Osterfestspiele Baden-Baden 2018 – Iván Fischer e Vilde Frang

Foto ©Monika Rittershaus

Per il terzo programma sinfonico dell’ Osterfestspiele Baden-Baden, i Berliner Philharmoniker hanno invitato uno dei loro direttori ospiti prediletti: il sessantasettenne Iván Fischer, che da venticinque anni sale regolarmente sul podio dell’ orchestra e a Berlino si è guadagnato una solida reputazione durante i suoi sei anni di attività come Chefdirigent della Konzerthausorchester. Con quest’ ultimo complesso il direttore ungherese ha realizzato una serie di progetti divulgativi e di educazione, come i concerti per le scuole e i Konzerte Mittendrin nei quali il pubblico siede tra i musicisti dell’ orchestra, che hanno portato la Konzerthausorchester a un cospicuo aumento del numero di abbonati e hanno riscosso il plauso unanime della stampa specializzata. Iván Fischer, che è stato allievo del celebre Hans Swarowsky a Vienna, deve la sua fama internazionale soprattutto al lavoro svolto insieme alla Budapest Festival Orchestra, da lui stesso fondata nel 1983 e che sotto la sua guida è divenuta una tra le migliori formazioni sinfoniche europee. Conosco molto bene la discografia di Iván Fischer e in questi ultimi anni ho ascoltato diversi suoi concerti per radio e in streaming, quindi attendevo con molta curiosità l’ occasione di sentirlo per la prima volta dal vivo. Il concerto al Festspielhaus, nel quale si percepiva subito l’ assoluta intesa derivata dalla sua lunga collaborazione con i Berliner Philharmoniker, mi ha confermato la grandezza di un direttore che senza dubbio deve essere considerato fra i massimi del nostro tempo. Gesto ampio, chiaro ed elegante, personalità interpretativa raffinata, carisma di musicista capace di trasmettere tutte le sue idee esecutive all’ orchestra: tutto questo è risultato evidentissimo in un concerto davvero di altissima qualità. La prima parte del programma era dedicata a Bela Bartók, autore che Fischer interpreta con l’ assoluta affinità stilistica e la sensibilità che solo un compatriota è in grado di possedere. L’ esecuzione dei Magyar parasztdalok (Canti contadini ungheresi), trascrizione orchestrale dell’ omonimo ciclo pianistico realizzata dal compositore nel 1933, suonava assolutamente esemplare per la perfetta sottolineatura delle melodie popolari e la flessibilità ritmica, in uno splendido caleidoscopio di colori strumentali.

Foto ©Monika Rittershaus

Il concerto aveva un ulteriore motivi di interesse nella presenza di Vilde Frang, trentaduenne violinista norvegese che, dopo i numerosi premi ottenuti dai suo primi quattro album registrati per la Warner Classic e il suo trionfale debutto con i Wiener Philharmoniker al Luzern Festival 2012, è considerata una delle più promettenti giovani concertiste del momento. Come Arabella Steinbacher, Lisa Batiashvili e Julia Fischer, anche Vilde Frang è un prodotto della celebre scuola di Ana Chumachenco, forse la più prestigiosa insegnante di violino attiva nella nostra epoca. Avevo ascoltato la virtuosa norvegese tre anni fa a Stuttgart e l’ impressione positiva di quella sera è stata confermata dalla sua interpretazione del Concerto N° 1 di Bela Bartók. Scritto nel 1907 come una vera e propria dichiarazione d’ amore alla giovane violinista ungherese Stefi Geyer, della quale il compositore si era invano perdutamente innamorato, il Concerto rimase inedito fino alla morte della dedicataria nel 1956 e venne eseguito per la prima volta due anni dopo. Il brano non ha mai conosciuto la grande popolarità goduta dal celebre Concerto n° 2, considerato uno dei capisaldi della letteratura violinistica moderna. Composto di due soli movimenti, il Concerto N° 1 dimostra l’ influsso degli studi approfonditi sulla musica popolare e tzigana condotti da Bartók in quegli anni. La parte solistica è pensata su misura per le caratteristiche della Geyer, che era allieva del celebre virtuoso Jenö Hubay e possedeva una tecnica sviluppatissima soprattutto per quanto riguarda il pizzicato. Vilde Frang ha offerto qui una bellissima dimostrazione della sua classe interpretativa. La struggente cantabilità delle linee melodiche, la splendida qualità di un suono prezioso nei suoi colori cangianti e la perfetta definizione dei particolari facevano di questa esecuzione un vero e proprio modello di penetrazione espressiva, magnificamente sottolineato da Iván Fischer con timbri e dinamiche orchestrali di ricercata eleganza.

Foto ©Monika Rittershaus

Per la seconda parte del programma, Iván Fischer ha scelto una selezione dalle musiche di scena composte da Mendelssohn nel 1843 per il Sommernachtstraum di Shakespeare. La suite proposta dal direttore ungherese era quasi simile a quella eseguita da Claudio Abbado nel 2013 durante il suo ultimo concerto con i Berliner Philharmoniker. A partire dalla celebre Ouverture, composta diciassette anni prima e il cui materiale tematico ritorna in diversi brani della partitura, l’ interpretazione di Fischer si imponeva per la sfavillante bellezza sonora e una ricercatezza finissima nella realizzazione di un vero e proprio arcobaleno di colori cangianti. Un fraseggio orchestrale leggerissimo, con una Hochzeitsmarsch quasi danzata, era la caratteristica principale di un’ interpretazione tenuta dal direttore magiaro su un tono quasi di trasognata meraviglia e che alternava la magica iridescenza dei colori notturni con improvvise sciabolate di luce come l’ assolo di corno nell’ Andante Tranquillo. Anche gli interventi della sezione femminile del Philharmonia Chor Wien, le cui componenti sedevano in mezzo all’ orchestra, insieme al canto morbido e delicato del soprano Mari Eriksmoen e del mezzosoprano Ingeborg Gillebo, contribuivano alla perfetta riuscita di questa atmosfera magicamente incantata. In questo contesto i Berliner Philharmoniker hanno dimostrato una volta di più il loro livello esecutivo assolutamente eccelso, suonando con una precisione assoluta sotto la guida di un direttore capace di trarre il massimo dalle possibilità esecutive offertegli da questo formidabile complesso. Splendida interpretazione, tra le più belle che io abbia mai ascoltato di questa partitura straordinaria. Il mese prossimo, Iván Fischer porterà a Baden-Baden la sua Budapest Festival Orchestra per l’ esecuzione della Seconda Sinfonia di Mahler. Vista la profonda impressione lasciatami da questa serata, credo che farò tutto il possibile per non mancare all’ appuntamento.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

This site uses Akismet to reduce spam. Learn how your comment data is processed.