Internationale Hugo-Wolf-Akademie – Günther Groissböck e Gerold Huber

Foto ©Hugo-Wolf-Akademie/FB

Come ho già avuto più volte modo di scrivere, nella vita musicale di Stuttgart la liederistica occupa un posto di rilievo grazie all’ attività della Internationale Hugo-Wolf-Akademie, istituzione didattica e concertistica fondata nel 1967 dal compositore Hermann Reutter che richiamò in vita il progetto dell’ Hugo-Wolf-Verein la cui attività ebbe inizio nel 1898 per merito dell’ avvocato Hugo Faißt, amico intimo e sostenitore di Hugo Wolf. Il sodalizio organizza, oltre a masterclasses tenute dai massimi interpreti del Lied e all’ Internationale Wettbewerb für Liedkunst, anche una stagione concertistica nella quale si alternano cantanti di fama e giovani interpreti segnalatisi nei corsi. Sicuramente il concerto più atteso del cartellone di quest’ anno era il recital di Günther Groissböck, quarantaduenne basso austriaco che in questi ultimi anni si è imposto a livello internazionale come una tra le migliori voci del comento. Oltre alle sue apprezzate interpretazioni di ruoli wagneriani e di altre parti del repertorio tedesco come ad esempio Ochs in Der Rosenkavalier, cantato nella produzione realizzata da Robert Carsen al Met nel 2017 della quale è stato realizzato un DVD che in questi giorni ha ottenuto una nomination ai Grammy Awards, il cantante nativo di Waidhofen an der Ibbs si dedica assiduamente anche alla liederistica lavorando spesso insieme a Gerold Huber, con il quale ha recentemente pubblicato due album di Lieder per la DECCA. In uno di essi è contenuta l’ esecuzione del ciclo Die Winterreise, che Groissböck e Huber hanno presentato al pubblico di Stuttgart nella loro Liederabend tenutasi nella Vortragsaal della Staatsgallerie, il principale museo della città.

I ventiquattro Lieder della raccolta Die Winterreise furono composti fra la primavera e l’ autunno del 1827, come specificato nel titolo completo apposto da Schubert allo spartito autografo: Winterreise. Ein Cyclus von Liedern von Wilhelm Müller. Für eine Singstimme mit Begleitung des Pianoforte komponiert von Franz Schubert. Op. 89. Erste Abtheilung (Lied I–XII). Februar 1827. Zweite Abtheilung (Lied XIII–XXIV). October 1827. Capolavoro indiscutibile della letteratura vocale di tutti i tempi e di tutte le epoche, il ciclo è da sempre considerato un banco di prova obbligatorio per i cantanti che si cimentano con questo repertorio.Fra le moltissime registrazioni di una discografia ricchissima, poche sono quelle in cui compare una voce grave e tra esse spiccano in maniera indiscutibile le due versioni di Hans Hotter, che io personalmente colloco nel ristretto numero delle interpretazioni di riferimento. Ho parlato con Günther Groissböck dopo il concerto e il basso austriaco, che fra le altre cose parla un italiano più che discreto, mi ha detto di conoscerle molto bene, anche perché il suo maestro Robert Holl è stato allievo di Hotter, e di aver tenuto presente la linea interpretativa del leggendario artista quando ha studiato il ciclo. A mio avviso, infatti, l’ atmosfera di cupa e disperata malinconia che caratterizza quella che molti studiosi schubertiani hanno definito “una Via Crucis in ventiquattro stazioni” viene messa in rilievo molto bene da una voce di timbro scuro, a patto che il cantante riesca a lavorare sulla dinamica e sulle sfumature di fraseggio in maniera adeguata.

Günther Groissböck e Gerold Huber hanno realizzato un’ esecuzione davvero molto ben riuscita per la commossa, sobria e severa drammaticità del canto perfettamente sostenuta da una parte pianistica realizzata con assoluta attenzione nel calibrare i timbri e le dinamiche in perfetta sintonia con la parte vocale. Il basso austriaco è riuscito a creare un’ atmosfera generale di malinconia amara e disillusa, ottimamente sottolineata dalle sfumature di un fraseggio che rivela uno scavo analitico della parola e un dominio delle sfumature davvero da liederista di grande classe. A dare il tono generale a questa interpretazione contribuiva in maniera determinante la straordinaria prova di Gerold Huber, pianista che in questo repertorio oggi non ha rivali e che è riuscito a una vera e propria regia sonora grazie alla sua incredibile capacità di adattare le caratteristiche del suo pianismo a quelle dei cantanti con cui collabora per realizzare un riuscitissimo scambio reciproco di atmosfere espressive fra la tastiera e la voce. Quello che veniva fuori da questa esecuzione, come nella registrazione in CD, era il ritratto di un emarginato sociale dai tratti cupi, quasi da eroe byroniano, un ribelle che combatte inutilmente contro un destino avverso che lo schiaccia. Un’ idea interpretativa molto interessante e portata avanti con grande coerenza, grazie alla bella linea di canto, al fraseggio intenso e alla dizione scolpita in modo raffinato che Groissböck ha messo in mostra senza mai cadere in toni esagerati o stentorei. In definitiva, una prova di notevole rilievo da parte di un accreditato interprete wagneriano che come liederista si è rivelato una bella scoperta. Il pubblico, intervenuto assai numeroso, ha seguito con assoluta concentrazione una musica che qui da noi è amatissima e alla fine ha applaudito a lungo i due protagonisti della serata.

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