Musikfest Stuttgart 2018 – Sichten auf Bach 1

Foto ©Holger Schneider

Uno dei punti principali nei cartelloni della Musikfest Stuttgart è costituito dai concerti di musica sacra. Da sempre, questi appuntamenti sono i più seguiti dal pubblico e fanno registrare regolarmente il tutto esaurito. Per un ascoltatore italiano, fà sempre una grande impressione vedere l’ attenzione e la concentrazione  con cui il pubblico tedesco segue questa musica, che costituisce un patrimonio culturale con cui la gente si identifica in pieno. Certamente, alla base di tutto questo ci sono ragioni di identità e tradizione religiosa, tramandate dalla grande eredità del canto corale che costituisce uno dei punti salienti della cultura musicale di questo popolo. Del resto, la Bachakademie è stata fondata da Helmuth Rilling proprio con lo scopo di proporre e divulgare la conoscenza del grande repertorio sinfonico-corale tedesco e, per quanto mi riguarda personalmente, seguendo le stagioni musicali di questo sodalizio ho avuto la possibilità di approfondire la mia conoscenza di un repertorio che in Italia si può ascoltare solo saltuariamente.

Di tutta la programmazione dedicata al repertorio sacro nella Musikfest, il ciclo Sichten auf Bach è quello che fa registrare la maggior affluenza di spettatori ed è forse quello che io seguo con maggior piacere. Anche in questa edizione la serie presenta in tre concerti su cinque le consuete proposte di Cantate bachiane, dando la possibilitá al pubblico di confrontare diversi tipi di approcci esecutivi a questo tipo di musica. Nella prima serata, tenutasi nella Mozartsaal della Liederhalle, Hans-Cristoph Rademann ha guidato la Gaechinger Cantorey da lui riorganizzata come complesso strutturato secondo criteri filologici in quattro splendide Kantaten composte durante i primi anni del servizio svolto da Bach come Thomaskantor a Leipzig. L’ esecuzione ci ha dimostrato una volta di più che Rademann alla guida di un ensemble tramite il quale può realizzare pienamente le sue intuizioni musicali dimostra tutta la sua statura di interprete bachiano tra i maggiori della nostra epoca, per la profonda penetrazione interpretativa, la chiarezza della concertazione e la coerenza perfetta di un fraseggio calcolato nei minimi particolari. Quello di Rademann è un Bach vivo, vibrante ed espressivamente intenso senza mai perdere di vista la perfetta consapevolezza stilistica. Come sempre nelle esecuzioni bachiane del direttore sassone, eccezionale è stato il lavoro sull’ articolazione del testo.

Foto ©Holger Schneider

Nelle esecuzioni di Rademann alla guida della nuova Gaechinger Cantorey, uno degli aspetti più attraenti per l’ ascoltatore è proprio quello di poter capire con assoluta chiarezza tutti i minimi dettagli della parola cantata. Rademann sfrutta le possibilità offertegli dai suoi nuovi cmplessi per un lavoro di cesello sulle sfumature testuali che vengono sbalzate con una chiarezza e una evidenza assolute. Anche il cast vocale scelto dal direttore sassone per questo concerto ha offerto una prova di alto livello soprattutto per quanto riguarda il mezzosoprano Anke Vondung, cantante originaria di Speyer le cui esecuzioni bachiane e händeliane da me ascoltate nei concerti della Bachakademie mi sono sempre apparse esemplari. Anche in questa occasione, la quarantaseienne cantante renana ha messo in mostra tutta l’ intensità di un fraseggio perfettamente consapevole e i pregi timbrici di una voce notevole dal punto di vista qualitativo. Lenneke Ruiten, quarantunenne soprano olandese che in questi ultimi anni si è imposta all’ attenzione del pubblico internazionale soprattutto come interprete mozartiana, ha cantato in maniera convincente le sue arie, raggiungendo notevoli risultati soprattutto in “Gott schickt uns Mahanaim zu” della Kantate Es erhub sich ein Streit BWV 19 e nella squisita aria su un ritmo quasi danzante “”Gottes Engels weichen nie” dalla Kantate Man singet mit Freuden vom Sieg BWV 149. il tenore Nicholas Mulroy e il basso-baritono Peter Harvey, già fra i protagonisti della serata haydniana inaugurale, hanno fornito un’ altra prestazione di eccellente livello. In particolare Peter Harvey ha convinto anche in questa esibizione per l’ autorevolezza del fraseggio e la pasta vocale di uno strumento dal bel colore scuro e ricco di sfumature. Successo intensissimo, con lunghi applausi da parte del pubblico di una Mozartsaal quasi completamente piena.

Foto ©Holger Schneider

Il giorno seguente, nella Stiftskirche dove si tengono quasi tutti gli appuntamenti delle Sichten auf Bach, abbiamo potuto ascoltare il concerto di Hermann Max, uno tra i pionieri nel campo della ricerca musicologica e dell’ esecuzione storicamente informata, che si esibiva per la prima volta a Stuttgart. Il settantasettenne direttore e musicologo nativo di Goslar nella Niedersachsen ha portato con se la sua Rheinische Kantorei, da lui fondata nel 1985, e il complesso strumentale Das Kleine Konzert per l’ esecuzione di due Kantaten bachiane e di una composta da Johann Ludwig Bach (1677-1731) lontano parente di Johann Sebastian appartenente alla cosiddetta Arnstädter Linie della famiglia e conosciuto come il Meininger Bach per aver svolto quasi tutta la sua attività di strumentista e Hofkapellmeister alla corte di Meiningen in Thuringien. Fu autore di una ricca produzione dedicata quasi esclusivamente alla musica sacra, della quale ci rimangono solo due messe e ventiquattro Kantaten grazie a Johann Sebastian che le trascrisse e ne utilizzò i testi per sue composizioni. La Kantate Die mit Tränen säen, che Johann Sebastian fece eseguire a Leipzig nel 1726, fu sicuramente scritta per la terza domenica dopo la Pasqua come si evince dalla scelta dei testi. è un lavoro di ottima qualità musicale, scritto per quattro solisti, coro e una strumentazione ridotta ai soli archi, che rivela sicuramente la mano di un musicista ispirato e tecnicamente evoluto. Insieme a questo lavoro, Hermann Max ha presentato la Kantate Du Friedefürst, Herr Jesu Christ BWV 116. scritta da Johannes Sebastian Bach per la venticinquesima domenica dopo la Trinità del  1724 e appartenente al primo Jahrgang completo di Kantaten composto per la Thomaskirche di Leipzig, insieme a Herr Gott, dich loben wir BWV 16, Kantate per il Capodanno del 1726 dalla strumentazione ricca ed elaborata comprendente anche un oboe da caccia che nell’ aria “Geliebter Jesu, du allein” dialoga con la voce di tenore e il basso continuo quasi nella forma di una Triosonate. L’ esecuzione è apparsa anche in questo caso davvero di ottimo livello. Hermann Max propone un Bach sobrio, essenziale nella sua severa espressività e i complessi della Rheinische Kantorei e Das Kleine Konzert sono apparsi tecnicamente impeccabili per la trasparenza del tessuto strumentale e la chiarezza nell’ articolazione dei testi. Tra le voci solistiche, particolarmente appropriata mi è apparsa quella del tenore Georg Poplutz per la luminosità del timbro e il buon controllo dell’ emissione. Successo anche in questo caso assai vivo.

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