Ludwigsburger Schlossfestspiele 2018 – Leonidas Kavakos ed Enrico Pace

Foto ©Marco Borggreve

Il recital di Leonidas Kavakos insieme ad Enrico Pace, pianista riminese che del cinquantenne violinista greco è abituale partner cameristico, era sicuramente uno tra gli appuntamenti imperdibili in questa edizione del Ludwigsburger Schlossfestspiele. I due artisti collaborano da anni e il ciclo completo delle Sonate di Beethoven da loro registrato per la DECCA ha ricevuto consensi unanimi da parte della stampa specializzata internazionale: Dopo aver ascoltato il loro bellissimo ultimo CD, dal titolo Virtuoso, aspettavo con particolare impazienza il loro concerto nella Ordenssaal, lo splendido spazio situato al primo piano del Residenzschloss dove si tengono tutti i concerti cameristici della rassegna di Ludwigsburg.

Avevo già avuto modo di scrivere su Kavakos in occasione del suo concerto con la RSO des SWR, tre anni e mezzo fa. Le impressioni altamente positiva da me espresse in quella occasione sono state confermate dal livello di questo recital a Ludwigsburg, nel quale il virtuoso ellenico ha messo in mostra tutte le qualità di artista fra i più significativi del panorama musicale odierno. Nonostante l’ aria quasi dimessa con cui si presenta sulla scena, Kavakos possiede un magnetismo e un carisma che incantano il pubblico fin dalle prime note emesse dal suo stupendo Stradivari “Willemotte” del 1734, con il quale ha recentemente sostituito l’ “Abergavenny” del 1724 da lui suonato fino allo scorso anno. Dal 2006 il violinista greco ha trovato in Enrico Pace, suo coetaneo, un perfetto partner pianistico. I risultati della loro collaborazione, sia in disco che in concerto, costituiscono un vero e proprio modello di due musicisti che non si limitano a suonare insieme ma fanno davvero musica in totale sintonia interpretativa. tutto questo È apparso evidente già nel brano di apertura del programma, che era la Suite Italienne, rielaborazione della musica dal balletto Pulcinella effettuata da Strawinsky per una tournée con il violinista Samuel Dushkin. Timbri lucidi, fraseggio vivace e scattante, estrema mobilità ritmica erano le caratteristiche di un’ interpretazione davvero esemplare nel suo tono di coinvolgente vitalità. Pregevole anche l’ esecuzione della Sonata in fa minore op. 80 di Prokofiev, dedicata dall’ autore al grande David Oistrakh. Qui Kavakos e Pace hanno iniziato con un tono di cupa e angosciosa drammaticità espressa da un fraseggio incisivo e dai toni a tratti laceranti nel primo movimento fino ad arrivare progressivamente a una vera e propria esplosione di sentimenti gioiosi nello sfrenato ritmo asimmetrico che contraddistingue l’ Allegrissimo finale . L’ esecuzione di Distance de fée, brano del 1951 composto dall’ allora ventunenne Toru Takemitsu. si faceva apprezzare soprattutto per la vera e propria smaterializzazione di certi pianissimi realizzata in maniera assolutamente impeccabile.

Ma il vero culmine  espressivo della serata era costituito dalla celebre Sonata in la maggiore di Cesar Franck, lavoro che il compositore scrisse come dono di nozze per il leggendario virtuoso Eugene Ysaye e in seguito divenuto popolarissimo grazie alla citazione che ne fece Marcel Proust in un celebre passo di Du côté de chez Swann, il primo romanzo del ciclo À la recherche du temps perdu, come modello della Sonate de Vinteuil, il brano musicale che fa nascere il tempestoso amore tra Charles Swann e Odette de Crécy. Un lavoro che da sempre costituisce un cavallo di battaglia dei grandi violinisti ed è stato registrato da tutti i massimi virtuosi dello strumento. Kavakos e Pace ne hanno dato un’ interpretazione di squisita eleganza: qui il violinista greco ha sfruttato al massimo la bellissima voce del suo Stradivari per costruire fraseggi di struggente intensità, con una raffinatissima graduazione della dinamica impeccabilmente sostenuta da pianismo del suo partner, che rispondeva con una precisione impeccabile alle proposte coloristiche di Kavakos in un perfetto scambio di tinte e colori. Bellissima in particolare la resa dei due movimenti conclusivi, con il Recitativo fraseggiato in totale flessibilità agogica e un Finale intenso e serrato, ricco di timbri preziosi e pianissimi a tratti quasi immateriali. Due i fuori programma, entrambi tratti dall’ album Virtuoso: la Danse russe da Petruschka, anch’ essa nella rielaborazione per violino e piano effettuata da Strawinsky insieme a Samuel Dushkin, e il celebre Gypsy Andante dalla suite Ruralia Hungarica di Ernö Dohnányi, brano prediletto da leggendari viruosi del passato come Fritz Kreisler e Jascha Heifetz, nel quale Kavakos ha trovato accenti espressivi assolutamente irresistibili. Grande successo per una serata davvero pregevole.

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