Stuttgarter Philharmoniker – Dan Ettinger e Nemanja Radulović

Foto ©Stuttgarter Philharmoniker/FB

Dan Ettinger prosegue i concerti della sua quarta stagione da Chefdirigent degli Stuttgarter Philharmoniker, che nelle serate sotto la sua guida fanno sempre registrare una notevole partecipazione di pubblico. Per il concerto dedicato a musiche di Bach, Vivaldi e Gustav Holst, con la partecipazione dei violinisti Nemanja Radulović e Tijana Milošević, la Liederhalle era esaurita in ogni ordine di posti, con diverse persone che cercavano di procurarsi un biglietto prima dell’ inizio. La serata era la seconda del ciclo Sextett, quest’ anno intitolato Blau perché gli appuntamenti di questa serie si tengono con la scena illuminata da un’ installazione di luci blu realizzata da Nikolaus Koliusis, sessantacinquenne artista visuale nato a Salzburg e residente a Stuttgart che nel suo lavoro si occupa principalmente degli effetti visivi come mezzo centrale della percezione spaziale e dei loro risultati sulla relazione dello spettatore con lo spazio fisico o architettonico. I materiali trasparenti e riflessivi spesso usati nel suo lavoro contribuiscono a generare processi riflessivi di percezione tramite i quali lo spettatore è portato a riflettere sulla sua identità e quindi sulla sua relazione con il mondo circostante. L’ esempio pratico si può vedere in questa foto ripresa durante il concerto.

Foto @www.koliusis.de

La prima parte del programma vedeva come protagonista il trentatreenne violinista franco-serbo Nemanja Radulović, rivelatosi nel 2006 sostituendo Maxim Vengerov in un concerto dell’ Orchestre Philharmonique de Radio France diretto da Myung-Whun Chung alla Salle Pleyel e da allora affermatosi come uno tra i giovani strumentisti più interessanti del panorama attuale. Radulović, che ha recentemente pubblicato alcuni album per la Deutsche Grammophon dopo la firma di un contratto come artista in esclusiva, si presenta in scena con un abbigliamento in stile quasi da rockstar, un po’ alla David Garrett. Si tratta comunque di uno strumentista tecnicamente molto completo e in possesso di notevoli qualità virtuosistiche. Io lo avevo già ascoltato qui a Stuttgart in due occasioni, con la RSO des SWR e poi nel concerto inaugurale di Ettinger come Chefdirigent, riportandone impressioni ampiamente positive dal punto di vista tecnico anche se le sue indubbie qualità istrioniche di showman lo portano qualche volta ad esagerazioni manieristiche nelle scelte interpretative. Nei Concerti di Bach e Vivaldi eseguiti in questa occasione, Radulović è stato invece molto convincente per un virtuosismo spettacolare ma sempre mantenuto entro i limiti del buon gusto. L’ esecuzione del Concerto in la minore BWV 1041 di Bach era davvero pregevole per freschezza di fraseggio e fascino delle sonorità. Nel Concerto bachiano in re minore BWV 1043 e nel Concerto op. 3 N°8 di Vilaldi, tratto dalla celebre raccolta L’ Estro armonico, insieme a Radulović suonava la quarantenne violinista serba Tijana Milošević, formatasi negli USA e divenuta Konzertmeisterin della Belgrad Philharmonic Orchestra a soli vent’ anni, collaboratrice abituale di Radulović in diversi progetti come i concerti dell’ ensemble Double Sense. Due belle esecuzioni, ricche di inventiva e spirito anche se l’ accompagnamento di tutta la sezione archi degli Stuttgarter Philharmoniker suonava a tratti un po’ pesante malgrado la grande attenzione di Ettinger nel dosare le sonorità.

Foto ©Stuttgarter Philharmoniker/FB

Dal mio punto di vista, la cosa più interessante del programma era comunque la presenza nella seconda parte della suite sinfonica The Planets di Gustav Holst, che da molti anni non ascoltavo in concerto. Il compositore inglese iniziò ad essere incuriosito dall’ astrologia in seguito ad un incontro con Clifford Bax, avvenuto durante un periodo di vacanze in Spagna nella primavera del 1912. Da questo interesse nacque The Planets, suite in sette movimenti, per orchestra sinfonica con la presenza di un coro femminile a bocca chiusa diviso in sei voci nella sezione conclusiva. I movimenti sono dedicati alla descrizione di sette pianeti dal momento che Holst non considerò la Terra e Plutone, all’ epoca ancora ignoto e scoperto solo il 18 febbraio 1930 dall’astronomo Clyde Tombaugh. Il lavoro compositivo di Holst iniziò con Mars nel 1914, poco prima dell’ inizio della Prima Guerra Mondiale e terminò tre anni più tardi con Mercury. Mentre orchestrava Jupiter, Holst si convinse che la spesa per l’ ingaggio di un’orchestra sinfonica adatta sarebbe stata proibitiva in tempo di guerra. Per fortuna Balfour Gardiner si offrì di sostenere le spese di un’ audizione privata per Holst ed i suoi amici della Queen’s Hall di Londra, con la collaborazione della London Symphony Orchestra diretta da Adrian Boult, che ebbe luogo in anteprima il 29 settembre 1918. La suite The Planets fu poi eseguita per la prima volta in pubblico (ad eccezione di Venus e Neptune) alla Royal Philarmonic Society il 27 febbraio 1919 e poi, in versione integrale, il 15 novembre 1920. La suite godette da subito di grande popolarità anche per la strumentazione ricca ed elaborata che consente a un’ orchestra di mettere in mostra il meglio dellle sue qualità tecniche. Dan Ettinger ne ha dato un’ interpretazione di ottimo livello per slancio, sottolineatura dello splendore sinfonico che caratterizza questa partitura e notevole cura dei particolari. Forse in Neptune, the Mystic il suono aveva a tratti uno spessore lievemente eccessivo rispetto alle indicazioni dinamiche della partitura, ma il tono aggressivo del fraseggio orchestrale in Mars, the Bringer of War e la perfetta sottolineatura dei ritmi frenetici e grotteschi in Uranus, the Magician rendevano l’ esecuzione molto pregevole anche per l’ ottima prova fornita dagli Stuttgarter Philharmoniker che hanno suonato con ottima compattezza e precisione. Successo assai vivo per un concerto davvero molto interessante.

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