Staatsorchester Stuttgart – “Zauber und Wirklichkeit”

Foto ©Davide Cerati

Per il penultimo concerto della stagione sinfonica 2017/18, la Staatsorchester Stuttgart ha invitato Daniele Rustioni, trentacinquenne direttore milanese che in questi ultimi anni ha ricevuto lusinghieri apprezzamenti di pubblico e critica soprattutto per il suo lavoro come direttore stabile dell’ Opéra national de Lyon. Ero abbastanza curioso di ascoltare per la prima volta dal vivo il giovane maestro italiano e devo dire che l’ impressione suscitata dal concerto alla Liederhalle è stata estremamente positiva. Rustioni, che qui a Stuttgart aveva già diretto riprese di Nabucco e Falstaff, è sicuramente un direttore molto preparato dal punto di vista tecnico. il gesto è chiaro, efficace e senza personalismi esibizionistici da ballerino del podio. L’ interprete, pur con tutti i distinguo che si possono fare su un musicista di esperienza ancora limitata, è dotato di una personalità incisiva e della capacità di trasmettere all’ orchestra le idee provenienti da un temperamento notevole. In poche parole, una bacchetta molto interessante e sicuramente dotata di tutti i requisiti per una carriera ad alti livelli.

Come sempre in questa stagione in cui si celebra il 425° anniversario della fondazione dell’ attuale Staatsorchester, il programma del sesto concerto sinfonico includeva musiche di compositori che sono stati particolarmente legati alla storia della Staatsoper Stuttgart. Tra gli autori moderni, Hans-Werner Henze fu uno di quelli più presenti nei cartellini del teatro a partire dal 1975 quando l’ allora Intendant Hans Peter Doll invitò per la prima volta a collaborare con la Staatsoper Stuttgart il compositore, che a quell’ epoca era quasi stato bandito dalle scene tedesche dopo lo scandalo politico dell’ oratorio Das Floß der Medusa la cui prima ad Hamburg fu segnata da violenti scontri tra polizia e dimostranti. Con l’ apertura culturale che da sempre la contraddistingue, Stuttgart divenne un sicuro rifugio artistico per Henze che fino al 1985 ebbe un ruolo quasi da Artist in Residence del teatro e fece eseguire alla Staatsoper molti suoi lavori fra cui la prima rappresentazione dell’ opera König Hirsch in versione integrale. Proprio ad Hans Peter Doll è dedicata Der verwunschene Wald (La selva incantata) una rielaborazione orchestrale di motivi tratti da un’ aria di König Hirsch, con cui iniziava il programma. Daniele Rustioni ha diretto il brano molto accuratamente, con belle sfumature dinamiche e un’ ottima definizione di tutti i preziosi particolari della scrittura compositiva di Henze.

Anche Richard Strauss fu uno dei tanti compositori di prestigio che ebbero regolari rapporti di collaborazione con il teatro di Stuttgart, la cui attuale sede costruita su progetto di Max Littmann fu inaugurata nel 1912 proprio con la prima esecuzione dell’ Ariadne auf Naxos diretta dal suo grande amico Max von Schillings. Il compositore monacense tornò  frequentemente sul podio della Württembergische Staatsorchester fino al 1933 quando diresse un concerto di sue musiche al termine del quale scrisse nel Goldene Buch dell’ orchestra una lode nel suo tipico stile laconico, formata semplicemente dalle parole Orchester bravissimo! Quasi al termine della sua vita terrena, fuggito in Svizzera dalla sua München uscita completamente distrutta dalla guerra, Strauss riprese in mano la penna per scrivere i suoi ultimi capolavori, tra cui i Vier Letzte Lieder spiccano per il tono di crepuscolare malinconia, di affettuosa e triste rievocazione di un mondo ormai perduto per sempre. Simone Schneider, cantante molto amata dal pubblico di Stuttgart e che qui alla Staatsoper ha dato grandi prove di interprete straussiana come Klitämnestra, Salome e Marschallin, ha cantato con una bella scorrevolezza di legato mettendo in mostra il meglio del suo timbro vocale luminoso e omogeneo. Purtroppo la dizione non era all’ altezza degli standard a cui il soprano di Hagen ci ha abituato in questi anni e molte frasi suonavano poco chiare dal punto di vista dell’ articolazione. Rustioni ha realizzato molto bene la parte strumentale evidenziando in maniera eccellente tutti gli splendidi particolari della scrittura orchestrale di Strauss come gli assoli del corno in September e del violino in Beim Schlafengehen oltre alla citazione del tema tratto da Tod und Verklärung che, ancora affidato al corno solista, conclude il ciclo in maniera quasi evocante un addio estremo.

Notevole anche la flessibilità ritmica trovata da Rustioni nel secondo movimento, con una giusta sottolineatura delle sfumature dinamiche prescritte da Mahler nell’ esposizione del tema principale. Nella Marcia Funebre del terzo movimento Rustioni ha messo molto bene in evidenza le asprezze dissonanti di certi passaggi dei fiati in un tono quasi espressionistico, affrontando poi il Finale con una notevole carica di passionalità ma senza mai scadere nella retorica. Davvero rimarchevole lo splendore di certi blocchi sonori e la tensione del fraseggio orchestrale fino alla conclusione, con la fanfara dei corni che introduceva le ultime battute nelle quali il direttore milanese ha lanciato l’ orchestra al massimo della potenza per una conclusione altamente spettacolare, che il pubblico ha applaudito a lungo. Per concludere, una prova estremamente positiva da parte di un direttore che andrà seguito con il massimo interesse nei prossimi anni.

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