.

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