Internationale Bachakademie Stuttgart – Akademiekonzert 5

Foto ©Holger Schneider

In attesa della Musikfest, il cui programma è stato da poco presentato alla stampa, la Internationale Bachakademie Stuttgart ha concluso la stagione degli Akademiekonzerte con un programma formato da due composizioni corali giovanili di Händel e Bach, accostate a due pagine per coro a cappella di autori contemporanei

Il Dixit Dominus HWV 232, è un salmo latino messo in musica da Händel a Roma nell’ aprile 1707, sul testo del Salmo 109 (110) del Libro di Davide. Potrebbe esser stato scritto come parte di un servizio completo di Vespri, dato che la prima esecuzione a noi nota risale al luglio di quell’anno, in occasione delle solenni feste del Carmelo patrocinate dalt cardinale Pietro Ottoboni. Dal punto di vista formale, la partitura dimostra in maniera evidentissima l´accuratezza  e la preparazione tecnica del compositore, all’ epoca ventiduenne, che padroneggia in maniera splendida la fastosità spettacolare dello stile sacro italiano. Nel contesto di tutta la produzione händeliana, si tratta di un lavoro forse più di altissimo artigianato che di ispirazione originale. Pur ammirando la sapienza tecnica che il giovane Händel esibisce dal punto di vista della scrittura, la sagacità nel trattamento delle voci e la strumentazione spesso di eccellente qualità, bisogna anche riconoscere che nel corso successivo della sua carriera il musicista sassone sarà capace di raggiungere esiti artistici di ben altra ispirazione e originalità. Ad ogni modo, si tratta di un lavoro perfettamente godibile, con pagine strumentali e vocali di squisita fattura, alcune delle quali saranno riutilizzate dal compositore in seguito, come ad esempio il tema del Gloria conclusivo che Händel riprenderà, rielaborato e arricchito, nell’ aria di Grimoaldo “Tuo drudo è mio rivale” della Rodelinda.

Foto ©Holger Schneider

Anche la Kantate BWV 4 “Christ lag in Todesbanden” fu composta da Bach nel 1707, durante il periodo il cui il musicista di Eisenach lavorava come organista a Mühlhausen. Rispetto allo schema tradizionale che Bach svilupperà in seguito nella sua produzione di Kantaten, la struttura qui si presenta abbastanza rigida: in particolare, mancano i recitativi e il testo di Lutero, un inno per il servizio divino della domenica di Pasqua ricavato da una Sequenza medioevale in lingua latina, viene musicato integralmente senza alcuna rielaborazione. Si tratta inoltre di una cantata-corale, cioè basata sul corale luterano, anche questo posto a base di ciascuno dei sette versetti in cui è suddivisa la composizione. La disposizione dei sette brani è rigorosamente simmetrica e alterna un coro, un duetto, un’ aria, un coro, un’ aria, un duetto e un coro, tutti conclusi con un Alleluja. La musica si basa su una melodia anch’ essa originaria del XII secolo e tutta la Kantate si mantiene in un tono schiettamente arcaico, pur nella varietà delle figurazioni vocali. La Sinfonia introduttiva ha un carattere solenne e grave, in una severa combinazione di scienza contrappuntistica e simbolismo barocco. I brani intermedi evidenziano la sicurezza tecnica e la felicità di ispirazione di cui il giovane Bach era già in possesso a quell’ epoca e l’ultimo Versus, affidato al coro, è caratterizzato da una pienezza sonora che appartiene alla sigla creativa tipica dei migliori esiti artistici raggiunti dal compositore di Eisenach. La Kantate era preceduta e seguita, senza soluzioni di continuità, dall’ esecuzione dei due brani moderni per coro a cappella. Come introduzione abbiamo ascoltato il Lux aeterna per coro misto a sedici voci di György Ligeti, un’ affascinante trenodia dall’ effetto quasi ipnotico nella sua atmosfera sonora preziosamente rarefatta. La conclusione era affidata alla dolce cantilena O sacrum convivium, squisita composizione ricca di raffinate soluzioni armoniche scritta da Olivier Messiaen nel 1937.

A livello esecutivo, la serata è stata sicuramente tra le migliori che abbiamo ascoltato negli ultimi anni dai complessi della Bachakademie. Hans-Christoph Rademann ha confermato ancora una volta la sua altissima statura di interprete. La padronanza stilistica assoluta, la cura minuziosa dei dettagli vocali e strumentali, la flessibilità nel trattamento delle linee melodiche fanno del direttore sassone uno tra i massimi specialisti odierni del repertorio barocco. Ottima anche la prova dei cinque solisti, soprattutto quella del soprano Johanna Winkel, cantante che abbiamo spesso ascoltato nei concerti della Bachakademie e che ha messo in mostra una voce di timbro luminoso e una notevola padronanza stilistica. Buona anche la prestazione del giovane mezzosoprano Isabel Schicketanz nei suoi brevi interventi del Dixit Dominus. Molto interessante la voce del controtenore Lawrence Zazzo, dal timbro omogeneo e sonoro come raramente si ascolta dai colleghi della sua corda. Stilisticamente appropriati il tenore Daniel Johannsen e il basso Lisandro Abbadie, anche se le voci non presentano paticolari attrattive. Splendida la prestazione della Gaechinger Cantorey, in particolare quella del coro per morbidezza di impasto e chiarezza di articolazione. Successo vivissimo, per una serata che ha concluso al meglio il ciclo degli Akademiekonzerte di quest’ anno.

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