SWR Symphonieorchester 2018/19 Abo-Konzert 4 – Michael Sanderling e Anna Vinnitskaja

Foto ©swrclassic.de

Per il quarto concerto della stagione in abbonamento la SWR Symphonieorchester ha invitato il cinquantunenne direttore berlinese Michael Sanderling, considerato qui in Germania una tra le bacchette più autorevoli del momento. Figlio del celebre Kurt Sanderling, ha iniziato la sua attività musicale come violoncellista, al principio nella Gewandhausorchester Lepzig come primo cello e in seguito come apprezzato solista. Da alcuni anni si è dedicato completamente alla direzione d’ orchestra e dopo aver lavorato con alcune delle migliori orchestre in Germania, è atteso nella presente stagione da una serie di prestigiosi debutti in campo internazionale, tra cui quello sul podio dei Berliner Philharmoniker, oltre che dal lavoro come Chefdirigent della Dresdner Philarmonie, incarico che ricopre dalla stagione 2011/12 quando subentrò a Rafael Frühbeck de Burgos. Avevo già ascoltato due volte Michael Sanderling in concerto con la RSO des SWR e le mie impressioni erano state molto positive, cosa che mi sento di riconfermare dopo questa serata in cui il maestro berlinese ha presentato un programma interamente dedicato al repertorio russo del Novecento.

Nella prima parte, il Secondo Concerto di Prokofiev ci ha darto la possibilità di riascoltare Anna Vinnitskaja, trentacinquenne pianista russo-tedesca che dopo la vittoria nell’ edizione 2007 del Concours Musical Reine Elisabeth di Bruxelles si è affermata in questi ultimi anni come uno tra i talenti pianistici più interessanti della giovane generazione. Nata a Noworossijsk sul Mar Nero, la Vinnitskaja ha iniziato a studiare in patria e a diciotto anni si è trasferita con la famiglia ad Hamburg dove ha concluso la sua formazione con Evgeni Koroliov, grande pianista russo celebre soprattutto per le sue interpretazioni di Bach. Dopo il primo premio ottenuto a Bruxelles e il Leonard Bernstein Award conseguito un anno dopo allo Schleswig-Holstein Musik Festival, la giovane pianista ha iniziato una carriera internazionale di primo piano, documentata da alcuni CD che hanno ottenuto prestigiosi riconoscimenti come il Diapason d’ Or, il premio Choc du Mois della rivista francese Classica e l’ ECHO Klassik 2011 come Nachwuchskünstlerin des Jahres. Risultati senza dubbio notevoli per una ragazza ancora giovane e che oltretutto dal punto di vista umano è una persona di grande semplicità, che nel tempo libero dagli impegni concertistici si dedica alla famiglia (è sposata e madre di due bambini), a far musica con gli amici in serate private e all’ insegnamento presso la Hochschule für Musik und Theater di Hamburg, dove è entrata a soli 29 anni come più giovane Professorin di tutta la Germania.

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Avevamo giá ascoltato Anna Vinnitskaja qui a Stuttgart nell’ aprile del 2017, quando prese parte a un Kammerkonzert della SWR Symphonieorchester eseguendo in maniera eccellente il Quintetto per piano e archi e le Kinderszenen di Schumann. In quella occasione, la cosa che avevo maggiormente apprezzato nel pianismo di questa ragazza era la discrezione con cui utilizza i suoi notevolissimi mezzi tecnici in maniera assolutamente priva di esibizionismi, degna di una musicista assolutamente di alta classe. Anche in un brano estremamente virtuosistico come il Secondo Concerto di Prokofiev brano la Vinnitskaja ha messo in mostra, oltre a una preparazione tecnica assolutamente impeccabile, qualità assolutamente non comuni sotto il profilo dello stile e della capacità di far musica d’ insieme in perfetta sintonia con gli altri strumentisti. La sua esecuzione mi è sembrata notevolissima per originalità e senso della forma, oltre che naturalmente per il dominio sbalorditivo di una scrittura pianistica di estrema complessità. Nel primo tempo, la pianista russo-tedesca ha sfoderato fraseggi e dinamiche di altissima classe interpretativa, culminando in una splendida esecuzione della grandiosa cadenza che chiude il movimento. Tecnicamente di altissima qualità anche la resa dello Scherzo, una sorta di frenetico moto perpetuo dove il solista è impegnato a fondo da una scrittura di estrema difficoltà, pungolato da intrusioni di fiati e percussioni e col sostegno discreto degli archi. Si pensi che in questo brano il pianista, in tempo vivace, deve suonare, con entrambe le mani, esattamente 1500 semicrome (più la croma finale). Il tutto in circa 2’30”, quindi 10 tocchi di semicroma al secondo con ciascuna mano per 150 volte di fila, senza una sola presa di respiro! Molto ben  graduato e di grande eloquenza espressiva il fraseggio con cui Anna Vinnitskaja ha risolto l’ Intermezzo e davvero ottima la resa del tempestoso Finale, autentico pezzo di bravura per il solista, qui scatenato in ardui salti di registro e passi in ottava, dove il martellante percussivismo diviene la cifra stilistica più caratteristica del trascendentale élan dell’ autore. In conclusione, abbiamo avuto la riconferma che la Vinnitskaja è un’ interprete interessante e da seguire con attenzione nei prossimi anni. Come fuori programma, il Lyrische Walzer dalla Suite Tänze der Puppen di Shostakovich.

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Il piccolo brano pianistico eseguito come bis costituiva anche un’ appropriata introduzione alla seconda parte della serata, dedicata alla Decima Sinfonia di Dmitri Shostakovich, autore al quale la SWR Symphonieorchester dedica in questa stagione un ampio spazio nei programmi dei concerti in abbonamento. La Sinfonia N°10 in mi minore op. 93 è una partitura tra le più conosciute in tutta la produzione sinfonica del compositore leningradese. Si tratta di un lavoro che segna una tappa importante nelle tormentate vicissitudini artistiche e personali seguite al trionfo dell’ opera Ledi Makbet Mtsenskogo Uyezda, il cui travolgente successo in Unione Sovietica fu stroncato dal celebre articolo apparso sulla Pravda e probabilmente dettato o almeno approvato da Stalin in persona, nel quale Shostakovich veniva accusato di tendenze borghesi e antisovietiche. Dopo la composizione delle tre Sinfonie che formano la cosiddetta Trilogia di Guerra, la requisitoria di Zdanov del 1948 portò al bando della musica di Shostakovich, che dovette aspettare la morte di Stalin e il XX Congresso del 1956 per riacquistare un ruolo preminente nella vita musicale sovietica. Nel 1953, quando Shostakovich mise mano al progetto della Decima, l’ atmosfera di oppressione culturale si andava progressivamente allentando dopo la scomparsa di Stalin avvenuta il 5 marzo, lo stesso giorno in cui moriva anche Prokofiev. Per questo motivo il lavoro è stato spesso interpretato dagli studiosi come un atto di denuncia della personalità del dittatore. In realtà Shostakovich si rifiutò sempre di apporre una descrizione programmatica a una composizione che non si presta a chiavi di lettura automatiche e semplicistiche. La Decima Sinfonia, definita al suo apparire “una tragedia ottimistica” da Aram Chatschaturjan, è un lavoro che può essere visto sotto molteplici punti di vista per la nuova libertà creativa qui dimostrata dall’ autore e la concezione fortemente introspettiva di molti punti della partitura, non priva certo di riferimenti autobiografici. Non stupisce che, nelle esecuzioni delle orchestre occidentali subito seguite alla trionfale prima diretta da Evgeny Mrawinsky il 17 dicembre 1953 a Leningrad, la Decima venisse considerata come il ritorno di Shostakovich a uno stile pienamente personale e autonomo.

Micheal Sanderling ha diretto questa ampia e complicata partitura con tutta la sicurezza e la profondità di approccio derivate dalla sua lunga consuetudine con la musica di Shostakovich, autore del quale possiede una conoscenza approfondita grazie agli insegnamenti trasmessigli da suo padre, Kurt Sanderling, che del compositore era grande amico. Il direttore berlinese ne ha realizzato un’ interpretazione perfettamente idiomatica dal punto di vista espressivo e stilistico, potentissima nell’ evocazione di un vasto e grandioso affresco drammatico e pressochè esemplare nella cura dei dettagli. Molto ben centrata l’ atmosfera di cupo pessimismo del vasto primo tempo, spettacolare la violenza fonica e la timbrica aspra dello Scherzo e riuscitissima anche la lettura del terzo movimento, con le ripetute citazioni del tema DSCH (re-mi bemolle-do-si secondo la notazione con nomi di Guido d’Arezzo) che riproduce le iniziali del nome di Shostakovich e che l’ autore inserisce qui ripetutamente come una sorta di firma, evidenziate in maniera assai ben definita. Sanderling ha concluso con una spettacolare e scattante esecuzione del Finale, perfettamente azzeccata nell’ incisività ritmica e nella graffiante scelta dei timbri, un’ interpretazione davvero ammirevole per maturità e organicità di impostazione complessiva, servito a meraviglia dalla stupenda prestazione della SWR Symphonieorchester. La splendida cavata degli archi, l’ incisività e la penetrazione esibite da tutta la sezione degli ottoni e un suono splendido per rotondità e compattezza erano gli aspetti principali di una prestazione che confermava il notevole livello di maturità esecutiva raggiunto dal complesso in queste stagioni. Grande successo finale, con intense acclamazioni per l’ orchestra e il direttore.

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