Internationale Bachakademie Stuttgart – “A Sea Symphony”

Foto ©Holger Schneider

Per il quarto Akademiekonzert della presente stagione, la Internationale Bachakademie Stuttgart ha invitato a dirigere Dennis Russell Davies, settantatreenne musicista americano nativo dell’ Ohio che qui da noi è ben ricordato dagli appassionati per essere stato, dal 1980 al 1987, Generalmusikdirektor della Staatsoper e successivamente, dal 1995 al 2006, Chefdirigent della Stuttgarter Kammerorchester con la quale ha realizzato, tra le altre cose, l’ integrale discografica delle Sinfonie di Haydn. Come in tutti gli Akademiekonzerte, il programma era impostato su un tema di fondo che in questa occasione era costituito dalle atmosfere marine. La serata iniziava con l’ Ouverture Meerestille und glückliche Fahrt op. 27 di Mendelssohn, una tra le più belle pagine sinfoniche del musicista di Leipzig per livello di ispirazione, ricchezza coloristica e fantasia descrittiva. Il brano, che il compositore di Leipzig scrisse ispirandosi a una poesia di Goethe, la trama orchestrale ha quella fluidità e liquidità che rende così tipica la musica sinfonica di Mendelssohn, la sua scrittura orchestrale caratterizzata da un colore tutto particolare arioso e luminoso, evocante quasi una sospensione del suono nello spazio. Dopo un un’ampia e serena frase melodica introduttiva, che nel tratteggio e nell’ atmosfera armonica evoca quasi anticipi di atmosfere wagneriane viene esposto, sul ponte di una brevissima fanfara per fiati, il tema portante dell’ ouverture, di carattere appassionato e fervente, non privo di influssi stilistici beethoveniani, evocanti soprattutto il Fidelio. L’ampio sviluppo del tema principale si chiude su una squillante fanfara delle trombe, che si interrompe su una brevissima ripresa conclusiva della distensione melodica iniziale. Dennis Russel Davies ce ne ha proposto una lettura morbidamente malinconica, con timbri al pastello e dinamiche soffuse in un clima sonoro ben calibrato e decisamente ricco di fascino, molto ben realizzato dalla SWR Symphonieorchester soprattutto per quanto riguarda la morbidezza di impasti della sezione fiati.

Foto ©Holger Schneider

Ma la parte più interessante del programma della serata era l’ esecuzione della Sinfonia N° 1 “Sea Symphony” di Ralph Vaughan Williams, un grande oratorio sinfonico per soprano, baritono e coro, su testi di Walt Whitman, scritto in un’ architettura formale che presenta parecchie analogie con altri lavori scritti agli inizi del Novecento come l’ Ottava Sinfonia di Mahler, i Gurrelieder di Schönberg e il Prometeus di Scriabin. Sono tutte partiture in cui l’ ampia massa orchestrale e corale non è tanto impiegata come forza d’ urto, quanto piuttosto per moltiplicare al massimo le combinazioni coloristiche e di atmosfera. Vaughan Williams aveva studiato, tra gli altri, con Ravel a Parigi e in quel periodo aveva ascoltato La Mer di Debussy, le cui influenze sono avvertibili nella scrittura della Sea Symphony. Musicalmente, il lavoro è strutturato in quattro sezioni come una sinfonia classica, e una fanfara in si bemolle minore introduce il primo dei due temi fondamentali della Sinfonia, una combinazione di accordi. Il secondo motivo è una figurazione ritmica di duine e terzine, traduzione in termini musicali del movimento delle onde marine. Magnifica l’ esecuzione, con una eccellente prova del coro Gaechinger Kantorei, per l’ occasione in organico rafforzato rispetto alle altre esibizioni, che ha messo in mostra qualità di alto livello per amalgama e morbidezza di suono. La SWR Symphonieorchester ha offerto una magnifica prestazione d’ insieme per compattezza, precisione e bellezza timbrica complessiva. La lettura interpretativa di Dennis Russel Davies si è fatta apprezzare soprattutto per l’ accuratezza nella realizzazione delle dinamiche e per la sicurezza con cui il direttore statunitense ha tenuto in pugno le strutture di una partitura estremamente complessa, oltre che per l’ equilibrio e il respiro grandioso conferito alle melodie. Ottima anche la prova dei due solisti, Laura Aikin e il baritono Michael Nagy, da anni ospite regolare degli Akademiekonzerte e cantante che in questi ultimi anni ha sviluppato i suoi mezzi vocali in maniera egregia fino a raggiungere una morbidezza timbrica e una proiezione davvero notevoli. Successo vivissimo, quello che il pubblico della Liederhalle ha tributato a tutti gli esecutori ma soprattutto a un direttore che qui da noi è ricordato come uno tra i musicisti che hanno dato il maggior contributo allo sviluppo della vita musicale di Stuttgart

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