SWR Symphonieorchester 2017/18 – Abo-Konzert 8

Foto ©swrclassic.de

La presenza costante di Christoph Eschenbach ha costituito un punto di riferimento importante nelle prime due stagioni della SWR Symphonieorchester. Il settantottenne direttore nativo di Breslau ha praticamente svolto in questi due anni una funzione quasi di guida stabile ad interim, con diciotto concerti nella stagione passata e dieci in quella attuale. Anche nel cartellone 2018/19, da poco presentato ufficialmente alla stampa, Eschenbach dirigerà due programmi nella stagione in abbonamento e sarà sul podio dell’ orchestra per la tournée in Cina, programmata nel mese di maggio 2019. Sicuramente, la presenza regolare e continua in queste due stagioni di un musicista prestigioso e dall’ esperienza così vasta è stata di grande giovamento nel processo di sviluppo che un’ orchestra appena costituita come la SWR Symphonieorchester ha dovuto obbligatoriamente affrontare. Infatti, differenza di quasi tutti i pianisti che salgono sul podio, Eschenbach è veramente un direttore d’ orchestra, in possesso di una tecnica solida affinata sotto la guida e i consigli di Herbert von Karajan e George Szell, che gli permette di tradurre in pratica tutte le concezioni interpretative di una personalità da musicista di altissimo livello.  Personalmente ho sempre considerato Eschenbach uno tra i direttori più interessanti fra quelli che ho ascoltato nella mia vita di melomane per la finezza analitica delle sue interpretazioni e la sicurezza che è in grado di trasmettere ai musicisti con i quali collabora tramite una gestualità secca ed essenziale, di grande chiarezza ed efficacia.

Dopo la splendida Settima di Bruckner del novembre scorso, il direttore slesiano è tornato sul podio della SWR Symphonieorchester per cinque serate con tre diversi programmi a Friedrichshafen, Vaduz, Freiburg e Stuttgart. Nell’ ottavo concerto della stagione in abbonamento alla Liederhalle la serata iniziava con l’ Ouverture Karneval op. 92 di Dvořák, secondo brano di una specie di trilogia sinfonica composta. dal musicista boemo tra il  1891 e il 1892. L’ esecuzione, ricca di slancio e carica espressiva, sottolineava molto bene le melodie popolareggianti e i ritmi di danza che formano la struttura di un brano sicuramente ricco di fascino per la freschezza e la spontaneità dell’ ispirazione.

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A seguire, il Concerto op. 129 di Schumann ci ha fatto conoscere il ventiseienne Kian Soltani, violoncellista nato a Bregenz da una famiglia di origini iraniane, che dopo una serie di affermazioni in concorsi prestigiosi ha recentemente pubblicato il suo primo album per la Deutsche Grammophon. Come ho già avuto modo di scrivere in diverse occasioni, oggi siamo in presenza di una generazione di giovani strumentisti di alto livello qualitativo, assolutamente impeccabili dal punto di vista della preparazione tecnica. Un panorama vasto e di primissima qualità, nel quale è diventato difficile emergere perchè il livello medio si è alzato di parecchio. Anche Kian Soltani, che suona uno splendido violoncello Stradivari del 1694, possiede senza dubbio qualità virtuosistiche di alta classe. Il suono è chiaro, morbido, di timbro quasi tenorile, ben controllato in tutta la gamma dinamica e la capacità di far cantare lo strumento è senza dubbio molto notevole. Oltre allla tecnica strumentale impeccabile anche la musicalità, il senso del fraseggio e dello scambio di tinte e respiri con l’ orchestra sono da musicista già in possesso di una sua cifra personale. Il bellissimo dialogo tra Soltani e Frank-Michael Guthmann, il primo violoncello della SWR Symphonieorchester, nel secondo movimento era sicuramente il punto più riuscito di un’ esecuzione sostenuta in maniera impeccabile da Eschenbach, attentissimo nel calibrare tempi e dinamiche in sintonia con la parte solistica. Come fuori programma, Kian Soltani ha eseguito una sua composizione intitolata Persischer Feuertanz. Nel complesso, una prestazione ragguardevole da parte di un altro giovane artista da seguire con attenzione nei prossimi anni.

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Nella seconda parte del programma, Christoph Eschenbach ha fornito un’ altra prova della sua grande classe con una splendida interpretazione del Concerto per orchestra di Béla Bartók. Timbri lucidi e taglienti in un contesto strumentale di grande trasparenza e leggerezza, un fraseggio mobilissimo e una minuziosa analisi delle dinamiche erano le caratteristiche principali di una lettura nella quale si apprezzava in maniera particolare la naturalezza e la spontaneità dell’ esposizione, da parte di un direttore che non utilizza la scrittura sinfonica bartokiana per fare sfoggio di abilità virtuosistica o di splendore sinfonico fine a se stesso, ma piuttosto si preoccupa innanzi tutto di un’ attenta adesione al contenuto musicale delle partiture. La SWR Symphonieorchester ha suonato in maniera eccellente per compattezza e precisione, soprattutto nel Giuoco delle coppie nel quale la sezione fiati ha dato una magnifica prova di virtuosismo. Da sempre io in Bartók prediligo le sonorità lucide e affilate, la scansione ritmica flessibile e mai sottolineata eccessivamente. In questo senso, l’ esecuzione di Eschenbach era una di quelle più vicine al mio personale gusto, sicuramente una tra le migliori da me ascoltate di questo capolavoro che rappresenta un punto fondamentale nella letteratura sinfonica novecentesca. Il pubblico della Liederhalle ha applaudito a lungo tutti i protagonisti di un concerto davvero molto notevole. Noi melomani attendiamo Christoph Eschenbach a Stuttgart per i concerti della prossima stagione: il direttore slesiano ci farà senz’ altro ascoltare ancora altre cose di eccellente qualità.

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