Osterfestspiele Baden-Baden 2018 – Sir Simon Rattle e Krystian Zimerman

Foto ©Michael Gregonowits

La sesta edizione dell’ Osterfestspiele Baden-Baden, iniziata la settimana scorsa, sarà anche l’ ultima della gestione di Sir Simon Rattle, che a fine stagione concluderà il suo mandato di Chefdirigent dei Berliner Philharmoniker. La sovrintendenza del Festspielhaus ha reso noto in questi giorni il prolungamento fino al 2022 del contratto di collaborazione con il complesso berlinese e ha presentato il programma della prossima edizione, che comprenderà una nuova messinscena dell’ Otello di Verdi affidata a Daniele Gatti con la regia di Bob Wilson, il Requiem verdiano diretto da Riccardo Muti e due concerti sinfonici per i quali salirà sul podio Kirill Petrenko, il prossimo direttore stabile dei Berliner. Prosegurà così un rapporto definito da entrambe le istituzioni estremamente positivo nei risultati: il Festspielhaus ha potuto integrare la sua programmazione con un ciclo di altissimo livello mentre i Berliner Philharmoniker hanno trovato nella città di Baden-Baden un luogo ideale per portare avanti i loro progetti educativi e di repertorio cameristico, affiancati alle produzioni teatrali e ai concerto sinfonici. Anche in questa edizione, il pubblico sta intervenendo in maniera cospicua a tutti gli appuntamenti del cartellone e in occasione del terzo programma sinfonico al quale io ho assistito il Festspielhaus era gremito di spettatori arrivati da tutto il mondo. Per quanto mi riguarda, vivendo io abbastanza distante da Berlino, la possibilità di ascoltare questa meravigliosa macchina da musica senza doversi sobbarcare una lunga trasferta costituisce un piacere che mi spinge a seguire regolarmente l’ Osterfestspiele fin dalla prima edizione.

Nella prima parte del concerto di cui qui riferisco, Sir Simon Rattle ha voluto omaggiare il centesimo anniversario della nascita di Leonard Bernstein con l’ esecuzione della Sinfonia N° 2 The Age of Anxiety. Bernstein compose questa partitura, formalmente strutturata come una combinazione tra Sinfonia e concerto solistico vista la presenza di un ruolo preponderante affidato al pianoforte, ispirandosi all’ omonimo poema scritto tra il 1944 e il 1947 da Wystan Hugh Auden in cui il poeta angloamericano descrive gli effetti traumatici provocati dalla percezione degli eventi bellici e lo stato di straniamento, di sradicamento e di impotenza di tanta parte dell’ umanità, vittima di meccanismi e di forze cui non si può opporre. La prima esecuzione del lavoro si tenne l’ 8 aprile 1949 con la Boston Symphony Orchestra diretta da Serge Koussevitzky e la parte pianistica suonata dal compositore. Nella sua prefazione alla prima edizione della partitura (della quale nel 1965 effettuò una revisione ampliando il ruolo del piano solista nel finale) Bernstein, dopo aver ammesso la profonda impressione provocatagli dalla lettura del componimento poetico di Auden, spiega come la parte pianistica rappresenti autobiograficamente sè stesso, totalmente immedesimatosi nel poema, che si specchia nell’ orchestra come in una proiezione del mondo circostante insensibile, se non proprio ostile, ai suoi sentimenti. Musicalmente, la partitura presenta aspetti di grande fascino nel suo virtuosismo polistilistico, sempre abbastanza legato alla tradizione del sistema tonale, che costituisce la cifra stilistica peculiare di quasi tutta la produzione compositiva di Lenny Bernstein. Ovvio che un pezzo del genere costituisca per i Berliner Philharmoniker una perfetta occasione per mettere in mostra tutte le qualità del loro fenomenale vistuosismo tecnico. Sotto la guida di un Sir Simon Rattle ispirato come in poche altre occasioni, la compagine berlinese ha suonato con una precisione, una compattezza e uno sfavillare cangiante di timbri e colori assolutamente di altissimo livello. Krystian Zimerman, che di Bernstein fu collaboratore per molti anni, ha suonato la parte solistica da quel virtuoso di classe eccelsa che è; soprattutto in The Masque, la sezione centrale della seconda parte, con l’ orchestra e il solista che si scatenano in una gara di virtuosisimi da Big Band jazzistica, la lettura di Rattle e Zimerman si poneva come esecuzione di assoluto riferimento. Alla fine del brano Zimerman ha voluto ricordare come lui avesse suonato The Age of Anxiety sotto la direzione di Bernstein in occasione del settantesimo compleanno dell’ artista, il quale gli aveva chiesto se avrebbe eseguito il brano anche per i suoi cento anni. Il grande pianista polacco ha espresso la sua soddisfazione per aver mantenuto la promessa, prima di eseguire una divertentissima rielaborazione della celebre melodia Happy Birthday to You sull’ accompagnamento armonico della Sonata op. 27 N° 2 di Beethoven. Un piccolo ma raffinatissimo omaggio alla memoria di un musicista il cui ricordo è sempre vivo nella nostra memoria.

Nella seconda parte, i Berliner hanno dato una ulteriore prova del loro attuale stato di forma in una magnifica esecuzione della Settima Sinfonia di Beethoven. È una partitura che appartiene come poche altre alla storia del complesso berlinese, che l’ ha eseguita centinaia di volte insieme a quasi tutti i più celebri direttori della storia. I Berliner Philharmoniker suonano questa musica con la disinvoltura e la naturalezza di chi parla una lingua materna e Simon Rattle da parte sua ha impostato un’ interpretazione energica, sfavillante nelle tinte, con una paletta ritmica perfetta nel sottolineare la definizione di Apotheose des Tanzes creata da Wagner per descrivere il carattere della Settima di Beethoven. Energia pura, accuratezza nella gestione delle dinamiche, ebbrezza virtuosistica realizzata da un’ orchestra meravigliosamente galvanizzata da un Rattle in autentico stato di grazia erano le caratteristiche di un’ esecuzione avvincente, che il pubblico del Festspielhaus ha salutato con una vera e propria ovazione. Un successo grandioso, con tutti gli spettatori in piedi ad applaudire per diversi minuti l’ orchestra e il suo Chefdirigent.

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