Ludwigsburg Forum am Schlosspark – Arabella Steinbacher

Foto ©Todd Rosenberg

Seguo regolarmente da tempo la carriera e i concerti di Arabella Steinbacher, che nei miei post ho più volte segnalato come una tra le violiniste più interessanti della giovane generazione. Non ho quindi voluto mancare all’ appuntamento della stagione del Forum am Schlosspark di Ludwigsburg in cui la trentasettenne virtuosa monacense si esibiva insieme all’ Orchestre Philharmonique de Strasbourg sotto la direzione di Marko Letonja. In questo caso, mi interessava particolarmente ascoltarla nel Concerto op. 77 di Brahms, che la Steinbacher ha in repertorio da tempo e di cui ha anche eseguito una registrazione all’ inizio della sua carriera. Il capolavoro brahmsiano rappresenta un test molto significativo per valutare la maturità interpretativa di un violinista e sotto questo aspetto la prova di Arabella Steinbacher è stata una splendida conferma del fatto che ci troviamo di fronte non solo a una strumentista di livello tecnicamente elevatissimo ma soprattutto a una musicista di autentica classe internazionale. Fin dalla prima entrata, la violinista monacense ha messo in mostra tutta la bellezza del timbro luminoso, penetrante anche se non di grandissimo volume, di un bellissimo colore argentato che lei è in grado di trarre dal suo magnifico strumento, lo Stradivari Booth del 1716 giá appartenuto in passato a Mischa Mischakoff, celebre virtuoso russo-americano che fu anche il Concertmaster della NBC Symphony Orchestra di Arturo Toscanini. Nell’ esecuzione del primo movimento, la flessibilità e l’ eleganza di un fraseggio curatissimo in tutte le sfumature agogiche e dinamiche erano assolutamente esemplari e mi hanno confermato la qualità che io apprezzo maggiormente nella Steinbacher fin da quando la ascoltai per la prima volta, nel 2012: la sua capacità di inserirsi nel discorso orchestrale in maniera dialogica, sempre evitando accuratamente di trasformare il concerto in una esibizione di virtuosismo fine a se stesso e cercando in modo continuativo e attento uno scambio reciproco di timbri e colori con l’ accompagnamento orchestrale; in poche parole, quella capacità di ascoltarsi reciprocamente suonando insieme che costituisce la vera caratteristica fondamentale del far musica. La virtuosa monacense ha calcolato in maniera perfetta, davvero da interprete matura e consapevole, la progressione drammatica del lungo e complesso primo tempo fino alla cadenza, in questo caso quella di Fritz Kreisler al posto di quella tradizionale scritta da Joseph Joachim, suonata con una precisione tecnica davvero di altissimo livello. Assolutamente affascinante la lettura che la Steinbacher ha dato dell’ Adagio, per la bellezza incantevole del suono e la cesellatura squisita di preziosi particolari, perfettamente sostenuta dalla sezione fiati della Philarmonique di Strasbourg guidata in maniera attentissima da Marko Letonja, bravissimo in tutta l’ esecuzione  per la capacità notevole di modellare le sonorità orchestrali in perfetta sintonia con il fraseggio del violino solista. Un terzo tempo suonato con ricercata eleganza, tecnicamente suonato ad altissimo livello ma senza mai esibire il virtuosismo in maniera plateale, ha concluso un’ interpretazione per me da collocare senza dubbi tra le migliori che io abbia ascoltato negli ultimi anni del Concerto brahmsiano. Il pubblico del Forum am Schlosspark ha applaudito a lungo la giovane violinista, che con le sue esibizioni negli ultimi anni si è guadagnata una stima particolare tra gli appassionati delle nostre parti. Un superbo fuori programma bachiano ha concluso la prova di Arabella Steinbacher, che per quanto mi riguarda ha costituito un’ ulteriore conferma della sua classe di violinista fra le migliori del nostro tempo.

La prova generale del concerto ripresa dallo studio di registrazione. Foto ©Forum am Schlosspark/FB

Nella seconda parte del programma, Marko Letonja e l’ Orchestre Philarmonique de Strasbourg hanno eseguito un’ ottima lettura della Symphonie fantastique di Hector Berlioz, partitura di grande virtuosismo strumentale che costituisce anch’ essa un severo banco di prova per una formazione sinfonica. La Philarmonique di Strasbourg, fondata nel 1855, è un complesso dal passato illustre che ha collaborato con molte celebri bacchette del passato e ha avuto direttori stabili illustri come Hans Pfitzner, Otto Klemperer, Paul Paray e Hans Rosbaud. Marko Letonja, cinquantasettenne direttore sloveno che ne ha assunto la guida nel 2011, è un musicista preparato e di ottima rinomanza internazionale. Come sanno molto bene gli appassionati la Symphonie Fantastique, oltre ad essere un lavoro tecnicamente arduo e ricco di passi insidiosi per l’ orchestra, è anche una partitura molto problematica da affrontare per un direttore dal punto di vista della concezione esecutiva, in quanto la scrittura strumentale e la concezione di base a tinte molto contrastanti presentano il rischio di cadere nel bombastico e nell’ esagerazione della spettacolarità effettistica. La miglior lode che io possa fare all’ interpretazione datane da Marko Letonja è proprio quella di aver evitato tutto questo con un tono interpretativo molto misurato, sempre tenuto su un tono di giusta e intensa drammaticità senza mai cadere in fraseggi troppo plateali. Dopo un primo tempo impostato su una bella progressione drammatica, il direttore sloveno è riuscito a realizzare atmosfere di grande eleganza nei ritmi di valzer del secondo movimento e ottimi colori strumentali nella scena campestre. Molto buona, per il tono drammaticamente severo ma composto, la Marche au supplice nella quale Letonja è riuscito a evitare quegli scoppi enfatici di sonorità che troppo spesso caratterizzano le interpretazioni di questa pagina. Molto ben definito anche il finale, in cui la Philarmonique de Strasbourg ha offerto una notevole prova di virtuosismo, realizzando in maniera eccellente la concezione serrata, essenziale e drammatica del direttore. In complesso, una lettura di livello davvero notevole nel suo mettere in evidenza la sbalorditiva modernità della scrittura orchestrale di Berlioz evitando qualsiasi forma di esagerazione plateale, che il pubblico ha salutato con lunghi e intensi applausi alla conclusione.

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