Internationale Hugo-Wolf-Akademie – Marie-Nicole Lemieux e Roger Vignoles

Foto ©Denis Rouvre

Marie-Nicole Lemieux, quarantatreenne contralto canadese affermatasi soprattutto come interprete del repertorio barocco, è considerata una fra le più illustri liederiste della nostra epoca.  Ero quindi abbastanza curioso di ascoltare il suo recital con il quale la Internationale Hugo-Wolf-Akademie ha inaugurato il suo ciclo annuale dei Galeriekonzerte nella Vortragsaal della Staatsgallerie, il principale museo di Stuttgart. Per la sua seconda esibizione a Stuttgart la cantante originaria del Quebec ha scelto un bellissimo programma basato su testi di Goethe e Baudelaire, due giganti della letteratura particolarmente rappresentativi della cultura tedesca e di quella francese. Una serata di alto livello artistico in cui la Lemieux ha messo in mostra tutti i pregi di una voce dal timbro di autentico contralto, di colore attraente e dotata di una buona proiezione anche se lievemente forzata nelle note alte a causa di una posizione del suono a volte un po’ troppo bassa. Per quanto riguarda la personalità interpretativa, nella prima parte del programma a me è sembrata particolarmente apprezzabile l’ esecuzione di Gretchen am Spinnrade, uno tra i più celebri Lieder di Schubert per il quale il compositore austriaco utilizzò il testo della celebre ballata di Margarethe dalla prima parte del Faust di Goethe. Composto nel 1814 da uno Schubert a quell’ epoca diciassettenne, il Lied fu pubblicato quattro anni dopo come Op. 2. Insieme all’ Erlkönig, si tratta forse del brano più famoso di tutta la produzione liederistica schubertiana, per la freschezza e originalità dell’ ispirazione con cui il musicista riesce a tratteggiare la situazione drammatica impiegando pochi e semplici mezzi, come ad esempio il moto quasi ipnotico delle sestine di semicrome che evocano l’ arcolaio, sulle quali gli accenti sincopati della mano sinistra creano un effetto di  tensione drammatica realizzato con splendida efficacia. La Lemieux ne ha dato un’ interpretazione basata su un tono di intensità passionale assai efficace, con un fraseggio molto accurato culminante nella straziante invocazione finale sulle parole An seinen Küssen vergehen sollt!, resa davvero in modo coinvolgente. Anche negli altri brani della prima parte, che comprendeva le due versioni musicate da Schumann e Hugo Wolf del celebre Lied di Mignon Kennst du das Land dal romanzo Wilhelm Meisters Lehrjahre e un altro caposaldo della liederistica schubertiana come la ballata in cinque strofe Der Musensohn, le scelte di fraseggio della cantante canadese sono apparse efficaci e appropriate. Molto bella, per esempio, la chiusa della ballata dove la Lemieux ha sottolineato ottimamente il ritardando sul penultimo verso della quinta strofa, sulle parole Wann ruh ich ihr am Busen, col quale Schubert sembra volerci ricordare in qualche modo il fatto che anche un artista ha i suoi momenti di pena.

Ricca di spunti interessanti anche la seconda parte, con una raffinatissima scelta di romanze da camera su testi di Charles Baudelaire musicate da artisti della sua epoca. Si percepisce chiaramente in brani come L’ invitation au voyage di Henri Duparc e il celebre L’ albatros di Ernest Chausson, il profondo influsso stilistico che la scrittura wagneriana esercitò sui compositori francesi di questa generazione, che in termini musicali si traduce soprattutto in un impiego molto insistito delle armonie cromatiche. La scelta dei brani costituiva un bel panorama dei maggiori cultori di questo genere nella civiltà musicale francese del suo tempo; l’ unica, se non si considera l’ attività dei grandi compositori russi, che in qualche misura sia riuscita a non scomparire del tutto nel confronto con la fioritura stupenda del Lied tedesco. Qui Marie-Nicole Lemieux ha dato un magnifico saggio di fraseggio graduato in tutte le sfumature, tramite una dizione scolpita e raffinata unita a una personalità interpretativa davvero da artista di grande classe. Roger Vignoles, suo abituale partner pianistico, l’ ha assecondata alla perfezione con un accompagnamento esemplare per bellezza sonora e assoluta sintonia espressiva con il canto. Una prestazione assolutamente esemplare, fra le migliori che io abbia ascoltato da un pianista nel campo liederistico. Grande successo e due splendidi fuori programma: il celeberrimo Heidenröslein di Schubert, cesellato con grazia e tono squisitamente umoristico, seguito dall’ aria Connais tu le pays dalla Mignon di Ambroise Thomas, ultimo e appropriato omaggio a Goethe che ha chiuso splendidamente una serata di grande raffinatezza culturale.

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