Alexander Lonquich e la Stuttgarter Kammerorchester

Foto ©Stuttgarter Kammerorchester/FB

È sempre un vero piacere ascoltare in concerto un grande musicista e pianista raffinato come Alexander Lonquich, uno tra gli strumentisti più intelligenti e sensibili della nostra epoca, oltre che mio amico personale da molti anni. Ho seguito la carriera di Alex, come lo chiamano gli amici, quasi dai suoi inizi a partire dalla vittoria al prestigioso Concorso “Casagrande” di Terni, quando aveva solo sedici anni e l’ ho sempre considerato un interprete originale e un artista di grande versatilità. Le sue interpretazioni di Mozart, Beethoven, Schubert e Schumann, da me ascoltate in moltissimi concerti che non ho mai dimenticato, sono tra le più interessanti che mi sia mai capitato di sentire, per la finezza del fraseggio e l’ originalità di concezione oltre che per la completezza di un approccio stilistico sempre intelligente, personale e approfondito nei minimi particolari. Il cinquantottenne pianista nativo di Trier e da molti anni residente in Italia si è sempre distinto per le sue qualità di musicista intelligente, colto e con una vasta gamma di interessi, che lo portano a spaziare con successo dalle serate solistiche a quelle di musica da camera e come direttore d’ orchestra. E proprio nella doppia veste di pianista e direttore Alexander Lonquich si è proposto nel suo concerto con la Stuttgarter Kammerorchester con un programma intitolato Klänge aus Östen, che accostava musiche di autori slavi a brani di Mozart.

Dal punto di vista tecnico Lonquich è un direttore assolutamente completo, dotato di un gesto chiaro e ben definito che gli permette di ottenere tutti gli effetti desiderati. La sua interpretazione della Serenata in mi maggiore op. 22 di Dvořák, posta in apertura del programma, era assolutamente esemplare per la qualità preziosa di un suono caratterizzato da sfumature filigranate e un fraseggio perfettamente calcolato in tutti i dettagli. I diciassette archi della Stuttgarter Kammerorchester hanno realizzato in maniera ideale tutte le intenzioni interpretative della bacchetta, suonando con raffinata eleganza e trasparenza di suono. Anche nell’ Adagio e Fuga K. 546 di Mozart l’ esecuzione coglieva al meglio le caratteristiche di severo esercizio contrappuntistico proprie di questa pagina, con una lucidissima analisi ed esposizione di tutta la complessa architettura della Fuga. Nella prima parte, al brano di Dvořák seguiva una splendida interpretazione del Concerto per pianoforte, tromba e archi di Dmitri Shostakovich. Il tono spesso scherzoso e scanzonato, gli effetti di comicità aspra, a tratti quasi grottesca espressi tramite una gestualità vivida, forte, graffiante, a volte caricaturale che caratterizzano questo brano così come molta altra musica di Shostakovich sono stati resi splendidamente dal pianismo di Alexander Lonquich con fraseggi nervosi e ritmicamente mobilissimi perfettamente integrati dal suono pieno, squillante e perfettamente graduato nella dinamica della tromba di Simon Höfele, giovane e dotatissimo solista nativo di Darmstadt e tecnicamente dotato di splendide qualità che, almeno a giudicare da questa prova, sembra davvero uno strumentista da seguire con grande attenzione nei prossimi anni.

Alla fine del programma, l’ esecuzione del Concerto in mi bemolle maggiore K. 271 Jenamy di Mozart confermava definitivamente il livello artistico della serata. Come gli appassionati, compreso chi scrive, sanno da parecchi anni, Alexander Lonquich è un interprete mozartiano di altissima statura per la consapevolezza stilistica fondata su una scrupolosa preparazione storica e filologica che caratterizza le sue letture del compositore salisburghese. Nel Concerto Jenamy il carattere di grande scena teatrale che è la cifra stilistica peculiare di questo lavoro veniva resa con splendida evidenza in tutti i suoi aspetti dal fraseggio sciolto, elegante, attentamente calcolato nelle sfumature dinamiche, ritmicamente mobilissimo del pianoforte perfettamente integrato con il suono orchestrale, modellato da Lonquich in perfetta sintonia di timbri e dinamiche con il suono dello strumento solista. Assolutamente perfetta la resa dell’ Andantino in do minore, per la nobile e malinconica eloquenza conferita alla linea melodica e davvero ideale anche la lettura del Rondò, nel quale l’ interludio in forma di Minuetto con quattro variazioni è stato cesellato dalla Stuttgarter Kammerorchester guidata da Lonquich con una raffinatezza e ricchezza di sfumature davvero di altissima classe. Una magnifica esecuzione, tra le più belle interpretazioni mozartiane ascoltate negli ultimi anni qui a Stuttgart, che conferma una volta di più la statura artistica di Alexander Lonquich come grande pianista e musicista di alto livello. Il pubblico che ha riempito la Mozartsaal della Liederhalle in tutti gli ordini di posti ha applaudito a lungo tutti gli esecutori. Come fuori programma, una intensa e trasparente lettura dell’ Andantino dal Concerto K. 449 ha concluso in maniera perfetta un concerto di elevatissimo valore artistico. Aspettiamo adesso il ritorno di Alex Lonquich da queste parti, speriamo presto.

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