Ginette Neveu

 

”Ginette Neveu semble n’être venue sur terre que pour jouer du violon.
Elle possède tous les dons du ciel : justesse, charme expression, vélocité.’’

Le Figaro, 1932

La breve ma sfolgorante carriera di Ginette Neveu, purtroppo interrotta precocemente da un destino tragico, stava confermando in pieno il giudizio sopra riportato, apparso su Le Figaro dopo che la  tredicenne violinista aveva ottenuto il Premier Prix a conclusione dei suoi studi al Conservatoire de Paris. Nata a Parigi l’ 11 agosto 1919 da Marie-Jeanne Ronze, professoressa di violino e da Maurice Alcide Auguste Neveu, agente di borsa, Ginette Neveu, il cui prozio era il celebre organista e compositore Charles-Marie Widor, ricevette le prime lezioni all’ età di cinque anni dalla madre per poi proseguire gli studi al Conservatorio sotto la guida di Jules Boucherit, rinomato insegnante che aveva collaborato a lungo col leggendario Jacques Thibaud e dalla cui scuola uscirono altri celebri virtuosi come Henri Temianka, Michel Schwalbé, Serge Blanc e Ivry Glitis. Mentre continuava il suo perfezionamento con George Enescu, Nadia Boulanger e Carl Flesch, nel 1935 Ginette Neveu si impose all’ attenzione internazionale con la clamorosa vittoria nella prima edizione del Concorso Henryk Wieniawski a Varsavia, davanti a concorrenti del calibro di David Oistrakh, che risultò secondo classificato, Henri Temianka che arrivò terzo e Boris Goldstein, quarto. Jules Boucherit così commento la vittoria della sua allieva al giornale Excelsior:

Mademoiselle Neveu possède au plus haut point cette musicalité française faite d’ intelligence et de pureté de style, qui demeure la qualité profonde de notre école de violon (…) Elle possède une technique imbattable, une santé solide, la volonté de s’ imposer au prix de n’ importe quel effort. Elle est une élève attentive, si ardente et si vive, si travailleuse que je devais surtout l’ empêcher de trop travailler…

Alla prestigiosa affermazione di Varsavia seguì la firma di un contratto per una tournée di due anni in Germania, Polonia, Unione Sovietica, Stati Uniti e Canada insieme al fratello Jean-Paul Neveu, divenuto anche lui stimato pianista, che impose definitivamente Ginette Neveu come la violinista più dotata della sua generazione. Dopo aver trascorso il periodo della Seconda Guerra Mondiale suonando in piccoli centri della Francia libera, eseguendo tra le altre cose la prima esecuzione della Sonata per violino e piano scritta per lei da Francis Poulenc, la carriera internazionale di Ginette Neveu riprese a pieno ritmo a partire dal 1945 con il debutto a Londra, seguito da altri concerti in festival di primo rango come la Primavera di Praga e da altre tournées che la portarono in Sudamerica, in Australia, a Boston a New York. In seguito a un intervento personale di Herbert von Karajan, la EMI fece formare alla giovane virtuosa un contratto discografico di esclusiva che le permise di registrare il Concerto di Brahms con Issay Dobrowen e quello di Sibelius con Walter Süsskind, oltre al Poéme di Chausson e diversi altri pezzi solistici.

Il 20 ottobre 1949 Ginette Neveu diede il suo ultimo concerto pubblico alla Salle Pleyel suonando Tzigane di Maurice Ravel, proprio il brano da lei eseguito nella finale del Concorso Wieniawski. Una settimana dopo, la trentenne violinista si imbarcava insieme al fratello sul Lockheed Constellation F-BAZN della Air France che doveva portarla a New York per l’ inizio di un altro giro concertistico negli USA. Tra i 48 passeggeri a bordo vi era anche il celebre pugile Marcel Cerdan, compagno della cantante Edith Piaf, che si recava negli Stati Uniti a combattere con Jake La Motta il match di rivincita per il titolo mondiale dei pesi medi. Nella notte tra il 27 e il 28 ottobre, l’ aereo si schiantò una montagna dell’ isola São Miguel, nell’ arcipelago delle Azzorre. Nessuno dei passeggeri sopravvisse.

Ginette Neveu e Marcel Cerdan all’ aeroporto di Orly, pochi minuti prima dell’ imbarco sul volo fatale. Al centro Jean-Paul Neveu. Foto © Roger-Viollet

Per un’ ulteriore amara ironia del destino, durante il rimpatrio dei resti la bara di Ginette Neveu fu scambiata con quella di un’ altra vittima, di nome Amélie Ringler. Solo tre mesi più tardi il cognato della Neveu identificò il corpo, che venne sepolto nel Cimetière du Père-Lachaise a Parigi. La tragica vicenda del volo ha ispirato al giovane scrittore francese Adrien Bosc il romanzo Constellation, che nel 2014 ha ottenuto il Gran Prix du Roman de l’ Académie Française.

La tomba di Ginette Neveu

La discografia di Ginette Neveu, purtroppo limitata a causa della sua fine precoce, è stata più volte ristampata ed è reperibile abbastanza facilmente. Per gli ascolti di questo post ho quindi preferito scegliere tre registrazioni dal vivo. La prima è quella del Concerto di Brahms eseguito ad Hamburg il 3 maggio 1948 insieme alla Nordwestdeutsche Rundfunk Sinfonieorchester diretta da Hans Schmidt-Isserstedt. Un’ esecuzione che fu recensita con toni entusiastici dai critici di Die Welt, della Hamburger Freie Presse e dell’ Hamburger Echo. Alla fine del Concerto si può ascoltare anche l’ esecuzione della Sonata op. 108, sempre di Brahms, insieme a Jean-Paul Neveu, registrata in un concerto parigino del 21 settembre 1949.

 

 

La Neveu possedeva un suono ampio e timbrato, come si percepisce da questa e altre incisioni, e fraseggiava con una classe che fa riconoscere la concertista di rango superiore anche solo dopo poche battute. Nel suo modo flessibile di impostare le frasi è possibile riscontrare un tipo di far musica che ha servito di ispirazione a diversi violinisti delle generazioni successive, come ad esempio Anne-Sophie Mutter che in diverse interviste ha espresso la sua grande ammirazione per l’ arte della sua collega scomparsa prematuramente.

Il 25 settembre 1949, quattro giorni dopo il concerto amburghese, Ginette Neveu si esibì al Kurhaus di Baden-Baden insieme all’ appena costituita Sinfonieorchester des Südwestfunks diretta da Hans Rosbaud, suonando il Concerto op. 61 di Beethoven, che non aveva ancora potuto incidere in studio. La registrazione costituisce quindi un documento prezioso, per la qualità interpretativa messa in mostra dalla trentenne virtuosa parigina.

 

 

Cosa avrebbe potuto fare e che risultati avrebbe raggiunto Ginette Neveu negli anni successivi, possiamo purtroppo solo immaginarlo. Resta, oltre al valore del suo scarso lascito discografico, il rimpianto per una carriera interrotta e che si preannunciava luminosa come poche altre. Ce lo conferma in pieno questa struggente, intensissima lettura della Danza degli Spiriti Beati dall’ Orfeo ed Euridice di Glück, che la Neveu incise a 19 anni, nel 1938.

 

 

Un’ esecuzione davvero emozionante, che appartiene ai vertici assoluti della discografia violinistica e conferma la classe di un’ artista che solo a causa della sua morte prematura non ebbe la possiiblità di raggiungere una maturità artistica che avrebbe sicuramente prodotto risultati straordinari.

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