Stuttgarter Philharmoniker – Dan Ettinger dirige Mozart e Schubert

Foto ©Maya Valcheva

Per il primo concerto della sua quarta stagione come Chefdirigent degli Stuttgarter Philharmoniker, Dan Ettinger ha presentato un programma assai interessante nella sua originalità di concezione. L’ idea di fare ascoltare separatamente al pubblico la sezione dei fiati e quella degli archi dell’ orchestra dava infatti la possibilità di apprezzare i risultati del lavoro compiuto dal quarantasettenne direttore israeliano nei suoi quattro anni di gestione artistica, durante i quali gli Stuttgarter Philharmoniker hanno ottenuto progressi significativi sul piano della qualità sonora e della coesione d’ insieme. Dan Ettinger ha detto in una recente intervista di avere accettato il prolungamento fino al 2023 del suo contratto di Chefdirigent per poter sviluppare pienamente un affinamento del complesso dal punto di vista della precisione e della compattezza sonora, che non può essere svolto nell’ arco di sole due o tre stagioni. Insieme alle nomine di Cornelius Meister a nuovo Generalmusikdirektor della Staatsoper e di Teodor Currentzis a primo Chefdirigent della nuova SWR Symphonieorchester, questa notizia conferma le ottime prospettive che il pubblico di Stuttgart può attendersi per quanto riguarda la vita musicale dei prossimi anni. Con tre musicisti di assoluto rilievo alla guida delle principali istituzioni cittadine, Stuttgart conferma il suo ruolo di assoluto rilievo nel panorama della vita culturale tedesca per quantità e qualità di proposte offerte dai programmi delle stagioni concertistiche.

Oltre a tutto questo, l’ aspetto forse più attraente della serata era costituito dalla possibilità di ascoltare in successione due tra i massimi capolavori della letteratura cameristica classica. La Serenata in si bemolle maggiore K. 361 di Mozart per dodici strumenti a fiato sostenuti nelle linee armoniche da un contrabbasso, eseguita nella prima parte del concerto e di solito chiamata Gran Partita anche se il titolo non è di mano del compositore, occupa infatti una posizione di particolare rilievo nella produzione del compositore salisburghese per la grandiosità della struttura formale che conta ben sette movimenti, la felicità dell’ invenzione melodica e l’ originalità dell’ organico strumentale. Al complesso di due oboi, due clarinetti, due fagotti e due corni di solito impiegato nelle composizioni di questo tipo, Mozart impiega in questa partitura una seconda coppia di corni, il contrabbasso e due corni di bassetto che fanno qui la prima comparsa nella sua produzione, per riapparire poco dopo nel primo atto dell’ Entführung aus dem Serail come accompagnamento dell’ aria di Konstanze Traurigkeit word mir zum Lose. L’ esecuzione è stata sicuramente di ottimo livello: Ettinger ha ottenuto dai dodici strumentisti a fiato un suono morbido, compatto, ricco di sfumature e fraseggi caratterizzati da notevole eleganza e intensità espressiva. Molto bella in particolare la lettura del celebre Adagio, una tra le pagine più belle non solo di Mozart ma di tutta la musica occidentale, citato in uno dei momenti più toccanti del celeberrimo film Amadeus che Milos Forman trasse dalla commedia di Peter Sheffer, nella scena in cui il vecchio Salieri per descrivere la genialità di Mozart parla di questa pagina dicendo: “Era una musica che non avevo mai sentito, espressione di irrefrenabili desideri. Sembrava di ascoltare la voce di Dio”.

Foto ©Stuttgarter Philharmoniker/FB

Nella seconda parte del programma, il ruolo di protagonista passava alla sezione archi con la quale Dan Ettinger ha eseguito il celebre Quartetto in re minore D. 810 Der Tod und das Mädchen di Schubert nella versione per orchestra d’ archi di Gustav Mahler, che disse in diverse occasioni di averla preparata perché desiderava moltissimo eseguire questo straordinario capolavoro, pur non essendo lui uno strumentista. La trascrizione mahleriana costituisce inoltre la testimonianza di una tradizione esecutiva antica, documentata anche da leggendarie incisioni discografiche come quella di Wilhelm Furtwängler della beethoveniana Die Große Fuge e quella del Quartetto op. 131, sempre del musicista di Bonn, eseguita dagli archi dei Wiener Philharmoniker diretti da Leonard Bernstein. È un tipo di lettura che richiede una grande attenzione da parte del direttore nel dosare le sonorità per non appesantire e rendere poco comprensibili le linee tematiche della scrittura a quattro voci. Dan Ettinger è riuscito ad evitare questo rischio, guidando i quarantacinque archi degli Stuttgarter Philharmoniker, impeccabili per compattezza e precisione di cavata anche se ancora leggermente carenti di pienezza timbrica in certi passaggi, in un’ esecuzione ricca di slancio e passionalità soprattutto nella resa intensa e struggente del secondo movimento, costituito da una serie di Variazioni sul motivo del celebre Lied che dà il titolo a tutta la composizione, ma sempre perfettamente equilibrata nell’ evidenziazione delle strutture, culminata in una vorticosa esecuzione del Presto conclusivo che ha strappato intensi e lunghi applausi al pubblico della Liederhalle, intervenuto assai numeroso a questa serata.

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