Internationale Bachakademie Stuttgart – Haydns Jahreszeiten

Foto ©Holger Schneider

Il terzo appuntamento con gli Akademiekonzerte della Internationale Bachakademie Stuttgart era dedicato all’ oratorio Die Jahreszeiten, ultimo capolavoro composto da Franz Joseph Haydn che con la prima esecuzione viennese di questo lavoro concluse splendidamente una carriera quantomai illustre. Per questa produzione, proseguendo nel progetto di collaborazione con orchestre importanti che ha caratterizzato le ultime stagioni, la direzione artistica ha invitato nuovamente la Deutsche Kammerphilharmonie Bremen, una delle più stimate formazioni strumentali del panorama musicale tedesco, che tre anni fa era già stata ospite degli Akademiekonzerte per un programma beethoveniano. Il complesso si è imposto negli ultimi anni all’ attenzione del pubblico internazionale non solo per le sue incisioni di cicli sinfonici realizzate sotto la guida di Paavo Jarvi che sono state insignite dei massimi premi discografici dalla stampa specializzata, ma anche per l’ impegno nel campo della divulgazione musicale, premiato con diversi riconoscimenti dalle autorità governative. La Kammerphilharmonie Bremen è stata segnalata da diversi critici autorevoli come modello significativo di esecuzione nelle sue registrazioni integrali delle Sinfonie di Beethoven, Schumann e Brahms e si tratta sicuramente di un giudizio ampiamente meritato. La compattezza e coesione strumentale, la bellezza del suono e la consapevolezza stilistica fanno di questa orchestra un vero e proprio esempio di criteri esecutivi e di qualità strumentale. Dopo il grande successo ottenuto alla Leiszhalle di Hamburg nella prima esecuzione, Hans-Cristoph Rademann ha portato questo programma alla Liederhalle per una serata che è stata davvero ricca di grande interesse.

Per la stesura del testo di Die Jahreszeiten, la scelta di Haydn cadde nuovamente su Gottfried van Swieten, che già aveva collaborato con il compositore scrivendo il libretto di Die Schöpfung. Come hanno più volte fatto notare gli studiosi haydniani, il musicista decise di riprendere in mano la forma dell’ oratorio sacro, non più molto praticata alla fine del XVIII secolo, in seguito alla profonda impressione lasciatagli dall’ ascolto dei grandi affreschi oratoriali di Händel durante il suo soggiorno londinese. Dopo l’ atmosfera sacra del primo oratorio, con Die Jahreszeiten, per il cui testo Van Swieten prese come fonte il poema The Seasons di James Thomson, costituisce una descrizione del succedersi delle stagioni intesa come allegoria del trascorrere della vita umana. Tre solisti, che impersonano figure di narratori più che veri e propri personaggi, descrivono le varie atmosfere e i sentimenti che si alternano nel corso dell’ anno in arie di squisita bellezza alternate a cori dalla struttura sapientemente organizzata in architetture di straordinaria perfezione formale. Considerato leggermente inferiore a Die Schöpfung dai critici contemporanei come Carpani che ne diede un giudizio abbastanza limitativo, oggi Die Jahreszeiten è considerato un capolavoro di livello non inferiore al suo predecessore e il coronamento adeguato della carriera di un compositore tra i più grandi della storia.

L’ esecuzione ascoltata alla Liederhalle è stata senza dubbio di livello molto elevato. Hans-Cristoph Rademann ha messo pienamente a profitto le qualità del complesso strumentale di Bremen, dotato di una splendida qualità sonora e omogeneità timbrica da formazione di altissimo livello. Accanto alla magnifica prova della Deutsche Kammerphilharmonie Bremen si ergeva a splendido protagonista della serata il coro della Gaechinger Kantorei, complesso che dopo la riorganizzazione dell’ ensemble voluta da Rademann sta raggiungendo un livello davvero ragguardevole per omogeneità, morbidezza di suono, chiarezza di articolazione e assoluta padronanza stilistica. La lucidità espositiva con la quale il gruppo, sotto la guida di Rademann, dipanava tutte le complesse architetture sonore della partitura di Haydn era qualcosa di assolutamente esemplare. Pochissime volte mi è capitato di ascoltare una definizione così perfetta delle grandi pagine corali che costituiscono la struttura portante dell’ oratorio haydniano, in particolare nella scena di caccia della terza parte e nella complessa Fuga finale. Rademann riesce a trovare un perfetto equilibrio tra tensione narrativa e consapevolezza stilistica, in una lettura di tono contenuto ma sempre eloquentissimo, costellata di splendidi particolari strumentali negli assoli e caratterizzata da tinte coloristiche sempre perfettamente delineate e di grande bellezza. Ma non si può fare a meno di ricordare anche la flessibilità e il respiro degli accompagnamenti alle arie solistiche, realizzati con affascinante trasparenza e magnifico equilibrio di impasti sonori.

Di alta qualità anche la prova dei tre solisti. Il giovane soprano svizzero Regula Mühlemann, che già avevamo ascoltato altre volte negli Akademiekonzerte, ha messo in mostra una voce fresca e luminosa anche se con un certo sentore di fissità nel registro acuto, trovando accenti efficaci e una bella scorrevolezza di legato nelle sue arie. Il tenore Werner Güra, apprezzatissimo a livello internazionale soprattutto come Evangelista nelle Passioni bachiane, possiede un’ autorevolezza di accento e una capacità di scolpire la frase assolutamente ideali in questo repertorio. Molto interessante la prova del giovane basso-baritono finlandese Arttu Kataja, in possesso di uno strumento vocale notevole per morbidezza e rotondità di timbro, utilizzato con buone qualità tecniche e una notevole musicalità. Successo assai vivo da parte di un pubblico attento e molto concentrato, che alla fine ha applaudito a lungo tutti gli esecutori.

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