SWR Symphonieorchester 2018/19 Abo-Konzert 2 – Eliahu Inbal

Foto ©swrclassic.de

Per il secondo concerto della stagione in abbonamento, la SWR Symphonieorchester ha invitato Eliahu Inbal, direttore che per diversi anni ha lavorato regolarmente a Stuttgart con la RSO des SWR e non ha sicuramente bisogno di presentazioni. Gli appassionati italiani lo conoscono bene per i suoi lunghi rapporti di collaborazione stabile con istituzioni di primo piano come il Teatro La Fenice di Venezia e l’ Orchestra Sinfonica Nazionale della RAI oltre che per la sua ricca produzione discografica, in cui spiccano le registrazioni integrali delle Sinfonie di Mahler, Bruckner, Schumann, Shostakovich e delle opere orchestrali di Berlioz, molto apprezzate a livello di pubblico e insignite di numerosi premi internazionali. Ho seguito per diverso tempo il direttore israeliano, oggi ottantaduenne ma sempre in possesso della sua tipica gestualità energica, scarna ed essenziale, durante il suo primo incarico a Venezia, iniziato verso la fine degli anni Settanta, nel corso del quale diresse non solo bellissime integrali sinfoniche mahleriane e beethoveniane, ma anche molte eccellenti produzioni operistiche nel campo del melodramma italiano. Un musicista che ha avuto una carriera internazionale di primissimo piano, nella quale spiccano le lunghe direzione stabili di orchestre prestigiose come la Tschechische Philharmonie, la Radio-Sinfonie-Orchester Frankfurt, la Konzerthausorchester Berlin oltre a concerti da ospite sul podio di quasi tutti i grandi complessi sinfonici internazionali e che in alcuni autori, Mahler su tutti, deve essere annoverato tra coloro che hanno scritto pagine di grande importanza nella storia interpretativa degli ultimi quarant’ anni.

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Nella prima parte della serata abbiamo ascoltato il Triplo Concerto op. 56 di Beethoven con le parti solistiche affidate al Ludwig Trio, complesso fondato nel 2009 dal violinista Abel Tomás e da suo fratello Arnau Tomás, violoncellista, entrambi membri fondatori del celebre Cuarteto Casals, insieme alla pianista coreana Hyo-Sun Lim. Scritto nel 1803-1804 ma pubblicato tre anni dopo, nel 1807, il lavoro rappresenta un omaggio del compositore di Bonn alla grande tradizione settecentesca del Concerto Grosso e della Sinfonia Concertante. Il materiale tematico affidato ai tre strumenti solisti viene quasi sempre esposto dal violoncello sulla corda più alta e poi sviluppato insieme agli altri due strumenti solisti in una serie di dialoghi complessi e serrati. Una bella esecuzione, impostata in maniera ritmicamente vivace e leggera nel suono, nella quale soprattutto Arnau Tomás ha messo in mostra una bella classe di strumentista nei suoi interventi, perfettamente assecondato dai preziosi arabeschi del violino di Abel Tomás e dal pianismo elegante e raffinato di Hyo-Sun-Lim. Quello che si apprezzava maggiormente in questa interpretazione della parte solistica era la perfetta unità di intenti espressivi tra musicisti abituati a suonare regolarmente insieme e che si capiscono alla perfezione negli scambi reciproci di colori e sonorità. Il tutto era governato in maniera egregia dalla direzione di Inbal, del quale si conosce da lungo tempo la non comune abilità nell’ accompagnare i solisti. Come fuori programma, il Ludwig Trio ha eseguito la Marche miniature viennoise di Fritz Kreisler nella versione per trio con pianoforte.

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Nella seconda parte del programma abbiamo ascoltato la Sinfonia N° 11 in sol minore op. 103 di Shostakovich, autore al quale la SWR Symphonieorchester dedicherà in questa stagione un ampio spazio nei programmi dei concerti in abbonamento. L’ Undicesima Sinfonia fu commissionata al compositore leningradese per il quarantesimo anniversario della Rivoluzione di Ottobre ed eseguita per la prima volta il 30 ottobre 1957 a Mosca, nella Sala Grande del Conservatorio, sotto la direzione di Natan Rachlin. Per questa occasione commemorativa il compositore volle dedicare la sua nuova partitura alla descrizione musicale del massacro di parecchie centinaia di lavoratori che si erano riuniti davanti al Palazzo d’ Inverno a San Pietroburgo l’ 8 ottobre 1905 per consegnare petizioni allo Zar Nicola Il.  Si tratta di un lavoro che segna una tappa importante nelle tormentate vicissitudini artistiche e personali seguite al trionfo dell’ opera Ledi Makbet Mtsenskogo Uyezda, il cui travolgente successo in Unione Sovietica fu stroncato dal celebre articolo apparso sulla Pravda e probabilmente dettato o almeno approvato da Stalin in persona, nel quale Shostakovich veniva accusato di tendenze borghesi e antisovietiche. Dopo la composizione delle tre Sinfonie che formano la cosiddetta Trilogia di Guerra, la requisitoria di Zdanov del 1948 portò al bando della musica di Shostakovich, che dovette aspettare la morte di Stalin e il XX Congresso del 1956 per riacquistare un ruolo nella vita musicale sovietica. L’ Undicesima Sinfonia è una partitura pervasa da un clima di intensa tragicità e, pensando in particolare al persistente sol minore del suo lungo primo movimento, si potrebbe anche definire come l’ apoteosi di una triade diminuita. A questo aspetto si aggiunge la presenza ampia di citazioni melodiche da canti rivoluzionari popolari, non solo russi ma anche di nazioni oppresse dalla dominazione zarista. Eliahu Inbal è un profondo conoscitore della musica di Shostakovich, autore che ha diretto in tutto il mondo durante la sua carriera e del quale ha registrato tutte le Sinfonie in un’ edizione discografica che ancora oggi è considerata fra le migliori. Il suo Shostakovich è duro, aggressivo, squassato tra laceranti esplosioni orchestrali e squarci melodici di avvincente e intensa drammaticità come nel terzo movimento, l’ Adagio che descrive la commemorazione delle vittime e il giuramento di vendetta dei superstiti. Per la SWR Symphonieorchester, naturalmente, una partitura come questa costituisce una splendida occasione per mettere in mostra tutto il meglio delle eccellenti doti strumentali sviluppate in questi ultimi due anni, che il direttore israeliano ha utilizzato per una lettura di taglio incisivo nel sottolineare al massimo le asprezze armoniche e le complicate strutture ritmiche della scrittura di Shostakovich. Nella sua interpretazione, che nell’ impostazione di base non si discostava molto dall’ incisione discografica effettuata nel 1992 con i Wiener Symphoniker, la linea esecutiva evidenziava molto i contrasti dinamici marcati nei momenti più drammatici, in particolare nel feroce Allegro in forma di Fuga che irrompe brutalmente nel secondo movimento e che Inbal ha sottolineato con un ritmo furioso (questo squarcio musicale è stato usato con grande efficacia per accompagnare la brutale sequenza della scalinata di Odessa in una riedizione sovietica del classico film muto di Sergei Eisenstein, La Corazzata Potemkin). Anche la tinta livida, quasi angosciosa che il direttore israeliano ha ottenuto dagli archi negli squarci melodici del primo tempo e nel finale era senza dubbio di grande effetto e perfettamente adeguata al carattere della musica. La tensione narrativa ottenuta da Inbal e il senso epico del racconto che il direttore di Gerusalemme ha ottenuto in questa esecuzione costituivano un modello interpretativo davvero esemplare. Il pubblico della Liederhalle ha applaudito a lungo tutti i protagonisti di un concerto davvero eccellente come esito complessivo.

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