Festspielhaus Baden-Baden – Christian Thielemann e Denis Matsuev

Foto ©Manolo Press/ Michael Bode

Christian Thielemann e la Sächsische Staatskapelle Dresden hanno concluso al Festspielhaus Baden-Baden la loro tournée europea primaverile, che ha toccato Mosca, St. Petersburg, Königsberg, Parigi e Luzern. Memore delle stupende esibizioni che il direttore berlinese e la sua orchestra ci hanno fatto ascoltare a Baden-Baden in questi ultimi anni, anche questa volta non ho perso l’ occasione di riascoltare Thielemann alla guida di quella che Wagner chiamava “meine Wunderharfe”. Ho già avuto diverse volte modo di parlare della mia assoluta ammirazione per le qualità e il modo di suonare di questo formidabile complesso, senza alcun dubbio da considerare come una tra le più prestigiose formazioni sinfoniche del mondo. Posso solo ripetere anche in questa circostanza che Herbert von Karajan aveva pienamente ragione quando, in un colloquio con il suo biografo Richard Osborne a proposito della Staatskapelle Dresden, con la quale realizzò tra le altre cose la sua leggendaria incisione dei Meistersinger von Nürnberg per la EMI, definiva il suono del complesso sassone “come oro antico”. Ogni volta che ho la possibilità di ascoltarla, mi torna in mente questa affermazione che a mio avviso definisce con precisione icastica la bellezza timbrica affascinante e personalissima che rende la Staatskapelle Dresden assolutamente unica nel panorama sinfonico mondiale. Christian Thielemann, direttore che io considero senza dubbio tra i più preparati e originali della nostra epoca, possiede una personalità di musicista che si integra perfettamente con quella dell’ orchestra, per temperamento e formazione culturale. Dopo le sue esperienze alla Deutsche Oper Berlin e con i Münchner Philharmoniker, il maestro berlinese ha trovato nella Staatskapelle Dresden lo strumento che più di ogni altro lo mette in grado di esprimere al meglio le caratteristiche del suo modo di far musica, in una perfetta simbiosi tra direttore e orchestra che non ha assolutamente termini di paragone nel panorama musicale della nostra epoca. La gestualità sobria ed essenziale di Thielemann, fatta di sguardi magnetici e movimenti misurati, secchi e scattanti, si traduce con l’ orchestra sassone in una realizzazione sonora di stupenda bellezza e fascino timbrico assolutamente irresistibile.

In un Festspielhaus gremito fino all’ ultimo posto, il morbido pianissimo fatto di luce color oro con cui il primo corno Jochen Ubbelhode ha dato inizio all’ Ouverture dell’ Oberon di Weber era la perfetta introduzione all’ atmosfera incantata e fiabesca che Thielemann ha creato in questo brano, reso come mai io avevo ascoltato finora nel suo tono di magica danza di elfi. Con un lavoro di cesello nella definizione delle dinamiche e un fraseggio di squisita eleganza, il direttore berlinese ha offerto una prova stupenda di virtuosismo orchestrale e capacità evocativa da interprete di altissimo livello. Il suono liquido, iridescente degli archi e i colori al pastello della sezione dei legni erano qualcosa che raramente si ha la possibilità di ascoltare in concerto. Con un cambio di passo spettacolare, Thielemann ha poi assecondato alla perfezione il pianismo epico e grandioso di Denis Matsuev nel Concerto N° 2 in la maggiore di Liszt. Il quarantaduenne virtuoso siberiano è un pianista il cui modo di suonare è quello tipico della grande scuola russa: suono potente, fraseggio ampio e qualità tecniche assolutamente formidabili. Quella di Matsuev in Liszt è una concezione interpretativa abbastanza vecchio stile, più spettacolare che intimistica, ma la facilità sbalorditiva con cui il virtuoso di Irkutsk ha risolto tutti i trabocchetti insidiosi e le difficoltà che rendono assai ardua la scrittura pianistica lisztiana hanno reso la sua esecuzione davvero elettrizzante. Superando con facilità irrisoria i grandiosi blocchi di sonorità orchestrale creati da Thielemann, il suono possente del pianoforte di Matsuev si espandeva nella sala del Festspielhaus con un effetto assolutamente avvincente. Lungamente applaudito dal pubblico, Matsuev ha eseguito come fuori programma lo Studio op. 8 N°12 di Skrjabin, autore del quale oggi è considerato fra gli interpreti più autorevoli.

Foto ©Manolo Press/ Michael Bode

Dopo una prima parte di livello già molto elevato, a rendere indimenticabile la serata al Festspielhaus è arrivata una esecuzione assolutamente sbalorditiva della Quarta Sinfonia di Brahms. Qui Thielemann e la Staatskapelle Dresden hanno raggiunto vertici di perfezione che io pochissime altre volte ho avuto modo di ascoltare nella mia ormai lunga carriera di frequentatore di sale concertistiche. Un suono ricco, caldo, avvolgente era la base di partenza di un’ interpretazione trascinante nella sua atmosfera di drammatica concitazione. Thielemann non ha scatenato mai l’ orchestra al massimo delle sonorità, piuttosto ha cercato di costruire una progressione di racconto serrata e intensissima, di efficacia davvero straordinaria. A partire dal leggero indugio ritmico con cui i primi violini esponevano la frase in anacrusi composta da un doppio intervallo di terza discendente e sesta minore ascendente, il primo tempo accumulava progressivamente una tensione drammatica gestita da Thielemann con assoluta precisione fino al tono quasi disperatamente tragico della perorazione conclusiva in mi minore, nella quale il tema iniziale viene portato a una vera e propria apoteosi. Nei due tempi centrali il maestro berlinese ha compiuto un vero e proprio capolavoro di gestione della dinamica, con tinte orchestrali lavorate di cesello e una tenuta ritmica di straordinaria, serrata precisione. Semplicemente incredibile l’ interpretazione della Passacaglia conclusiva, con le trentacinque mirabili Variazioni su tema di otto misure ricavato dal basso dell’ ultimo movimento dalla Kantate Nach dir, Herr, verlanget mich BWV 150 di Bach graduate da Thielemann con assoluta, implacabile coerenza nel rendere alla perfezione l’ accumulo di tensione drammatica peculiare di questa pagina che rappresenta un’ autentica sfida al destino da parte del compositore amburghese. La sezione finale, impostata dal direttore in un progressivo accelerando culminante nello straordinario, intensissimo tono di tragica eloquenza delle battute conclusive, ha strappato una vera e propria ovazione al pubblico del Festspielhaus. Per trovare qualcosa di paragonabile a questa magnifica interpretazione, devo risalire con la memoria alla fulminante esecuzione di Carlos Kleiber che ascoltai nel 1997 in un indimenticabile concerto a Ravenna. Con la sua esecuzione, anche Thielemann ha scritto una pagina fondamentale nella storia dell’ interpretazione brahmsiana e in questo senso il concerto a Baden-Baden sarà ricordato a lungo da quelli che hanno avuto la fortuna di essere presenti. Dopo interminabili minuti di applausi da parte di un pubblico che non voleva lasciare la sala, Thielemann e la Staatskapelle hanno siglato definitivamente il livello straordinario della serata con una strepitosa esecuzione dell’ Ouverture dall’ Euryanthe di Weber, al termine della quale tutti gli spettatori sono scattati in piedi applaudendo freneticamente ancora a lungo il direttore e l’ orchestra. Una stupenda conclusione per una serata di grande musica, davvero da tenere fra i ricordi migliori.

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