SWR Symphonieorchester 2017/18 – Abo-Konzert 10

Foto ©ARTE Concert/swrclassic.de

Con l’ ultimo concerto della stagione sinfonica in abbonamento, Gil Shaham ha concluso il suo impegno annuale come Artist in Residence della SWR Symphonieorchester. Dopo le belle esecuzioni dei Concerti di Brahms e Korngold, il quarantasettenne violinista nativo dell’ Illinois ha scelto per questa sua ultima esibizione alla Liederhalle uno dei classici più popolari nella letteratura dello strumento, il Concerto in re maggiore op.35 di Tschaikowsky. Sul podio, per la seconda volta in questa stagione, il trentaseienne direttore israeliano Omer Meil Wellber. Come ho scritto in occasione delle altre esibizioni ascoltate qui a Stuttgart, le qualità virtuosistiche di Gil Shaham sono senza dubbio di altissimo livello. per quanto riguarda la tecnica dell’ arco e la capacità di trarre dal suo strumento, lo Stradivari “Contessa Polignac” del 1699, un suono di bella qualità, chiaro, luminoso, pulito e di volume apprezzabile in tutta l’ estensione. Come nel caso del Concerto di Brahms ascoltato all’ inizio della stagione, Gil Shaham ha impostato la sua interpretazione del lavoro di Tschaikowsky su un virtuosismo elettrico e di forte carica spettacolare. Un fraseggio aggressivo, con i passaggi acrobatici in massima evidenza, caratterizzava i due tempi estremi condotti con grande libertà ritmica e flessibilità dinamica, quasi di tono improvvisativo in certi passaggi. Molto buona anche la resa della Canzonetta, la cui linea melodica esposta da Shaham con una sottile lamina di suono argentato putroppo soffriva a tratti per l’ invadenza un accompagnamento orchestrale eccessivamente denso, con i fiati che in alcuni passaggi tendevano a sovrastare la voce del violino solista. Devo dire che questa non era proprio l’ interpretazione che io mi porterei su un’ isola deserta perché, a mio modo di vedere, il Concerto di Tschaikowsky va risolto in maniera meno frenetica e con più attenzione allo sviluppo delle linee melodiche, soprattutto nel primo movimento e nella Canzonetta. In ogni caso la superba tecnica virtuosistica di Gil Shaham, davvero entusiasmante per il piglio aggressivo e la perfezione assoluta delle agilità virtuosistiche, unita alla splendida qualità sonora del suo strumento, hanno entusiasmato il pubblico della Liederhalle che ha decretato un vero e proprio trionfo al virtuoso statunitense. Come fuori programma Shaham ha suonato di nuovo la Gavotta in sol maggiore di Jean-Marie Leclair per due violini, questa volta insieme a Mila Georgieva che in questa occasione sedeva al leggio di Konzertmeisterin.

La seconda parte della serata era di livello decisamente inferiore. Se il temperamento focoso ed esuberante fino all’ esagerazione di Omer Meil Wellber si combinava abbastanza bene con le caratteristiche del violinisomo di Gil Shaham, l’ esecuzione della Quarta Sinfonia di Bruckner lasciava parecchio a desiderare. Questo nonstante la splendida prestazione della SWR Symphonieorchester, che ha confermato i significativi progressi dimostrati nel corso della stagione suonando con splendida precisione e compattezza di suono. In particolare, la sezione ottoni ha risposto in maniera eccellente alla sfida di una partitura che la impegnava in modo severo, a partire dai suoni morbidissimi del richiamo su intervalli di quinta e sesta esposto dal corno nelle battute di apertura, su un tremolo degli archi quasi impalpabile, suonato dal primo corno Wolfgang Wipfler con una classe da strumentista di alto rango. Purtroppo, Wellber non è stato in grado di sfruttare l’ eccellenza del complesso per ricavarne un’ interpretazione coerente. Devo anzi dire che questa esecuzione della Romantica bruckneriana era nel complesso la meno riuscita fra tutte quelle da me ascoltate in questi ultimi anni. Un primo tempo totalmente privo di grandiosità nel fraseggio, in cui il direttore forzava in continuazione l’ agogica tra improvvise accelerazioni quasi isteriche alternate a bruschi rallentamenti, un secondo movimento in cui la bellezza struggente della linea melodica iniziale esposta dai violoncelli era neutralizzata da una resa piatta e banale, forzature gratuite di suono e ritmica nello Scherzo e nel Finale con dinamiche estremizzate fra bordate sonore e pianissimi al limite dell’ udibilità, oltre a una condotta ritmica anche qui estremamente ondivaga tra precipitazioni e frenate che si alternavano senza sosta. Decisamente, un’ interpretazione mal riuscita di una partitura nella quale la bacchetta, almeno questa era la mia impressione, non sembrava credere più di tanto. Se questo è il modo abituale con cui Omer Meir Wellber dirige il repertorio romantico, allora posso dire che si tratta di un direttore del quale si può tranquillamente fare a meno, soprattutto dopo aver ascoltato un Bruckner così noioso, banale e del tutto privo di logica nella concezione. Cordiali applausi anche alla conclusione del concerto sia per il direttore che per l’ orchestra, ma la stagione meritava decisamente una chiusa migliore.

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