Grandi direttori del passato – Vaclav Talich

Vaclav Talich in una foto degli anni Trenta

Inizio con questo post una nuova rubrica, dedicata ai grandi direttori d’ orchestra del passato la cui fama oggi non è pari al loro effettivo valore. Escludendo quindi in partenza i mostri sacri del podio come Toscanini, Furtwängler, Bruno Walter, Klemperer o Mitropoulos, vorrei cercare con questi articoli di riportare all’ attenzione del pubblico le bacchette che per tutta una serie di ragioni oggi non sono ricordate dal pubblico degli appassionati in misura adeguata alla grandezza loro arte, che molto spesso è pari, se non addirittura superiore, a quello delle leggende del podio sopra citate.

Un perfetto esempio di questa tesi è proprio Vaclav Talich (1883-1961), il direttore che portò la Česká filharmonie, ossia l’ Orchestra Filarmonica Ceca, al rango di formazione concertistica internazionale durante i suoi anni di attività come direttore stabile, dal 1919 al 1931 e poi dal 1933 al 1941. Talich, oggi scarsamente ricordato al di fuori dell’ Europa orientale, fu ammirato da molti colleghi illustri come Herbert von Karajan, che lo ascoltò molte volte negli anni della sua giovinezza e poco prima della morte ne parlò in questi termini:

Ho ascoltato molte volte Talich. E posso dire che egli ebbe su di me una fortissima influenza. Era una persona dalle grandi capacità. Aveva quel che mi sembrò un grande talento per, come posso dire, trasformare l’ orchestra in un corpo unico e dominarla come se fosse un solo strumento espressivo. Mi affascinava guardarlo, specie perché allora non ero in grado di arrivare a tanto. Cercavo di imitarlo, ma inutilmente. Lasciò una profonda impressione su di me e sapevo che negli anni a venire avrei dovuto lavorare in quella direzione.

(cit. Conversazioni con Herbert von Karajan a cura di Richard Osborne, traduzione di Oddo Piero Bertini, Guanda Editore, 1990, pag. 80)

Vaclav Talich nacque il 28 maggio 1883 a Kroměříž nella regione di Ziin, che all’ epoca faceva parte dell’ Impero Austro-Ungarico, da una famiglia di musicisti. Fin dai primi anni di vita sviluppò un talento precoce per il violino e su sollecitazione di Antonin Dvořák venne ammesso al Conservatorio di Praga, dove studiò con il leggendario virtuoso Otakar Ševčík, che fu il maestro anche del celebre Jan Kubelik. Nel 1904, a soli ventun anni, venne ingaggiato da Arthur Nikisch come Konzertmeister dei Berliner Philharmoniker e rimase talmente affascinato dal celebre direttore da decidersi di passare anche lui alla direzione d# orchestra. Dopo un periodo di apprendistato in teatri minori come Odessa, Ljubljiana, Tiflis, Lublin e Pilsen, poco prima dello scoppio della Prima Guerra Mondiale tornò in Germania per diventare assistente di Nikisch e terminare gli studi di composizione con Max Reger, dedicandosi poi durante gli anni del conflitto allo studio delle lettere classiche e alla musica da camera come violista di quartetto, insieme al grande violinista e compositore Josef Suk.

Il 30 ottobre 1918, due giorni dopo la proclamazione della nuova repubblica indipendente della Cecoslovacchia. il trentacinquenne Vaclav Talich saliva per la prima volta sul podio dell’ Orchestra Filarmonica Ceca, fontata nel 1894 dai musicisti del Teatro Nazionale di Praga e stimatissima da Gustav Mahler che vi diresse nel 1908 la prima esecuzione assoluta della sua Settima Sinfonia. Sotto la direzione di Talich, l’ orchestra praghense raggiunse negli anni successivi una reputazione da complesso di rango internazionale grazie a numerose tournées all’ estero e incisioni discografiche relizzate grazie a un contratto di esclusiva con la His Master’s Voice. Come Karajan nella sua dichiarazione sopra citata, i critici di tutta Europa scrissero parole di ammirazione per la compattezza e la qualità sonora del complesso che Talich aveva portato a livelli di perfezione degni di un’ orchestra di rango mondiale. La fama di Vaclav Talich venne accresciuta ulteriormente da una serie di ingaggi come direttore ospite presso quasi tutte le più importanti formazioni sinfoniche internazionali. Nell’ autunno del 1935 Talich fu nominato anche amministratore del Teatro Nazionale di Praga, dove si adoperò attivamente per includere nel normale repertorio le opere di Leoš Janáček. Durante gli anni dell’ occupazione nazista, il maestro moravo si battè attivamente per difendere i diritti dei suoi musicisti fino al 1941, quando la sempre più crescente influenza oppressiva del governo nazista lo portò a rassegnare le dimissioni da tutti gli incarichi.

Vaclav Talich in una foto del 1935

Paradossalmente, dopo la liberazione della Cecoslovacchia anche il nuovo governo mise sotto inchiesta e fece arrestare Talich per il suo atteggiamento verso gli occupanti che, senza essere collaborazionista, fu considerato passivo. Il maestro fu liberato poche settimane dopo, in seguito a una massiccia protesta dei suoi musicisti. Dopo il suo rilascio, Talich fu tra i promotori del festival Pražské jaro, ossia Primavera di Praga, la cui prima edizione ebbe luogo nel 1946. Prima che gli fosse permesso di dirigere nuovamente in pubblico Talich fondò, insieme ad alcuni studenti del Conservatorio di Praga, l’ Orchestra da Camera Ceca che due anni dopo si sciolse in seguito alla persecuzione contro Talich intrapresa anche dal regime comunista arrivato al potere nel 1948, in quanto gli studenti si rifiutarono di proseguire l’ attività con un altro direttore. Vaclav Talich in quegli anni decise comunque di non lasciare il paese e si mise a lavorare a Bratislava dove nel 1949 fondò l’ Orchestra Filarmonica Slovacca della quale fu direttore stabile fino al 1952. Per diversi anni, l’ attività di Talich a Praga fu fortemente limitata dai governi comunisti di Klement Gottwald e Antonin Novotny. Il grande direttore potè tornare stabilmente sul podio della sua Filarmonica Ceca, con la quale comunque anche in quegli anni aveva potuto realizzare altre incisioni discografiche per la nuova etichetta statale Supraphon, solo nel 1954 per un ultimo concerto e poi nel 1955 per una serie di registrazioni televisive. Talich spese i suoi ultimi anni di vita nella sua villa di Beroun, poco distante da Praga, dove ricevette visite regolari dai suoi allievi, tra cui i più illustri furono Karel Ančerl, che nel 1950 fu il suo successore alla guida della Filarmonica Ceca, e Charles Mackerras, che fu suo assiduo collaboratore nella diffusione delle opere di Janáček. Mentre il governo comunista imponeva il silenzio sulla sua figura, Vaclav Talich morì il 16 marzo 1961.

Vaclav Talich insieme al nipote Jan Talich, violinista e fondatore del Talich Quartet

La grandezza interpretativa di Vaclav Talich è fortunatamente documentata da una discografia abbastanza nutrita e anche oggi facilmente reperibile in numerose ristampe economiche. Io ho cominciato a procurarmi i dischi di Talich quando ero ancora un ragazzo e sono sempre rimasto affascinato dal suo stile direttoriale asciutto, intensamente drammatico e dai risultati sonori da lui ottenuti tramite una disciplina e un rigore formativo paragonabili a quelli del celebre Evgeny Mravinsky, che fu con lui in ottimi rapporti e venne spesso invitato a dirigere la Filarmonica Ceca. Il primo ascolto che voglio proporre è questa straordinaria interpretazione della Sinfonia N°7 di Dvořák, registrata a Londra nel 1938.

 

 

Il pathos intensamente tragico, incalzante ma sempre composto, l’ intensità drammatica che a tratti diventa parossistica come nell’ ultima perorazione prima delle battute finali del primo movimento, il canto nobile e sconsolato del tempo lento, il tono quasi di danza macabra che Talich conferisce al ritmo di furiant dello Scherzo e la grandiosità quasi epica del Finale rendono questa registrazione un modello assoluto di riferimento. Anche altri esponenti della grande scuola direttoriale ceca come Karel Ančerl, Vaclav Neumann e Rafael Kubelik, che hanno lasciato splendide incisioni della Sinfonia in re minore, faticano a reggere il confronto con il tono di grandiosa tragedia epica evocato da Talich. Un disco straordinario, che ogni appassionato dovrebbe procurarsi.

Proseguiamo con un documento storico: la registrazione integrale del ciclo Má vlast di Bedřich Smetana, in una esecuzione dal vivo del 1939, durante i primi mesi dell’occupazione nazista. La radio norvegese trasmise il concerto in diretta e i nastri finirono nell’ archivio della Filarmonica Ceca, che dopo la caduta del regime comunista li passò alla Supraphon per la pubblicazione in CD.

 

 

Vaclav Talich suscita atmosfere sonore emozionanti, intense e drammatiche nei primi quattro poemi del ciclo; non c’ è un solo momento di caduta della tensione o esibizionismo fine a se stesso come spesso accade con questa musica, anche con i più grandi direttori d’ orchestra. Ma è con il quinto poema, Tabor, che inizia qualcosa di indescrivibile: un’ esibizione di intensità ardente, incandescente, mentre la musica racconta la storia dell’ ascesa degli Hussiti e il risveglio dei cavalieri che sarebbero venuti per salvare la nazione ceca nelle sue ore più buie. Talich e la Filarmonica Ceca non si trattengono, lasciano libero sfogo ai sentimenti e l’ esecuzione diviene una vera e propria pagina di canto per la libertà. Un’ interpretazione di forza espressiva e pathos tragico assolutamente coinvolgenti, soprattutto pensando alle circostanze storiche in cui il concerto ebbe luogo.

Ma Vaclav Talich non era solo un superbo interprete della musica ceca. Il suo repertorio comprendeva anche i classici della grande tradizione tedesca, Debussy e anche Wagner. Lo testimonia questa esecuzione, tutt’ altro che priva di interesse, del Preludio e della Liebestod dal Tristan und Isolde.

 

 

Concludiamo con un altro documento storico, che ci mostra Vaclav Talich in una delle registrazioni televisive durante le quali diresse per l’ ultima volta la sua Filarmonica Ceca. In questo video possiamo ammirare una struggente esecuzione della Danza Slava N° 10 in mi minore di Dvořák

 

 

È tutto per questa prima puntata della rubrica. Per quanto riguarda i prossimi direttori che verranno presi in esame, proposte e suggerimenti sono graditi.

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2 pensieri su “Grandi direttori del passato – Vaclav Talich

  1. Io avrei da suggerire Marcel Couraud. Mi rendo conto che in vita non fu affatto uno sconosciuto. Ho però l’impressione che oggi sia dimenticato. Come sai, è stato un grande interprete sia di Bach che di musica del’’900, specie vocale.

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