SWR Symphonieorchester – Ray Chen e Robert Trevino

Foto ©Mozart2006

Ci sono in giro centinaia di giornalisti che amano scrivere pensose articolesse sul declino della musica classica, che secondo  loro sarebbe ormai solo roba da vecchi. Beh mi spiace per voi, signori miei, ma almeno qui a Stuttgart non è così. In questo fine settimana ho ascoltato un formidabile concerto della SWR Symphonieorchester con due splendidi giovani artisti: Robert Trevino, direttore californiano di 35 anni e Ray Chen, violinista di Taiwan cresciuto in Australia, 29 anni. A parte il fatto che si tratta di due talenti assolutamente fuori dal comune, che hanno eseguito il concerto di Mendelssohn in maniera superba, come pochissime altre volte io ho sentito in vita mia, entusiasmante è stata l’ atmosfera in cui si è svolta la prima esibizione, un Mittagskonzert per i ragazzi delle scuole. Duemila ragazzini sotto i sedici anni che hanno seguito la musica in perfetto silenzio e alla fine sono esplosi in un delirio di applausi, come se avessero ascoltato due star del rock. Alla fine, centinaia di loro si sono raccolti in una fila chilometrica per farsi dare gli autografi dai due artisti, che si facevano i selfies con loro. Una dimostrazione convincente, se mai ce ne fosse stato ulteriore bisogno, dei notevolissimi risultati ottenuti dal lavoro educativo che la SWR considera da anni uno tra i punti qualificanti della sua attività e si svolge tramite un costante lavoro d’ insieme con le istituzioni scolastiche, lezioni tenute dagli strumentisti nelle classi e, per i ragazzi delle scuole superiori, la possibilità di partecipare a incontri con i direttori d’ orchestra, i solisti e i compositori prima dei concerti. Credo sia superfluo ribadire il valore altissimo di simili iniziative, che davvero caratterizzano la civiltà culturale di una nazione. Qui a Stuttgart tutte le istituzioni musicali sono impegnate in questo tipo di attività per le scuole, con una regolarità e un’ attenzione i cui risultati si vedevano, in questo caso, nell’ assoluta concentrazione con cui i ragazzi hanno ascoltato il concerto.

Ray Chen firma autografi ai giovani spettatori. Foto ©swrclassic/FB

Anche la replica serale del giorno successivo, organizzata dalla Kulturgemeinschaft, si è tenuta in una Liederhalle piena di giovani spettatori, diversi dei quali erano tornati a riascoltare il concerto. Tra le ulteriori osservazioni che a me è capitato di fare, è interessante notare come questa fascia di pubblico giovane ascolti la musica moderna e contemporanea con un atteggiamento assolutamente libero da pregiudizi. È un atteggiamento che io ho notato da tempo e che in questa occasione è stato ribadito dalla reazione entusiastica dei ragazzi all’ eseuzione della Märchen-Suite für Orchester di Bernd Alois Zimmermann, un brano sicuramente non di facile comprensione nonostante la struttura ancora abbastanza legata al sistema tonale, nel quale Robert Trevino ha dato una prima dimostrazione di una tecnica direttoriale davvero fuori dal comune per solidità e sicurezza. Trentacinquenne nativo della California, formatosi con illustri personalità statunitensi della direzione d’ orchestra come David Zinman, James Levine e Michael Tilson Thomas, il giovane musicista si è imposto in questi ultimi anni all’ attenzione dei pubblico internazionale con una fulminante serie di debutti sul podio di molte tra le migliori orchestre mondiali, che lo hanno qualificato come una tra le giovani bacchette più interessanti del momento.

Ma il vero centro emozionale della serata era senza dubbio il Concerto per violino di Mendelssohn, del quale Trevino e Ray Chen hanno dato un’ interpretazione che io non esito a definire come assolutamente emozionante. Conoscevo i CD incisi da Ray Chen, ventinovenne virtuoso nato a Taiwan e cresciuto a Brisbane, un ragazzo assolutamente disinvolto e simpaticissimo dal punto di vista umano, che nel suo tempo libero è attivo anche come fashion blogger e designer, e che usa i social networks in maniera intensiva per mantenersi in contatto con i suoi fans. Al di là di questo, l’ ascolto dal vivo ci ha messo di fronte a un virtuoso di classe purissima. La sua interpretazione del Concerto di Mendellsohn è stata davvero di quelle che si ricorderanno a lungo per la carica di passione e la comunicativa che il giovane violinista ha messo in mostra. Ray Chen attacca la prima frase del solista con estrema flessibilità di tempo e disegna il primo movimento in maniera estremamente passionale, giocando con i rubati e le variazioni agogiche in maniera estrema e mettendo in mostra un suono potente, timbrato e di splendida qualità, omogeneo in tutta la gamma dinamica con pianissimi perfettamente proiettati. Davvero squisita anche la resa del tempo centrale, con una linea nobilissima di canto perfettamente assecondata da Robert Trevino in assoluta sintonia di intenti esecutivi. Proprio questa capacità di scambiarsi reciprocamente intenzioni di fraseggio e dinamica, in una parola di far musica, era di sicuro il tratto più convincente di questa interpretazione, culminata in una spettacolare esecuzione del movimento finale, in cui Ray Chen ha messo in evidenza tutti gli aspetti più elettrizzanti del suo virtuosismo in un crescendo emotivo giocato su una passionale accelerazione sfociata in una chiusa che ha fatto letteralmente esplodere la Liederhalle. Pubblico in piedi, fischi all’ americana e ovazioni deliranti hanno siglato una lettura di quelle destinate a rimanere per molto tempo nella memoria di chi era presente. Ulteriori applausi hanno salutato l’ esecuzione del Capriccio N° 21 di Paganini e della Gavotte en Rondeau dalla Partita in mi maggiore di Bach, sonnate da Ray Chen come fuori programma. Un successo grandioso in seguito al quale la SWR ha subito reinvitato Ray Chen a esibirsi come solista nella prossima stagione, come lui stesso ci ha confermato nel foyer della Liederhalle tra un autografo e un selfie con i ragazzi del pubblico.

Foto ©Mozart2006

Il programma della replica serale era completato dall’ esecuzione della Sinfonia N°1 in fa minore di Dmitri Schostakovich. Qui Robert Trevino mi ha definitivamente convinto delle sue qualità direttoriali davvero da interprete di alta classe. Gesto chiaro e definito, capacità di interagire alla perfezione con gli strumentisti e visione complessiva di grande maturità musicale sono le caratteristiche principali mostrate dal ragazzo californiano in un’ interpretazione davvero spettacolare e trascinante. Il suo Shostakovich è duro, aggressivo, squassato tra laceranti esplosioni orchestrali e squarci melodici di avvincente e lacerata drammaticità come nel movimento lento, in cui la sezione fiati della SWR Symphonieorchester ha dato una prova superba del suo virtuosismo con una particolare menzione per gli assoli di clarinetto suonati da Sebastian Manz, uno tra i migliori strumentisti tedeschi della giovane generazione. Il tragico sarcasmo di cui Shostakovich ha dato un primo saggio in questa partitura giovanile e che in seguito diverrà uno fra i tratti principali del suo stile maturo è stato reso in maniera perfetta dal giovane direttore californiano in un’ esecuzione davvero esemplare, da ricordare come un modello di riferimento interpretativo. Sarà sicuramente il caso di seguire attentamente la carriera di questo ragazzo, che ha dimostrato senza alcun dubbio di possedere tutti i requisiti per diventare una tra le personalità musicali più interessanti dei prossimi anni. Successo vivissimo anche alla conclusione, per un concerto senza dubbio tra i più belli ascoltati in questa stagione qui a Stuttgart.

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