Staatsorchester Stuttgart – 6. Kammerkonzert “Hof- und Hauskomponisten”

Nelle stagioni delle grandi orchestre sinfoniche tedesche sono sempre presenti cicli di concerti dedicati alla musica da camera. Si tratta di un’ attività importantissima per i musicisti, in quanto consente di esercitare e sviluppare quella capacità di ascolto reciproco che è un requisito essenziale per chi suona in una formazione orchestrale. Anche per il pubblico questi sono appuntamenti preziosi perché offrono la possibilità di fare conoscenza con un repertorio variegato, spesso di rara esecuzione e sempre interessante. Come gli altri complessi attivi in città, anche la Staatsorchester Stuttgart ha in calendario il ciclo dei Kammerkonzerte, che si tengono nella Mozartsaal della Liederhalle. Essendo io da sempre un grande appassionato di musica da camera, cerco di frequentare quanto più spesso mi è possibile questo tipo di serate e non ho voluto mancare il sesto appuntamento del ciclo, intitolato Hof- und Hauskomponisten. Proseguendo il discorso sui compositori attivi a Stuttgart che costituisce il filo conduttore di questa stagione in cui si celebra il 425° anniversario della fondazione dell’ attuale Staatsorchester, il programma presentava brani di autori che a Stuttgart hanno dedicato una gran parte della loro attività come compositori e direttori d’ orchestra. La serata iniziava con l’ aria “Crede sol ch’ a nuovi ardori” da Il Vologeso di Niccolò Jommelli, opera composta nel 1766 dal musicista di Aversa per l’ Hoftheater di Ludwigsburg, a quel tempo residenza del duca Carl Eugen von Württemberg al cui servizio Jommelli lavorò come Hofkapellmeister dal 1753 al 1768. I trentasei melodrammi composti da Jommelli durante la sua attività alla corte del Württemberg portarono l’ Hoftheater in posizione di assoluta preminenza nel panorama musicale europeo dell’ epoca e il compositore campano utilizzò le possibilità offertegli dall’ ottimo livello della Württembergische Hofkapelle per sperimentare soluzioni stilistiche tali da anticipare molti aspetti della riforma di Glück, particolarmente per quanto riguarda la strumentazione e l’ uso dei recitativi accompagnati. Il soprano Josefin Feiler, ventinovenne cantante sassone che in questi ultimi anni si è messa in evidenza come una tra le migliori giovani voci nell’ esnsemble della Staatsoper, ha cantato con voce educata e buona consapevolezza stilistica, oltre a una pronuncia italiana molto accurata. Pregevole anche l’ accompagnamento strumentale realizzato dallo Jommelli Quartett, complesso d’ archi formato da quattro prime parti della Staatsorchester.

Il secondo brano del programma era il Quintetto in sol minore per strumenti a fiato op. 56 N° 2 di Franz Danzi eseguito dal Littmann-Quintett, che ha scelto il nome in ricordo dell’ architetto Max Littmann, autore del progetto dell’ attuale Staatsoper. Oltre ad essere stato Hofkapellmeister dal 1807 al 1812, Danzi ricoprì a Stuttgart anche la carica di responsabile per la musica alla Bläserkapelle della Carlsschule e in questo ambito scrisse diversi brani per strumenti a fiato come questo Quintetto che stilisticamente si richiama alla tradizione delle Serenate settecentesche. Un brano di fattura pregevole e assai piacevole da ascoltare, soprattutto in un’ ottima esecuzione come questa.

Foto ©Philippe Ohl

Una prima esecuzione assoluta chiudeva la prima parte del programma. Si trattava dei 3 Stücke für Sopran und Ensemble di Stephan Storck, cinquantasettenne allievo di Helmut Lachenman, che accanto all’ attività di compositore svolge quella di artista del coro alla Staatsoper. Gli influssi stilistici della scrittura di Lachenmann sono abbastanza evidenti all’ ascolto del brano, per il quale Storck ha utilizzato una poesia di Hölderlin e una di Sebastian Bollacher. La parte vocale, che prevede effetti spazianti dal vero e proprio canto fino al parlato e ai suoni onomatopeici, in un’ impostazione complessiva ricordante certe composizioni scritte per Cathy Berberian, è stata eseguita in maniera eccellente da Esther Dierkes, ventisettenne soprano  di notevoli potenzialità vocali che da quest’ anno è entrata a far parte dell’ ensemble di Stuttgart e che ha offerto una bella prova di musicalità e precisione di lettura. Ottima anche la resa della parte strumentale sotto la direzione di Kristina Šibenik, la Studienleiterin della Staatsoper.

Tra i compositori del Novecento che a Stuttgart furono particolarmente legati, Paul Hindemith è sicuramente uno dei più importanti. Nel 1921 il Württembergisches Landestheater ospitò la prima esecuzione degli atti unici Mörder, Hoffnung der Frauen e Das Nusch-Nuschi sotto la direzione di Fritz Busch, in una serata che le cronache dell’ epoca definiscono assai burrascosa per la violenta reazione del pubblico a un linguaggio musicale estremamente innovativo e audace. La Kleine Kammermusik op. 22 N°2 per ensemble di fiati, ottimamente eseguita dal Littmann-Quintett, costituisce un buon esempio dello stile tipico di Hindemith, nel quale la ferrea logica costruttiva e il radicato senso dell’armonia e del diatonismo portano a una crudezza politonale che lo distanzia dagli esponenti centrali del neoclassicismo e lo colloca vicino alla corrente della Neue Sachlichkeit.

Il programma si concludeva con i primi tre movimenti del Quintetto per archi in mi bemolle maggiore op. 32 di Max von Schillings (1868-1933) che a Stuttgart diresse 45 prime esecuzioni durante la sua attività di Generalmusikdirektor durata dal 1908 al 1918. Schillings fu grande amico di Richard Strauss, del quale diresse a Stuttgart nel 1912 la prima esecuzione dell’ Ariadne auf Naxos nella serata di inaugurazione del nuovo teatro costruito su progetto di Max Littmann, oltre che direttore d’ orchestra famoso soprattutto per le sue interpretazioni wagneriane che anche il pubblico italiano potè ascoltare al Teatro Regio di Torino nel 1932 e 1933. Come quasi tutti i direttori d’ orchestra della sua generazione, fu attivo anche come compositore con una ricca produzione di cui l’ opera Mona Lisa, che fino agli anni Trenta conobbe un grande successo e fu eseguita anche al Metropolitan e a Filadelfia, costituisce il risultato più riuscito. Il Quintetto evidenzia chiaramente la profonda influenza che la musica di Wagner ebbe sulla personalità artistica di Schillings, che decise di dedicarsi alla musica dopo aver ascoltato una delle prime esecuzioni del Parsifal nel 1882 a Bayreuth. La scrittura ricca di cromatismi richiama a tratti anche lo Schönberg di Verklärte Nacht, in un’ atmosfera sonora decisamente molto suggestiva. Anche qui l’ esecuzione dello Jommelli Quartett integrato dalla violista Charlotte Kirst è stata apprezzabile per morbidezza di suono e senso della melodia. Nel complesso, una serata molto interessante salutata da un vivo successo di pubblico.

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