Ludwigsburger Schlossfestspiele 2018 – Fazil Say e il Casal Quartett

Foto ©Oliver Bürkle

Fazil Say è uno di quegli artisti che si ascoltano sempre con piacere e il suo concerto al Ludwigsburger Schlossfestspiele insieme al Casal Quartett ha richiamato un gran numero di appassionati che riempivano completamente la Ordenssaal. Il pianista turco, che in Germania gode di grande popolarità, si è esibito regolarmente negli ultimi anni sia a Stuttgart che a Ludwigsburg, guadagnandosi un gran numero di estimatori. Quarantottenne, nativo di Ankara e formatosi musicalmente prima in patria con Mithat Fenmen, un allievo del leggendario Alfred Cortot, poi successivamente in Germania a Düsseldorf e a Berlino, a partire dagli anni Novanta Fazil Say si è guadagnato una posizione di rilievo tra i musicisti più interessanti della nostra epoca non solo come pianista ma anche come apprezzato compositore e scrittore. Le sue incisioni discografiche hanno ottenuto diversi premi e riconoscimenti da parte della critica, tra cui, per tre volte, l’ ECHO Klassik. Dotato di una tecnica completa e di una personalità interpretativa spiccata e originale, Fazil Say è un pianista sempre interessante da ascoltare per la sua comunicativa e il suo indubbio talento di showman che non scade mai nell’ esibizionismo fine a se stesso.

Per questa serata al Residenz Schloss il virtuoso turco, che da diversi anni vive in Germania anche a causa delle sue posizioni estremamente critiche nei confronti dell’ attuale governo del suo paese, si è presentato insieme al Casal Quartett, ensemble svizzero con cui collabora regolarmente da diversi anni, formato dai violinisti Felix Froschammer e Rachel Späth, dal violista Markus Fleck e dal violoncellista Sebastian Braun che in questa occasione sostituiva Andreas Fleck, fratello di Markus, assente perché in procinto di diventare padre. Nessuna conseguenza di questa situazione si è avvertita nella raffinata lettura del Quartetto in sol maggiore op.77 N°1 di Haydn con cui iniziava il programma e nella quale il giovane violoncellista è sembrato perfettamente integrato, come se da sempre facesse parte del gruppo. Il complesso svizzero, fondato nel 1996 e perfezionatosi a Basel sotto la guida del leggendario Alban Berg Quartet e di Walter Levin, è considerato tra gli esponenti di punta nel panorama quartettistico internazionale e anche in questa occasione la qualità cristallina del suono, il fraseggio stilisticamente inappuntabile e l’ acuratezza nella realizzazione delle dinamiche rendevano l’ esecuzione del capolavoro haydniano estremamente convincente.

Come già accennato, Fazil Say oltre che pianista è anche autore con una produzione compositiva cospicua e molto apprezzata, che comprende tra l’ altro quattro concerti per pianoforte e orchestra e tre Sinfonie, la prima delle quali, intitolata Istanbul Symphony, è stata premiata nel 2013 con l’ ECHO Klassik-Sonderpreis, oltre al Concerto °1001 Nights in the Harem” scritto nel 2008 per la violinista Patricia Kopatchinskaja e ad altri lavori di vario genere, tra cui il Quintetto per pianoforte e archi Yürüyen Kösk – Hommage à Atatürk op 72b presentato in questa serata ed eseguito per la prima volta in Germania la scorsa estate al Kronberg Academy Festival. Il lavoro rappresenta un omaggio al fondatore della Turchia moderna e, come tutte le composizioni di Fazil Say, contiene elementi melodici e ritmici derivati dalla musica mediorientale, con un uso molto raffinato delle armonie cromatiche e una tecnica compositiva caratterizzata da elementi di melodie popolari abbelliti da glissandi, passaggi basati su microintervalli e figure di estrema difficoltà virtuosistica sia per il pianoforte che per i quattro archi. Strutturalmente, la partitura è suddivisa in quattro tempi che si susseguono senza soluzione di continuità e che si ispirano, come il titolo lascia intuire, ad alcuni momenti fondamentali della vita di Atatürk. Una composizione decisamente molto interessante, piacevolissima da ascoltare e raffinata nella scrittura.

Nella seconda parte, Fazil Say ci ha fatto ascoltare un saggio delle sue splendide interpretazioni beethoveniane, che qui abbiamo avuto modo di apprezzare in diverse occasioni, con un’ intensissima esecuzione della Sonata in do minore op. 13, la celebre Patetica. A partire dal cupo suono dei tre DO, due MIb e due SOL dell’ accordo di apertura, l’ interpretazione di Say si sviluppava in un tono di intensa drammaticità, personalissimo e avvincente. Il Beethoven del pianista turco richiama alla mente alcune caratteristiche delle interpretazioni di Glenn Gould, per l’ impostazione basata su una grande libertà agogica e dinamica, con sonorità leggere, parco uso del pedale e rubati di ampio respiro. Dopo la fulminante esecuzione del finale, drammaticamente tesa nel fraseggio e anche qui caratterizzata da un finissimo gioco di sfumature timbriche, con sonorità morbide e davvero lavorate di cesello, il pubblico della Ordenssaal è esploso in una vera e propria ovazione di applausi.

La serata si è conclusa con un’ eccellente esecuzione del Quintetto per pianoforte e archi in mi bemolle maggiore op. 44 di Schumann, ricca di slancio drammatico e tensione, nella quale spiccavano in particolare la perfetta resa dell’ atmosfera drammatica nel secondo movimento insieme al dialogo intenso e serrato degli strumenti nello Scherzo e nel Finale. Fazil Say e il Casal Quartett hanno suonato in perfetta unità di intenti espressivi, con quella facilità e disinvoltura nelle proposte reciproche di tempi e dinamiche derivata da una lunga collaborazione. Lunghi applausi anche alla fine per un concerto di altissimo livello artistico.

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