SWR Symphonieorchester 2017/18 – Abo-Konzert 9

Foto ©SWR Symphonieorchester/FB

È molto difficile tradurre in parole tutte le emozioni che ho provato durante l’ ascolto della formidabile Nona Sinfonia di Mahler che Herbert Blomstedt, insieme alla SWR Symphonieorchester, ha presentato al pubblico della Liederhalle nel penultimo concerto della stagione. In questi ultimi anni, l’ ormai quasi novantunenne direttore nato negli USA da genitori svedesi sta letteralmente incantando il mondo musicale con una serie di prestazioni assolutamente straordinarie per profondità di penetrazione interpretativa e magistero tecnico. Considerato unanimemente uno tra i massimi interpreti in assoluto della musica di Beethoven e Bruckner, in questi ultimi anni Blomstedt ha cominciato a eseguire spesso le Sinfonie di Mahler, autore da lui trascurato in precedenza per il suo rifiuto di adeguarsi alla riscoperta di questo autore da parte di tutti i direttori, da lui considerata per molti aspetti una moda. I risultati di questo approccio tardivo, come abbiamo avuto modo di constatare nel concerto alla Liederhalle, sono da considerare assolutamente memorabili. A distanza di quasi tre anni dalla magnifica Nona di Bruckner che avevamo ascoltato qui a Stuttgart, il direttore svedese ci ha regalato quella che è stata forse la più bella esecuzione dell’ ultima Sinfonia compiuta di Mahler da me ascoltata in concerto. Un’ interpretazione straordinaria per forza espressiva e cura certosina di tutti i dettagli, che va davvero collocata fra le massime interpretazioni mahleriane degli ultimi decenni. Con la sua mimica asciutta, essenziale ed energica, Blomstedt ha letteralmente galvanizzato una SWR Symphonieorchester che in questa occasione ha letteralmente superato se stessa, traducendo splendidamente in suoni una concezione interpretativa direttoriale assolutamente incredibile per ricchezza di idee e coerenza.

Il capolavoro estremo del compositore boemo è una sintesi suprema della sua vicenda artistica, uno sguardo al futuro realizzato quasi come una fantastica retrospettiva sulla storia passata del sinfonismo classico. Come nella Patetica di Tschaikowsky, altro capolavoro realizzato alle soglie della morte, la struttura è impostata su due tempi lenti che racchiudono nucleo centrale comprendente due Allegri, in questo caso uno Scherzo e un Rondò. In questa straordinaria partitura Mahler raggiunge forse il vertice assoluto della sua ispirazione artistica, impiegando in maniera straordinaria una tecnica di destrutturazione tematica applicata a un ferreo rispetto dell’ architettura formale, qualcosa di difficilissimo da realizzare a questi livelli di perfezione. Nel movimento iniziale, Blomstedt realizza con precisione incredibile tutti i complessi particolari di una scrittura in cui Mahler forza fino al limite le regole fino al punto di rendere impossibile, come notato a suo tempo da Ugo Duse, un’ analisi della partitura come espressione dell’ armonia tradizionale. Il serrato, severo splendore sinfonico della sonorità, la perfetta definizione delle architetture unita a una scrupolosa cura dei dettagli e alla capacità di dare il massimo rilievo alle espansioni melodiche tramite un fraseggio nobile e intensissimo nella sua sobria espressività erano le caratteristiche principali di una lettura condotta in maniera perfettamente coerente nella sua nobile, commossa partecipazione espressiva.

Blomstedt e la SWR Symphonieorchester durante le prove. Foto ©swrclassic.de

Nei due tempi centrali, Blomstedt ha compiuto un vero e proprio capolavoro di precisione e coerenza nelle complesse scansioni ritmiche previste dalla scrittura mahleriana. Il tono asciutto, a tratti quasi sarcastico del secondo movimento, con i fiati della SWR Symphonieorchester in splendida evidenza, rendeva alla perfezione il carattere grottesco dell’ hoffmanniano gioco di marionette delineato da Mahler e reso dal direttore con un’ asprezza quasi espressionistica ma senza mai forzare il suono. Anche nel Rondo-Burleske successivo la lucidità nel delineare tutte le strutture contrappuntistiche e i colori aspri, amari del suono orchestrale, a partire dal motto iniziale esposto dalla prima tromba, che compie un’ entrata sbagliata dal punto di vista tonale, perché cade sull’ intervallo dissonante di quinta diminuita, rendevano perfettamente il tono di ribellione quasi disperata espresso dalla musica. Splendido anche il tono selvaggio, quasi parossistico raggiunto durante la conclusione del terzo movimento, nella quale Blomstedt ha offerto una vera e propria lezione di arte direttoriale per la perfetta progressione dell’ accelerando, resa dall’ orchestra con un virtuosismo davvero impeccabile.

Ma il capolavoro assoluto, il vero e proprio vertice della serata, è stato ottenuto dal direttore svedese nell’ Adagio finale. Una lettura che, senza mezzi termini, deve essere annoverata fra le più grandi esecuzioni mahleriane della storia per il tono di intensità lacerante, a tratti quasi insostenibile che Blomstedt è riuscito a conferire a questo straziante addio di Mahler alla vita. A partire dal recitativo iniziale dei primi violini, reso con una splendida flessiiblità ritmica, il fraseggio si sviluppava gradualmente in una progressione drammatica grandiosa, con un tono di severa e commossa espressività che nella sezione centrale toccava vertici di tensione assolutamente avvincenti. Da qui in poi, Blomstedt ha realizzato in maniera splendida il progressivo destrutturarsi della scrittura e lo sfilacciamento del tessuto armonico fino ad arrivare alle ultime battute in cui l’ armonia si ricompone nella nuda semplicità dell’ accordo di re bemolle, rese con un tono di attonito e doloroso stupore. Dopo il progressivo spegnersi della musica sulla battuta finale, in cui il suono scompare per sempre nel nulla, il pubblico della Liederhalle è rimasto a lungo in silenzio, quasi trattenendo addirittura il respiro, prima di scattare in una vera e propria ovazione da stadio. Per diversi minuti gli spettatori, consapevoli di avere assistito a una serata davvero straordinaria, hanno applaudito l’ anziano, alto e sottile maestro svedese in segno di ringraziamento per un’ interpretazione destinata a rimanere a lungo nella memoria di chi era presente. Personalmente, nel concludere questo resoconto, posso solo ripetere ancora una volta che una simile Nona di Mahler non l’ avevo mai ascoltata in vita mia e che con questa esecuzione Herbert Blomstedt rimarrà nella mia memoria come uno tra i più grandi direttori che io abbia avuto la fortuna di incontrare in sala da concerto. Altro non mi sento di aggiungere, dopo una serata di questo livello.

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Un pensiero su “SWR Symphonieorchester 2017/18 – Abo-Konzert 9

  1. Caro Gianguido, ho letto con molto interesse il commento e quasi quasi mi sono commosso io mettendomi nei tuoi panni per aver assistito ad una esecuzione che rimarrà impressa indelebilmente nella tua memoria. Sono sensazioni che difficilmente prendono il lettore/ascoltatore medio il quale forse non riesce ad apprezzare determinati movimenti a motivo della mancanza di sensibilità musicale o di capacitò di ascolto. Confesso che anch’io, dopo aver assistito ad alcune esecuzioni di opere che “prendono” l’animo, mi lascio andare al sentimento ed è per questo che comprendo benissimo il tuo di stato d’animo che immagino, quella sera, al più alto grado di spiritualità.
    Cordialmente.
    Francesco

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