Charles Aznavour (1924-2018)

Charles Anzavour durante un concerto, a Parigi nel 2011. Foto ©AFP

Il mondo della musica, degli appassionati di qualunque tipo di musica, piange oggi la scomparsa di un artista fra i più grandi in assoluto. Charles Aznavour si è spento oggi, all’ età di 94 anni, nella sua residenza di Mouriés in Provenza. Nato a Parigi il 22 maggio 1924 da una famiglia di immigrati armeni sopravvissuti al genocidio che si trovava in Francia nell’ attesa di ottenere un visto per gli Stati Uniti, Chahnourh Varinag Aznavourian, come si chiamava all’ anagrafe, lasciò la scuola a dieci anni per seguire il suo sogno di diventare un cantante e attore. Il ragazzo armeno durante la sua adolescenza fece esperienze teatrali e musicali di vario genere, durante le quali rimase profondamente influenzato dall’ ascolto di Maurice Chevalier e Charles Trenet, che diverranno i suoi modelli. Nel 1946 la grande Edith Piaf lo invito a esibirsi insieme a lei e al gruppo vocale Les Compagnons de la chanson per una tournée in Francia e negli Stati Uniti. Il successo vero e proprio arrivò nel giugno 1955, quando Aznavour fu scritturato per tre settimane all’ Olympia, la celebre sala parigina situata al numero 28 del boulevard des Capucines che sotto la direzione del leggendario impresario Bruno Coquatrix era divenuta il tempio della musica nazionale francese oltre ad ospitare anche grandi artisti internazionali. Da qui, iniziò una carriera internazionale di altissimo profilo che consacrò rapidamente il cantante franco-armeno come una fra le autentiche leggende musicali del dopoguerra. Senza voler ripercorrere tutte le tappe di un percorso artistico straordinario, narrato personalmente dallo stesso Aznavour in diversi volumi autobiografici e interviste, che ha prodotto più di 1200 canzoni scritte e interpretate in otto lingue diverse, 180 milioni di dischi venduti, la partecipazione a più di ottanta film tra cui è opportuno ricordare almeno Tirez sur le pianiste di François Truffaut (1960), Le Testament d’Orphée diretto e interpretato da Jean Cocteau, con Jean Marais (1959), And Then There Were None di Peter Collinson (1974) e il ruolo di Sigismund Markus in Die Blechtrommel, la celebre versione cinematografica del romanzo di Günter Grass diretta da Volker Schlöndorff premiata nel 1979 a Cannes e l’ anno seguente a Hollywood con l’ Oscar come miglior film straniero, vorrei spendere qualche riga sulle caratteristiche principali dell’ arte canora di Aznavour. Una voce del tutto particolare, che lui stesso definiva, in maniera lucida e distaccata, così:

Quels sont mes handicaps ? Ma voix, ma taille, mes gestes, mon manque de culture et d’instruction, ma franchise, mon manque de personnalité. Ma voix? Impossible de la changer. Les professeurs que j’ai consultés sont catégoriques : ils m’ont déconseillé de chanter. Je chanterai pourtant, quitte à m’en déchirer la glotte. D’ une petite dixième, je peux obtenir une étendue de près de trois octaves. Je peux avoir les possibilités d’ un chanteur classique, malgré le brouillard qui voile mon timbre.

Charles Aznavour, Aznavour par Aznavour, Paris, Fayard, 1970

Lo stile musicale di Aznavour come compositore di canzoni risente senz’ altro della rinascita culturale che in Francia, verso la fine degli anni Cinquanta, produsse artisti come Jean-Paul Sartre, Albert Camus e la corrente conematografica della Nouvelle Vague. Nel campo musicale, Charles Aznavour fu uno degli artefici di questa rinascita dopo la grande Edith Piaf, che fu la prima a intuirne le qualità artistiche, affermandosi insieme a Gilbert Bécaud e Jean Ferrat. La malinconia venata di tristezza dei testi di Aznavour veniva arricchita dalle caratteristiche di una vocalità del tutto particolare, basata su un temperamento musicale di straordinario livello e su una capacità pressochè unica di dare forza e significato alle parole con infinite sfumature di accento. Credo che la maniera di porgere la frase tipica di Aznavour abbia avuto pochi eguali in tutta la storia del canto per la ricchezza incredibile dei colori, la squisitezza di una dizione scolpita e raffinata in tutte le lingue in cui ha cantato, il fraseggio intenso e concentrato. Uno tra i migliori esempi di quanto sto cercando di spiegare è, secondo me, questo:

 

 

Si tratta di un vero e proprio capolavoro della canzone moderna, di quelli che al primo ascolto ti rimangono per sempre nella memoria. Per aggiungere qualche dettaglio sul successo di Aznavour, possiamo anche ricordare che è stato uno dei non molti artisti che, grazie alla durata della sua carriera, è passato attraverso quattro formati discografici: il 78 giri (le prime incisioni sono del giugno 1948), il microsolco, 33 giri e 45 giri (dal 1953), il CD (dal 1994) e la vendita online di musica digitale (suppongo dal 2003, ma i servizi di musica a pagamento sono avari di informazioni cronologiche precise). Di artisti che hanno iniziato a incidere all’ epoca del 78 giri e che sono ancora vivi ce ne sono diversi, ma ovviamente la maggior parte si sono ritirati dalle scene e non pubblicano più nuovi lavori da anni.

Ascoltiamo ancora l’ arte di questo magnifico cantante in uno dei suoi brani più popolari, personalmente forse quello che io amo di più.

 

 

Vale la pena di rileggere, in questa occasione, lo splendido testo di una canzone che ha segnato un’ epoca.

Je vous parle d’un temps
Que les moins de vingt ans
Ne peuvent pas connaître
Montmartre en ce temps-là
Accrochait ses lilas
Jusque sous nos fenêtres
Et si l’humble garni
Qui nous servait de nid
Ne payait pas de mine
C’est là qu’on s’est connu
Moi qui criait famine
Et toi qui posais nue
La bohème, la bohème
Ça voulait dire
On est heureux
La bohème, la bohème
Nous ne mangions qu’un jour sur deux
Dans les cafés voisins
Nous étions quelques-uns
Qui attendions la gloire
Et bien que miséreux
Avec le ventre creux
Nous ne cessions d’y croire
Et quand quelque bistro
Contre un bon repas chaud
Nous prenait une toile
Nous récitions des vers
Groupés autour du poêle
En oubliant l’hiver
La bohème, la bohème
Ça voulait dire
Tu es jolie
La bohème, la bohème
Et nous avions tous du génie
Souvent il m’arrivait
Devant mon chevalet
De passer des nuits blanches
Retouchant le dessin
De la ligne d’un sein
du galbe d’une hanche
Et ce n’est qu’au matin
Qu’on s’asseyait enfin
Devant un café-crème
Épuisés mais ravis
Fallait-il que l’on s’aime
Et qu’on aime la vie
La bohème, la bohème
Ça voulait dire
On a vingt ans
La bohème, la bohème
Et nous vivions de l’air du temps
Quand au hasard des jours
Je m’en vais faire un tour
À mon ancienne adresse
Je ne reconnais plus
Ni les murs, ni les rues
Qui ont vu ma jeunesse
En haut d’un escalier
Je cherche l’atelier
Dont plus rien ne subsiste
Dans son nouveau décor
Montmartre semble triste
Et les lilas sont morts
La bohème, la bohème
On était jeunes
On était fous
La bohème, la bohème
Ça ne veut plus rien dire du tout
Composta nel 1965 da Aznavour insieme a Jacques Plante, La Bohéme era destinata in origine a essere eseguita da Georges Guétary, un cantante di operette molto in voga negli anni Sessanta in Francia. Ma la casa discografica di Aznavour lo spinse con insistenza a registrarla e il disco divenne immediatamente un successo mondiale. Il contenuto del testo, con i suoi continui richiami alla vita in povertá degli artisti nel quartiere di Montmartre, fa sicuramente pensare a un brano dal carattere autobiografico in cui Aznavour rievoca gli inizi della sua carriera.

Charles Aznavour ha cantato praticamente fino all’ ultimo giorno della sua vita, con un’ energia assolutamente incredibile che non cedeva all’ avanzare dell’ età, come si può vedere nei video delle sue esibizioni più recenti, ampiamente disponibili in rete. Lo ricorderanno per sempre gli appassionati di tutto il mondo, la Francia della quale era divenuto un vero e proprio simbolo nazionale e che gli sta apprestando esequie grandiose come si conviene a una leggenda, la sua Armenia che lui ha tanto contribuito ad aiutare in numerosissime circostanze e milioni di persone a cui la sua musica è stata compagna durante infinite circostanze della vita. Come per tutti i musicisti la cui arte ha raggiunto gli ascoltatori di tutto il mondo, oggi salutiamo per sempre un uomo che con la sua arte ha contribuito come pochi altri a rendere la nostra vita migliore.

Merci de vibrer nos cordes d’ âme d’ envie de vivre grâce a vos paroles et votre voix vibrantes.
Adieu, monsieur Charles Aznavour!

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