Stuttgarter Kammerorchester e Thomas Zehetmair

Foto ©Reiner Pfisterer

Come già annunciato da alcuni mesi, Thomas Zehetmair a partire dalla stagione 2019/20 assumerà l’ incarico di Chefdirigent della Stuttgarter Kammerorchester, sesto nella storia del complesso fondato da Karl Münchinger nel 1945. Il cinquantaseienne musicista austriaco, che da diversi anni affianca alla sua attività di violinista tra i più quotati della nostra epoca un intenso impegno nel campo della direzione orchestrale con regolari collaborazioni sul podio di complessi rinomati come la St. Paul Chamber Orchestra e soprattutto la Royal Northern Sinfonia della quale è stato Music Director dal 2002 al 2014, ha tenuto il suo primo concerto come direttore musicale designato al Theaterhaus, con un bel programma dedicato ad autori del classicismo viennese. Zehetmair, che tecnicamente è senza dubbio un direttore affidabilissimo, ha iniziato la serata con l’ Ouverture per archi in do minore D. 8a, un piccolo gioiello composto da uno Schubert appena quattordicenne che tra le pieghe di una struttura classica lascia già intravedere pulsioni romantiche. Successivamente, il virtuoso salisburghese ha presentato al pubblico di Stuttgart un’ intensa e affascinante esecuzione della Sinfonia Concertante in mi bemolle maggiore K. 364 di Mozart insieme a Ruth Killius, violista originaria di Lahr con la quale da anni collabora strettamente sia come solista che in formazioni cameristiche come lo Zehetmair Quartett, da loro insieme fondato nel 1996. Questa perfetta intesa tra due musicisti che suonano insieme da anni era la caratteristica migliore di un’ interpretazione assoluramente esemplare per morbidezza di suono, ricchezza di sfumature e nobiltà di fraseggio, perfettamente sostenuta dal suono pieno, rotondo e ricco di armonici di una Stuttgarter Kammerorchester in eccellente stato di forma.

Foto ©Pablo Faccinetto

La parte più attraente del programma era comunque la seconda, nella quale Zehetmair ha diretto la Stuttgarter Kammerorchester in una eccellente lettura del Quartetto in do diesis minore op. 131 di Beethoven nella versione per orchestra d’ archi. Con i suoi sette movimenti della durata complessiva di circa tre quarti d’ ora, questo lavoro incredibilmente complesso e arditissimo nella concezione sembra a tratti quasi trascendere le possibilità esecutive del quartetto d’ archi. La trascrizione fu preparata da Dimitri Mitropoulos, che la eseguì per la prima volta nel 1936 per il suo concerto di debutto con la Boston Symphony Orchestra. Tra il pubblico di quella serata era presente il diciannovenne Leonard Bernstein, a quel tempo ancora studente, che in seguito raccontò più volte la profonda impressione lasciatagli da quell’ esecuzione di un lavoro da lui amatissimo e circa quarant’ anni dopo volle anche lui eseguire una registrazione del brano con gli archi dei Wiener Philharmoniker. Del resto, questa trascrizione costituisce la testimonianza di una tradizione esecutiva antica che annovera esponenti illustri come Gustav Mahler, il quale arrangiò per orchestra d’ archi e diresse il Quartetto op. 135 di Beethoven oltre al celeberrimo Der Tod und das Mädchen di Schubert, ed è documentata anche da altre leggendarie incisioni discografiche come quella di Wilhelm Furtwängler della Große Fuge, sempre del musicista di Bonn. È un tipo di lettura che richiede una grande attenzione da parte del direttore nel dosare le sonorità per non appesantire e rendere poco comprensibili le linee tematiche della scrittura a quattro voci. Thomas Zehetmair è riuscito a evitare questo rischio, guidando i diciassette archi della Stuttgarter Kammerorchester in un’ esecuzione impeccabile dal punto di vista stilistico, ricca di slancio e passionalità ma perfettamente equilibrata nell’ evidenziazione delle strutture, iniziata con una severa e lucida lettura dei complessi intrecci contrappuntistici nel movimento iniziale, proseguita con un’ eccellente resa dello stupendo Andante con sette variazioni che costituisce uno tra i vertici assoluti dell’ arte di Beethoven e culminata in una vorticosa esecuzione dell’ Allegro conclusivo che ha strappato intensi e lunghi applausi al pubblico, intervenuto assai numeroso a questa serata.

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