Eleanor Steber

Eleanor Steber in costume di Donna Anna. Foto: coll. University at Buffalo Libraries

Gli amanti del buon canto, categoria alla quale io mi pregio di appartenere, considerano Eleanor Steber come una fra le più grandi artiste del secolo scorso. Una voce splendida, completa, tecnicamente inappuntabile e una personalità interpretativa di altissimo livello  Cantante versatile, in grado di spaziare agevolmente in un repertorio esteso dalle Cantate di Bach fino alla musica contemporanea, la Steber appare ancora oggi un modello esecutivo di riferimento in quasi tutte le sue interpretazioni. A questo si deve aggiungere che la Steber cantava in inglese, tedesco, italiano e francese senza difficoltà o difetti di pronuncia, anzi la precisione di accento e l’ attenzione scrupolosa alla cosiddetta “parola scenica” sono elementi fondamentali di un livello interpretativo raggiunto da pochissime altre cantanti della sua epoca.

Eleanor Steber nacque il 17 luglio 1914 a Wheeling, in West Wirginia. Indirizzata dalla madre, buona pianista e cantante dilettante, si iscrisse al New England Conservatory of Music di Boston e debuttò nel 1936, sempre nella capitale del Massachussets, come Senta in una produzione del Fliegende Holländer. Nel 1940 vinse le audizioni nazionali Met Auditions on The Air e debuttò nel massimo teatro newyorkese la sera del 7 dicembre 1940 come Sophie nel Rosenkavalier. Erano gli anni in cui al Met si andava costituendo un gruppo di giovani voci americane che oltre alla Steber comprendeva Richard Tucker, Jan Peerce, Robert Merrill, Franck Guarrera, Jerome Hines e altri elementi che nel dopo guerra divennero punti di forza della compagnia. Jerome D. Bohm sull’ Herald Tribune recensiva così il debutto della giovane artista:

Miss Steber made an unusually favorable impression, for so young and inexperienced a singer. She is personable and revealed an unmistakable flair for the stage. She encompassed the soaring phrases of the Duet of Rose with ease and imbued them with the appropriate glowing transparency of texture. There were moments in the later, impassioned duet with Octavian when she could not be heard. But she will undoubtedly learn in time how to project her tones in large spaces.

Negli anni successivi, Eleanor Steber si affermò gradatamente come specialista indiscussa del repertorio mozartiano e straussiano sotto la guida di bacchette prestigiose come quelle di Bruno Walter che, dopo averla diretta per la prima volta nella Zauberflöte nel 1941, la volle come Contessa nelle Nozze, un ruolo che la Steber cantò 55 volte al Met sotto la guida anche di altri grandi direttori come Fritz Busch e Fritz Reiner. La Steber, che nel 1944 ebbe modo di cantare anche sotto la guida di Arturo Toscanini come Marzelline in un’ esecuzione radiofonica del Fidelio poi pubblicata dalla RCA, fu regina indiscussa nel repertorio mozartiano fino al termine della sua carriera al Met e il motivo lo si capisce molto bene ascoltanto questa splendida, travolgente esecuzione dell’ aria “Marten aller Arten” da Die Entführung aus dem Serail tratta da un’ esecuzione registrata dal vivo il 18 gennaio 1947.

 

 

La precisione e il mordente dell’ agilità di forza, la carica fulminante del virtuosismo, il mordente del fraseggio ci restituiscono il carattere autentico del brano, soprattutto in tempi come i nostri nei quali questi ruoli sono affidati a vocette stridule e sbiancate che soon del tutto incapaci di rendere il senso del grande virtuosismo richiesto la Mozart. Lo stesso si può dire per questa interpretazione della prima aria di Donna anna dal Don Giovanni, tratta da una recita del 14 dicembre 1957 diretta da Karl Böhm.

 

 

Irving Kolodin, uno fra i più autorevoli critici musicali americani, scrisse della Steber nella sua recensione dello spettacolo pubblicata sull’ Herald Tribune:

 

First honors go to Eleanor Steber for a Donna Anna rarely equaled in the Ponselle-Bampton-Welitch-Milanov succession, attesting to the benefits derived from her Fiordiligi in “Cosi,” the surcease of a year from the rigors of operatic performance which ended with this reappearance, and her own increasingly high standards. Spectacularly, she commands the power for “Or sai the l’onore,” the finesse for the ensembles, and the florid flexibility for “Non mi dir” which marks her as a Mozart singer in a hundred.

Oltre ai grandi ruoli mozartiani, Eleanor Steber fu celebre al Met anche come grande interprete del repertorio straussiano nel quale fu applauditissima come Marschallin e come protagonista nella prima esecuzione americana di Arabella, avvenuta nel 1955 con Rudolf Kempe sul podio. Anche in ruoli wagneriani come Eva e Senta il soprano americano ebbe modo di lasciare il segno, tanto da essere invitata a Bayreuth nel 1953 per cantare in una nuova produzione del Lohengrin messa in scena da Wolfgang Wagner e diretta da Joseph Keilberth, insieme a Wolfgang Windgassen e Astrid Varnay. L’ esecuzione fu registrata e pubblicata su disco dalla DECCA.

Intensi furono anche i rapporti intrattenuti dalla Steber con il repertorio francese, del quale al Met cantò i ruoli di Micaela, Manon e Marguerite, e soprattutto con quello italiano. Di Verdi, la cantante non ebbe modo di eseguire i grandi ruoli drammatico come Amelia, Leonora e Aida che in quegli anni erano riservati a Zinka Milanov, ma le sue interpretazioni di Violetta, Alice, Desdemona e soprattutto di Elisabetta nel Don Carlo appartengono alla storia delle più grandi esecuzioni verdiane in assoluto. Ce ne rendiamo pienamente conto ascoltando questa esecuzione del duetto dal secondo atto in cui la Steber è affiancata dallo straordinario Don Carlo di Richerd Tucker. La recita è quella del 5 marzo 1955.

 

 

In Puccini, la Steber raggiunse esiti eccellenti come Mimì, Manon Lescaut, Cio Cio San e Tosca, di cui esiste su CD una stupenda esecuzione del 1959 insieme a Carlo Bergonzi. Ma l’ interpretazione inarrivabile, quella che davvero raggiunge livelli storici, resta quella di Minnie ne La Fanciulla del West nello storico spettacolo del 1954 al Comunale di Firenze con un cast stratosferico che comprendeva anche Mario Del Monaco e Giangiacomo Guelfi sotto la direzione di Dimitri Mitropoulos.

 

 

Mario Del Monaco mi disse più volte che la voce della Steber, che insieme a lui cantò la parte anche nel 1955 a Chicago, era di tale potenza da costringerlo a impegnarsi al massimo, per non correre il rischio di farsi sovrastare. Per conto mio, posso solo dire che questa è una fra le massime esecuzioni operistiche del secolo XX. La Steber è una Minnie splendida, completa, affettuosa e a tratti selvaggia, dominatrice assoluta di una scrittura impervia come poche altre. Del Monaco qui ci offre una delle sue più belle interpretazioni i assoluto. Spavaldo, virile, sentimentale ma senza mai essere lacrimevole. Le voci sono due autentiche folgori che superano senza la minima difficoltà l’ orchestrazione infuocata resa da un Mitropoulos ispirato come poche altre volte.

Nel 1957 la Steber fu protagonista, insieme ancora a Mitropoulos, della prima esecuzione assoluta di Vanessa, opera scritta da Samuel Barber per il Metropolitan su libretto di Giancarlo Menotti. Purtroppo il suo rendimento si andava facendo incostante anche a causa di problemi causati dall’ asma e dal’ abuso di alcool oltre che da una vita sentimentale agitata. Oltre a questo, l’ artista non era soddisfatta delle proposte di ruoli fatte dal general manager Rudolf Bing e alla fine decise nel 1962 di non rinnovare il suo contratto con il Metropolitan, dove tornò a esibirsi solo nel 1966 per una recita di Fanciulla e il galá di chiusura della vecchia sede. In tutto, Eleanor Steber cantò con la compagnia del teatro newyorkese 428 recite di 55 ruoli.

Negli anni successivi al suo divorzio dal Met, la cantante americana si esibí soprattutto come concertista raggiungendo anche in questo campo vette di assouta eccellenza. Lo testimonia questa intensissima, letteralmente bruciante esecuzione di Le Spectre de la Rose dal ciclo Nuits d’ Été di Berlioz, tratta dalla storica incisione discografica realizzata nel 1952 con Mitropoulos.

 

 

Insieme a quelle di Regine Crespin e Jessye Norman, questa per me è da sempre la lettura di riferimento del ciclo berlioziano. Si può fare diversamente, ma non si può fare meglio, è l’ unico commento possibile di fronte alla perfezione trascendentale di questa esecuzione.

Eleanor Steber, che negli ultimi anni della sua vita si era dedicata all’ insegnamento e aveva aperto una sua fondazione per il sostegno dei giovani artisti, morì a Langhorn, in Pennsylvania, il 3 ottobre 1990 ed è sepolta nel cimitero della sua città natale.

La tomba di Eleanor Steber. Foto: findagrave.com

A questo link si può trovare la trascrizione di un’ intervista concessa dalla cantante al giornalista Bruce Duffis nel 1985. Per quanto riguarda la discografia, un elenco abbastanza accurato è disponibile sul sito Discogs.com. Oltre a quanto citato nel post, da conoscere assolutamente sono tutte le interpretazioni mozartiane della Steber, esemplificate al meglio in un disco di arie inciso nel 1953 con Bruno Walter che rappresenta uno fra i massimi esiti assoluti nella storia delle registrazioni di Mozart. Ma tutte le sue registrazioni, sia in studio che dal vivo, testimoniano la classe infinita, unica di una cantante che appartiene senza alcun dubbio alla categoria dei miti assoluti del teatro lirico.

“I learnt every role as Eleanor Steber. When I have learnt it using all the techniques at my command,

gradually this role takes me over. When I finally get it on stage, I become that character.

At the same time, part of me is wholly aware of the what my character is doing,

because to become emotionally lost in a role is to fail to project it beyond yourself.”

(Eleanor Steber)

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Un pensiero su “Eleanor Steber

  1. Consentimi una precisazione. La Steber diede un recital nel 1953, nel quale, accompagnata da Mitropoulos e dalla New York Philharmonic, cantò l’intero ciclo delle Nuits d’ Été. La Columbia volle farne un disco, che, verosimilmente, fu inciso nel 1954, e non più con la NYP, ma con la Columbia Symphony. Così almeno dovrebbe essere, perché in un CD della Sony francese in mio possesso si parla di „New York Philharmonic“, con data 1955.
    Nel caso fosse corretta l’attribuzione alla Columbia Symphony, si tratterebbe anche -a mia conoscenza- dell’unica esperienza di Mitropoulos con questa orchestra un po‘ fantasma.
    Comunque sia, concordo che la performance della Steber è assolutamente inarrivabile.

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